LA FIERA DI RE FERDINANDO. La “Cappeddra” va in scena dal 1831

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Sin da ragazzino andavo a vedere la fiera denominata “Cappeddra” nel paesino vicino a Gallipoli, che si chiama Taviano. Intanto desidero spiegare in cosa consiste. E’ una fiera nella quale si mettono in mostra per la vendita, i prodotti di arte figula in terracotta. Sono tutti gli oggetti che servono per cucinare e per conservare, passando da vasi da fiori, a piatti e bicchieri e via cantando. In parole povere, durante questa fiera le famiglie o meglio le massaie, compravano le pentole che si erano rotte, o tutto quello che poteva servire. Non vi erano alternative. I negozi sono arrivati molto dopo. In effetti, questa fiera è nata nel 1831, ed esattamente il 17 Novembre, con decreto di Ferdinando II di Borbone, re di Napoli. Il nome di “cappeddra”, deriva dal fatto che si svolgeva in un tratto di strada che andava dalla chiesetta della Madonna delle grazie, soprannominata dai paesani “cappaddruzza”, che in dialetto vuole dire piccola cappella, ovvero un vezzeggiativo, fino all’altra chiesa che è quella dell’Immacolata. Un tratto di circa 50 metri nei quali tutti gli artigiani del Salento, esponevano il loro prodotto. Un simbolo della manifestazione era, ed è, il fischietto e negli ultimi decenni, o meglio da quando il corpo dei carabinieri approda in Salento, il fischietto a forma di carabiniere, con la parte in cui soffiare, è posizionata sul lato b, diventa uno dei simboli. Peccato che nel corso degli anni le amministrazioni che si sono susseguite l’abbaino snaturata permettendo l’inserimento di banchetti che vendono di tutto e di più. Dovrebbero riportala a quello che era, solo oggetti di arte figula, e, magari, gli altri stand o banchetti posizionarli in una posizione diversa. E soprattutto, motivare ed incentivare gli artigiani e le piccole imprese, a venire per arricchire la manifestazione, che è decisamente storica, ed è non solo da preservare ma da far conoscere.