ACCADE A ROMA. Corviale set di cinema “vivente” fra jazz e sperimentazione

A Corviale, fino al 27 dicembre, si sta svolgendo la rassegna “Le ali della città” diretta da Luigi Cinque e la co-direzione artistica e organizzativa di Monica Passoni. Il progetto è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione generale Spettacolo ed è vincitore dell’Avviso Pubblico “Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro – Anno 2022” promosso da Roma Capitale – Dipartimento Attività Culturali

A CURA DEL POETA E MUSICOLOGO MAURIZIO GREGORINI

Vincitore dell’avviso pubblico “Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro – Anno 2022” del MIC e del Comune di Roma, “Le ali della città” è il bando sulle periferie diretto artisticamente dal musicista e operatore culturale Luigi Cinque (e la co-direzione artistica e organizzativa di Monica Passoni) che ha scelto per la seconda volta di proseguire a Corviale il percorso già iniziato nello scorso settembre. Si tratta di un festival musicale – intrattenente e sperimentale – nel “non-centro” di Roma, appunto, Corviale; un festival di nuove musiche, un racconto a puntate, un incontro tra solisti di varia estrazione jazz contemporanea ed etnica che collaborano a costruire, oltre che le serate di un Festival originale, anche il corpo e la sound track di un “Film pasoliniano sulla Corviale del 2413”, pure questo diretto da Luigi Cinque (“Consapevoli del fatto che in periferia non ci si deve limitare a interventi di offerta culturale calata dall’alto e in tempi limitati e talora effimeri, produrremo – extra budget – una documentazione video a ‘definizione di qualità filmica’, che d’accordo colla moltitudine di Corviale – con la quale stiamo ovviamente cooperando – possa restare – e girare – quale testimonianza artistica e sociologica che continui nel tempo, ossia, oltre i due mesi di impegno del festival ‘Le Ali della Città’; così afferma la codirettrice artistica Monica Passoni): insomma: Corviale come set di un cinema vivente. 

Un festival che secondo i dettami del Bando Fus Roma Capitale nel quale esso è risultato vincitore è dedicato alla periferia ma che in realtà vuole anche mettere in discussione le categorie diffuse sia di centro che di periferia, poiché ora, esse non sono più le stesse. La nuova società liquida ne ha cambiato i connotati e l’anima. Oggi, mentre il centro è il malato terminale, soffocato da turismi omnivori e infestanti, la periferia con tutte le sue contraddizioni fortissime produce linguaggio e fa decantare, rinnovando quello pallido e consumato del centro (la manifestazione si svolge al ‘Centro polivalente RistoBar’ e punto di ristoro ‘Nicoletta Campanella di Corviale’, in Via Marino Mazzacurati, 74, con ingresso libero. Il tutto è godibile anche in streaming su www.facebook.com/incontrifestival. 

Alla fine di ogni concerto, invece, è inoltre sempre possibile cenare e godere di un momento conviviale insieme agli artisti), una rassegna che vede giustapposti nomi di protagonisti della cultura musicale del nostro tempo (finora si sono esibiti: Dado Moroni – piano solo and talks – pianista d’eccezione, con il suo concerto narrante da Armstrong e Duke Ellington fino ad arrivare all’oggi passando da Charlie Parker, Monk, Coltrane (con questo progetto ha inteso narrare la storia del jazz vista attraverso gli occhi di un bambino, lui, affascinato dai suoni provenienti dalle casse dell’impianto di casa e da quei volti a volte vissuti, sofferti come il viso di Billie Holiday o divertenti come il faccione sorridente di Fats Waller, che apparivano sulle copertine dei dischi che i suoi genitori amavano collezionare e ascoltare. 

Non è stato un viaggio autoreferenziale, no, piuttosto un racconto cronologico in musica e parole dei brani e dei personaggi della storia di questa straordinaria musica e quei suoni che hanno catturato la sua attenzione e che riempivano casa Moroni in quegli anni. Un bellissimo viaggio attraverso il tempo); il Mediterraneo arabo e sefardita di Ziad Trabelsi insieme a Gabriele Coen (esponenti di punta rispettivamente della cultura musicale ebraica e araba nel nostro paese, i tre musicisti hanno per l’occasione intessuto un fitto dialogo musicale che rivela le comuni radici di questi due popoli del Mediterraneo, attingendo alla musica tradizionale ma anche proponendo proprie composizioni originali che guardano al mondo della moderna improvvisazione jazzistica, alla world music, al blues e al rock); la giovane Anais Drago, astro nascente del nuovo “violinismo” jazz e neue elektronic muzik (“Solitudo” il titolo, solista lo strumento. Eppure, Anais, in questa nuova opera, sola non lo è mai veramente, neanche sul palco, quando ha presentato il programma da concerto omonimo. ‘Solitudo’ ha stupito, invece, per la moltitudine di suoni e la ricchezza armonica e melodica. In parte rigorosa scienziata, in parte virtuosa incantatrice e dedita sacerdotessa, la Drago sembra essere intenta a estrarre, una alla volta, tutte le infinite potenziali voci del violino. Grazie all’uso sapiente di effetti, loop station e sovraincisioni, le corde del violino – sia elettrico, sia acustico – si moltiplicano fino a raggiungere volumi orchestrali. Annovera nel suo background esperienza di studio ed esecuzione di musica classica e barocca, folk, world music, pop, progressive rock, fusion e infine il jazz); Biondi (vibrafono & live electronics), Fedeli (pianoforte) e Graziuso (voce) col concerto “La religione del mio tempo” del poeta friulano, (scritte tra il 1955 e il luglio del 1960, pubblicate per la prima volta nel 1961, queste poesie enunciano in versi un’intera società in fermento. Attraverso di esse Pasolini riferisce la crisi del 1960 accusando il vuoto esistenziale che deriva, da una parte, dal neocapitalismo e dall’altra dalla ‘desistenza rivoluzionaria’. Quasi tutte le poesie della raccolta descrivono luoghi del Friuli o delle borgate di Roma nei quali sono collocati tanti drammi interiori); un bandleader affermato del jazz contemporaneo come Roberto Ottaviano in due diverse giornate con diverse formazioni (si è esibito sabato 12 novembre coll’‘Eternal Love Trio’ insieme a Roberto Ottaviano, sassofono; Giovanni Maier, contrabbasso, Zeno De Rossi, batteria; mentre domenica 13 novembre con Luigi Cinque al sax, clarinetti, live electronics, voce. Con il suo ultimo CD “Eternal love” il barese Ottaviano prosegue la sua produzione discografica di alta qualità. Da quasi quarant’anni sulla scena jazzistica internazionale, negli ultimi anni è tornato a occupare quel ruolo di primo piano che gli compete. Ne fa fede, oltre alla vittoria a gennaio scorso nell’annuale «critics poll» di Musica Jazz, anche il recentissimo trionfo nel «readers poll» di Jazzit, l’altra rivista dedicata al jazz in Italia: critica e appassionati, tutti d’accordo. Ma quello che più conta è la qualità della sua musica a imporsi, frutto di progetti lucidamente calibrati e di incontri felici con partner musicali importanti, a cominciare dalla splendida ritmica di Giovanni Maier e Zeno De Rossi). 

Domani invece sarà la volta di Ernesto Bassignano (ore 19.30) che presenta il nuovo disco “Siamo il nostro tempo”, strutturato da canzoni che vengono dalla strada e sono in fondo romanze privo di durata (sono ‘songs’ che nascono dalla strada, da incontri con sirene, dal suono del silenzio e dalla paura. Sono ansie e sentimento. Grandi amori mai spenti. Per coloro che ancora leggono i copioni e sono capaci di ascoltare. Mani nelle mani. Voci da lontano. Immagini sfocate che sono ricordi presenti. Sono urli e bandiere. Per un popolo al balcone che si è giocato l’anima ed il cuore. Tutto rima alla perfezione. Tutto scorre come deve e va dove deve andare. Canzoni di un artista che molto ha dato alla musica. E che mai si arrende a dire basta. Perché sotto di lui scorre la strada e la strada lo accoglie incessante. Quello di Ernesto Bassignano è un concerto che continua da oltre cinquant’anni e oggi torna a noi con la delicatezza e la poesia di un tempo antico. Piccole pellicole da rivedere all’infinito).

Domenica 20 sarà presente Efren Lopez, ispanico del mondo, una stella della world music e considerato, tra l’altro, uno dei più importanti suonatori di ghironda di sempre (col suo “Dal Mediterraneo al mondo”, Lopez, uno tra i più significativi musicisti europei, rappresentante primo di una nuova linea musicale interetnica, collaboratore di infinite iniziative mondiali altamente significative, intende eseguire diversi stili musicali, inclusi stili sia folk che antichi). Nel modo in cui molti esperimenti musicali con Antonello Salis si sono già avverati (ad esempio, ve ne sarà un altro domani alle ore 18.00 sempre con Luigi Cinque. Duo di musica mediterranea e dialogo tra due virtuosi e attraversatori del paesaggio mediterraneo, domani, in duo, la performance, pur mantenendo il medesimo impatto narrativo, diventa più forte e più jazzistica e varia dal punto di vista musicale), i giovani musicisti di Corviale potranno esibirsi testandosi nella festa conclusiva di martedì 27 dicembre, alle ore 11.00 con Stefano Saletti trio e il popolo e gli artisti sia del festival che di Corviale).

Venerdì 28 dicembre sarà on stage la chitarra battente di Francesco Loccisano per proseguire con i Lectio Improvvisalis e molto altro già esperimentato o da collaudare in tempo reale. Ma, evento significativo, a Corviale c’è pure il teatro: al di là delle mura grigia, dei finestroni, della solitudine, c’è un’anima che vibra, e vive attraverso il teatro, per mezzo della voglia di stare insieme con l’evento “L’in…travedere il teatro e oltre” offerto dalla compagnia teatrale “Oltretà”, sorta all’interno delle attività della Banca del Tempo Mela magica Corviale. La comitiva è un’aggregazione di persone “in età” fortemente motivate e interagenti tra di loro, curiosi di intraprendere questo nuovo viaggio; con la voglia di stare insieme, capire, nuovi recettori di un prodotto culturale che li avrebbe spinti a mettersi alla prova, a vincere le paure, le ansie, i propri sbarramenti personali; come dire: anziani e teatro, un binomio può essere importante nell’assistenza alle persone durante l’invecchiamento. “Nel febbraio del 2017 Anna, Lucia, Enrico, Claudio, Mirella, Rosalba, Enzo, Rita, Guido, Pino, e tanti altri, signore e signori di una certa età, si proposero nei locali della Banca del tempo Corviale per iniziare un laboratorio teatrale, nuovo percorso fatto di conoscenza per tanti di loro, una sorta di gioco, di avventura alla scoperta del proprio sé e del piacere di stare insieme in modo diverso autentico, cimentandosi con una nuova forma di espressione, precisamente, il teatro. Spiccava dai loro occhi un cenno di incertezza di dubbi, soprattutto un quesito: ce la farò? Ebbene sì, ci siamo riusciti. Una esperienza interessante la nostra, unica, che ci ha visto muovere i primi passi verso la conoscenza del proprio corpo, delle capacita nascoste nella voce, nei movimenti, negli stimoli nuovi, nello svilupparsi delle proprie capacità, dell’acquisizione della maggiore autostima. Nella curiosità”, così afferma Rocco Ditella, direttore di questo gruppo attivo che cerca di esprimersi in un territorio, in una periferia difficile (conquistandola) con una forma espressiva nuova e divertente. Tante, finora, le rappresentazioni dell’“Oltretà” che hanno toccato temi svariati e attuali: dalle commedie classiche alle tematiche attuali come la ‘Memoria’, la violenza sulle donne, la crisi del teatro, fino a giungere a Pasolini nel centenario della nascita, grande conoscitore delle periferie romane. La cultura, il teatro hanno occupato il centro del poter, proprio perché si tratta di una pièce realizzata nell’aula consiliare dell’XI Municipio. Per lo spettacolo su Pasolini, la compagnia presenta le seguenti poesie: “Supplica a mia madre”, interpretata da Enrico Fedeli; “La ballata delle madri”, interpretata da Roberto Del Marro; “Ho voluto la mia solitudine”, interpretata da Guido Benigni e “Monologo te l’avevo detto: il mondo è irriconoscibile”, interpretato da Rocco Ditella.

DADO MORONI