All’Orto Botanico di Roma ultimi giorni per visitare la mostra di Maurizio Pierfranceschi, “Per l’orto”

GLOCAL – ROMA/Protagonisti sono gli elementi vegetali, come le “grandi erbe”, che diventano architettura di paesaggi evocativi illuminati da una luce livida e irreale, in cui le figure umane perdono di centralità, ridimensionate in favore delle gigantesche strutture arboree

di Maurizio Gregorini

Venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 maggio 2022 sono gli ultimi giorni per visitare nella Serra Espositiva dell’Orto Botanico di Roma (Largo Cristina di Svezia 23A -24) la mostra personale Maurizio Pierfranceschi, “Per l’orto”. L’esposizione segna l’ultimo capitolo di lungo viaggio, iniziato quasi quarant’anni fa con “L’uomo e l’albero”, il suo primo dipinto, quasi una precocissima dichiarazione di poetica, che Pierfranceschi non ha mai disatteso e che ha percorso tutto il suo lavoro con tre cardini: natura, cultura e architettura. L’Orto Botanico (gli ‘Orti Botanici’ e i ‘Giardini storici’ sono musei viventi, luoghi multidisciplinari di incontro e scambio culturale, per un pubblico sempre più vario. Le principali attività svolte da queste strutture sono dedicate alla Conservazione ex situ della flora, alla Ricerca, alla Divulgazione e all’Educazione ambientale), che per l’artista incarna meglio d’ogni altro luogo «l’armonia tra natura, essere umano e architettura», è la cornice perfetta per questo ciclo di dipinti che evocano i temi classici della sua poetica: il rapporto tra l’uomo e la natura, la ciclicità della vita, il sistema che regola le fasi della terra e della vita di donne e uomini. 

Ventidue dipinti, tutti realizzati a cavallo tra il 2018 e il 2022, “pensati” appositamente per questo luogo, con un filo rosso che li accomuna, come sottolinea la botanica e docente universitaria Giulia Caneva nel catalogo, “Natura, inquietudine umana e sua essenza spirituale”. Protagonisti nelle opere in mostra sono gli elementi vegetali, come le “grandi erbe”, che diventano architettura di paesaggi evocativi illuminati da una luce livida e irreale, in cui le figure umane perdono di centralità, ridimensionate in favore delle gigantesche strutture arboree: spariscono i volti, i generi, i tratti fisiognomici mentre a trasparire sono le introspezioni psicologiche degli individui, la loro dimensione intellettiva e la loro essenza spirituale. Qui e là compaiono anche angeli, entità sovrumane portatrici del messaggio divino che condividono con l’uomo fattezze e limitatezza del corpo, ma anche animali, scimmie antropomorfe. 

L’Orto Botanico di Roma è parte del Gruppo di Lavoro per gli Orti Botanici e i Giardini Storici della Società Botanica Italiana, attualmente composto da settantasei strutture. Un Giardino botanico secondo la BGCI (Botanic Gardens Conservation International) è un’istituzione aperta la pubblico che mantiene una collezione ben documentata di piante vive per promuovere: la ricerca scientifica; la conservazione della biodiversità vegetale; la sua esposizione al pubblico; l’educazione ambientale ad essa connessa. Quelli italiani sono attrezzati per svolgere l’importante missione della conservazione della flora, attraverso specifiche attività sia di conservazione presso le loro sedi (co, di piante vive e di semi, che di educazione e di divulgazione, per contribuire alla diffusione di una nuova cultura ambientale, più attenta e rispettosa degli equilibri indispensabili alla vita, ad ogni forma di vita.