BALESTRA: un vero maestro di Alta Moda e di discrezione 

IN ESCLUSIVA IL RICORDO DI ANTONIO VENTURA DE GNON 

Uno dei più grandi couturier ci ha lasciati dopo averci regalato per tantissimi anni abiti da sogno. Ho avuto il piacere e l’onore di conoscerlo bene, attraverso le diverse interviste e gli inviti alle presentazioni alla stampa ed alle sfilate per le sue collezioni d’Alta Moda. Un signore d’altri tempi: poteva sembrare formale, ma non lo era. Cordiale e disponibile a raccontarsi. La prima volta che andai da lui, lo appellai con il titolo di “maestro”, e lui mi disse che non gli si confaceva, e che non amava essere appellato con quel titolo. Un ingegnere che lascia la sua laurea per inseguire i suoi sogni: la moda. Inizia a collaborare con le sorelle Fontana e poi ancora per altri, fino a prendere in mano il suo nome e lanciarlo nel mondo dell’Alta Moda. Ricordo che durante un’intervista, parlando della regina Elisabetta II, chiesi che cosa pensasse che avesse in quella borsetta che non abbandonava mai. Mi rispose che di Elisabetta non lo sapeva ma che ad un’altra regina, con la quale era ad un pranzo ufficiale, cadde la borsetta e si aprì. Chiaramente si rifiutò di farne il nome. L’aiutò a raccogliere il contenuto che era poi, quello di tutte le donne. Rossetto, specchietto, cipria, fazzoletto, e tutto quello che una donna ha normalmente con sé in borsa. Era discreto e riservato, ma anche di un umorismo un po’ inglese. Conversare con lui era piacevole e la cosa che più mi gratificava erano alcune confidenze personali, sapendo che mai e poi mai le avrei inserite nelle interviste. Una piccola fobia, un argomento che non si doveva neanche accennare. Chi avrebbe preso il suo posto quando avesse deciso di lasciare. Non voleva e non poteva abbandonare il mondo della creatività. E’ come una droga, ed io conosco benissimo quella dipendenza. Durante una delle tante interviste, ci scambiammo delle confidenze: si toccò l’argomento dell’abbigliamento intimo da uomo, scherzando sull’immissione sul mercato di slip da uomo rinforzati sul davanti e sul dietro per dare un’illusione che una volta tolti sarebbe svanita. Gli raccontai di una scenata durante una cena, per le rose mandate alla padrona di casa, che non erano state confezionate dal fioraio, come lui desiderava. Ovvero tutte legate insieme, mentre erano arrivate nel classico modo di confezionare, a bouquet. Non faccio il nome dello stilista per discrezione. Era fiero del suo blu Balestra, una bellissima tonalità, che lui amava indossare. Gli dissi che piaceva persino a me, che non ero proprio un amante del blu. Sapevo che i complimenti lo mettevano di buon umore, e chiaramente non li lesinavo, anche se erano veramente meritati. L’ultima presentazione alla quale partecipai, fu fatta direttamente nella maison, nel giardino, e fu esclusivissima. Non eravamo neanche 100 persone. Visto il caldo di luglio, ci fece omaggio di un ventaglio, chiaramente blu Balestra. Mi dispiace caro Renato che tu ci abbia lasciato, ma sono sicuro che il tuo ricordo sarà sempre vivido in chi ha avuto il piacere di conoscerti.