BASSIGNANO. Esce “Siamo il nostro tempo”, album nato da voci che provengono da lontano

Ernesto Bassignano torna con un album omaggio ai nostri giorni di ansia e sentimento e di amore mai estinti. Otto canzoni nate da immagini sfocate che sono ricordi presenti. Sono urla e bandiere per un popolo al balcone che si è giocato l’anima ed il cuore. Insomma, sono composizioni di un artista che molto ha dato alla musica, che mai si arrende a dire basta  

a cura della redazione cultura diretta da Maurizio Gregorini

Anche Morgan ha inteso inviargli una testimonianza: “Che grazia che hai e che precisione nello scrutare l’animo umano e trovarne una misura che è la ‘distanza di sicurezza’ tra il tuo e quello degli altri esseri umani, che vedi e riconosci così li racconti dentro il tuo, facendo in modo che quello spazio che si crea sia quello che dà la sensazione lieve e gentile e calda e calma che rassicura. C’è una lacrima ma è molto più l’abbraccio che la tua voce infonde, intelligente di un’intelligenza emotiva che sa di casa e di amicizia…”; in questo modo ha inteso omaggiare il nuovo album di Ernesto Bassignano, “Siamo il nostro tempo” (edito da Interbeat/L’Orto sia in versione CD che in digitale. Dall’album è stato estratto il pezzo “Passerà”, divenuto videoclip su regia di Dario Angelucci e fotografia di Claudio Stirliani girato al Teatro Arciliuto), otto canzoni definite vere ‘romanze senza tempo’ poiché arrivano dalla strada, da incontri con sirene o dal suono del silenzio e dalla paura: “Eh sì, siamo noi il nostro tempo, e mai come lo siamo, volenti o nolenti, nel bene e nel male; oserei dire più tranquillamente più nel male. O almeno questa è la mia non esaltante sensazione di persona e artista reduce come tutti da anni di sottocultura, di micragna, di gente triste, di luoghi d’arte semivuoti, depressa e preoccupata”, afferma il cantautore nato nel 1946, che è giornalista e conduttore radiofonico, di origini piemontesi, ma nato a Roma (apprestatosi alla canzone politica, tra il 1966 e il 1968 è tra i protagonisti come attore, cantante e compositore del gruppo Teatro Politico di Strada, di cui fanno parte anche Edmonda Aldini e Gian Maria Volonté. Nel 1969 entra a far parte del cast fisso del Folkstudio, dove ha modo di proporre le sue canzoni e dove conosce altri cantautori quali De Gregori, Venditti e Lo Cascio, e si unisce al gruppo “I giovani del folk” – anni dopo Venditti ricorderà quest’esperienza nei versi iniziali della canzone ‘Notte prima degli esami’ -, e di politica tratterà sia il suo primo album che quelli a venire. Senza abbandonare il cantautorato, dal 1980 inizia anche la carriera di intrattenitore radiofonico, conducendo molti programmi in Rai, e quella di critico musicale presso Paese Sera.

Dal 2011 è in onda sull’emittente radiofonica romana Radio Città Futura). “E contro queste apprensioni, questa sorta sconfortante che accumuna parte di noi, rispondo con un attivismo sorprendente”, continua a dire Bassignano; “da sempre a sono votato alla spensieratezza, all’ironia, alla ricerca della grande arte e delle buone vibrazioni, ovviamente non solo musicali. Ecco cos’è in definitiva il mio undicesimo album, inciso ad una età ragguardevole. Lo affermo perché è proprio grazie alla mia età che posso perdermi nei personali artistici, menzioni che riflettono amaramente sul nostro tempo, sul nostro mestiere di vivere ogni giorno più gramo e stento, senza esaltazione e con pochi sogni, di certo ridimensionati rispetto al tempo che è scorso inesorabilmente”. Le otto tracce che strutturano l’opera sono il risultato di queste sue riflessioni, incise per voce, piano e fisa in compagnia di Edoardo Petretti e di Giovanna Famulari; canzoni uniche, raffinate, diverse dal solito mood da scuola genovese, come dire che qui vige un coraggio ulteriore sia nella melodia quanto in una ricerca letteraria, posta ad evidenziare una possibile fuga dalla noia quotidiani degli ultimi tempi cui siamo costretti a vivere.

Sono, insomma, composizioni di ansie e sentimento, di grandi amori mai estinti, o canzoni rivolte a chi tuttora legge ed è in grado di ascoltare con attenzione: “Che dire di altro? Probabilmente si tratta di un lavoro colto e poetico, diverso da ciò che ho realizzato finora; mi sono lasciato coinvolgere da Petretti che era intenzionato a realizzare un disco estremo: pianoforte e fisarmonica, a cui poi si è aggiunti violoncello e suoni di marimbe. Credo si tratti di un lavoro riuscito se Morgan, di mattino presto, mi ha inviato un messaggio di stima e di gratificazione sull’opera”. E come annota il comunicato stampa, quelle di “Siamo il nostro tempo”, sono canzoni nate da voci che provengono da lontano, da immagini sfocate che sono ricordi presenti. Sono urla e bandiere per un popolo al balcone che si è giocato l’anima ed il cuore. Insomma, sono composizioni di un artista che molto ha dato alla musica, che mai si arrende a dire basta. Perché sotto di lui scorre la strada e la strada lo accoglie incessante. Quello di Bassignano è un concerto che continua da oltre cinquant’anni e oggi torna a noi con la delicatezza e la poesia di un tempo antico.