CHIARA SUSANNA CRESPI. Da bambini siamo tutti artisti: è l’omologazione che spesso spegne le peculiarità

Foto Simona Altieri

«Se io ho resistito anche da adulta è perché non posso fare altrimenti, ma le soddisfazioni sono sempre arrivate inaspettate, spiazzanti, improvvise. Come godere del privilegio di due curatrici straordinarie: Alessandra Di Pietro e Lorena Magliocco. Hanno organizzato l’Opening di “Donne di altri pianeti e pesci volanti” facendole uscire dal mio studio per prendere la loro strada. È importante rapportarsi con l’esterno e confrontarsi»

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Nelle creazioni che firma Chiara Susanna Crespi racchiude tutto il suo mondo: l’evoluzione di un percorso artistico attraverso il quale è giunta a rappresentare se stessa e la sua arte. Sull’onda lunga dell’eccezionale riscontro registrato dall’Opening romano, abbiano provato a conoscere più da vicino sia l’artista che la donna. La prima notizia è che combaciano alla perfezione: in armonia con i suoi collage.  

Quando ha capito che la sua vita sarebbe stata rivolta all’arte?

Da sempre ho avuto più dimestichezza con le immagini che con le parole. La mamma mi raccontava che – quando da bambina mi ammalavo con qualche malattia esantematica – mi metteva nel suo lettone, mi dava fogli bianchi e colori e si scordava di me. Ero capace di stare ore e ore in compagnia delle matite colorate.

Cosa significa vivere da artista?

Nella maggior parte dei casi vuol dire restare nell’ombra, anche per una vita intera. Solitamente gli artisti hanno un bisogno fisico di creare, di immaginare, ma tutto ciò non viene ritenuto degno di gran considerazione. In Italia, se dici che sei un artista, ti chiedono: sì va bene, ma che lavoro fai?

Nella fattispecie, pro e contro della sua arte?

Fare collage, usare altre immagini e farle diventare mie, fantasticarci dentro non sempre è cosa facile da comprendere. I miei collage difficilmente lasciano indifferenti: alcuni si arrabbiano, altri si commuovono.

Com’è giunta al gesto artistico che propone?

Attraverso un’evoluzione continua. Mi è sempre piaciuto fare collage, trovare le immagini giuste, assemblare mondi diversi, inserirle in altri contesti, creare nuovi mondi, tenere tutto insieme. Con l’arrivo dell’era digitale, il computer con Photoshop, i miei orizzonti improvvisamente mi sono sembrati illimitati, potevo ridimensionare le immagini, cambiare luci colori e ombre. Da alcuni anni però prediligo la manualità, la consistenza dei colori a olio, la leggerezza dell’acquerello, la ricerca di immagini che possano adattarsi

ai miei lavori.

Artisti si nasce o si può diventarlo?

Io credo che i bambini siano tutti artisti: tutti sanno creare. Con la loro fantasia e naturalezza fanno cose bellissime, poi

con la scuola, l’omologazione, i preconcetti sulle immagini, spesso perdono lo spirito artistico e le loro peculiarità.

Alcuni invece resistono anche da grandi: probabilmente perché non possono fare altrimenti e non riescono a farne a meno.

La scuola quanto influisce in questo percorso?

Nel mio caso la scuola come istituzione non ha influito: l’ho frequentata molto poco. Hanno influito maestri di disegno, pittura, italiano e storia dell’arte.

Cosa la gratifica di più: una vendita o una buona recensione?

Entrambe le cose, tantissimo. Immaginare una mia opera in casa di qualcuno è una grande emozione! Probabilmente senza una buona recensione difficilmente questo può succedere, direi le due cose vanno di pari passo.

I critici d’arte incutono “paura”?

No, sono altre le cose che mi fanno paura…

La sua più grande soddisfazione?

Le soddisfazioni per me sono sempre arrivate inaspettate, spiazzanti, improvvise. Una grande soddisfazione è stata godere del privilegio di avere due curatrici straordinarie. Sono Alessandra Di Pietro e Lorena Magliocco, che hanno organizzato l’Opening del 6 gennaio, giorno della befana, ovvero di un divino femminile. La mia più grande soddisfazione è che le “Donne di altri pianeti e pesci volanti”, siano uscite dal mio studio e abbiano preso la loro strada. È importante rapportarsi con l’esterno, e mettersi in gioco e confrontarsi!

E la sua più grande delusione?

Le delusioni le dimentico.

Se si dovesse descrivere cosa direbbe di sé?

Mi ritengo una persona perbene, sensibile, alla ricerca della bellezza e dell’equilibrio. Vivo una vita solitaria con Leo, il mio adorato cane. Ho bisogno di aria buona, lunghe camminate e molta pratica dello yoga. Mi reputo incapace di essere arrogante e cattiva. Sono banalmente contro le troppe ingiustizie del mondo, le immagini delle proteste che arrivano dall’Iran, o le persone che annegano nel Mediterraneo scappando da guerre e miseria, su fatiscenti barconi, in cerca di un porto sicuro dove approdare. Tutto questo mi indigna fino alle lacrime. Tutto mi entra dentro e mi ferisce profondamente.

Quanto la donna influisce sull’artista e viceversa?

Orfana di padre a soli 5 anni, sono cresciuta con mia sorella in una famiglia di sole donne. La mia mamma e mia nonna sono state donne estremamente forti, colte, potenti, e dalla grande apertura mentale. Inevitabilmente influisce nella mia arte la parte femminile. È quella che crea, incolla e dipinge, che mi fa viaggiare in un altro pianeta, vedere pesci volanti e sentirne la voce assordante.