Cuò-re sostantivo maschile al Ridotto del Mercadante: un’urgenza di sincerità 

GLOCAL – NAPOLI/DANIELA GIOVANETTI (FOTO) E ALVIA REALE FRA PASSI DI DANZA, RICORDI IN NOTE E ARTE DELL’INCONTRO: PERCHE’ L’ULTIMO SPETTACOLO CONCESSO SARA’ MERAVIGLIOSO 

Un dialogo pubblico sul Teatro, sulla morte, sulla vita: lo affrontano Daniela Giovanetti e Alvia Reale sulle tavole del Teatro Ridotto del Mercadante di Napoli  in “Cuò-re. Sostantivo maschile”, in cartellone dall’11 al 15 maggio. Le due artiste “condotte” dalla drammaturgia di Angela di Maso tentano, l’impresa di essere sincere tra autobiografia e incubi inenarrabili: la voce umana diventa quella di animali, per poi trasformarsi in passi di danza, in ricordi di note più volte cantate. Fino all’incontro davanti ad un Teatro chiuso, per dirsi che nonostante tutto non è finita. Perché l’ultimo spettacolo sarà meraviglioso. 

ALVIA REALE FOTOGRAFATA DA TOMMASO LE PERA

«Dopo questo anno drammatico – scrive Alvia Reale – il pensiero di tornare a lavorare nello stesso modo, con un regista che sceglie per te il testo, con un teatro che sceglie per te i compagni di lavoro e le modalità, ci è parso non sopportabile. Ci siamo prese quindi la responsabilità di fare una scelta in autonomia. Nel frattempo, io personalmente, ho dovuto fare i conti con la morte di mia madre, con il suo funerale deserto, con la paura di non essere più neanche in grado di saper raccontare delle storie. Di questo abbiamo parlato con Daniela, quando ci siamo incontrate davanti ad un Teatro chiuso. Abbiamo azzardato: Perché non parlare di noi? “Non c’è agonia più grande che tenere una storia non raccontata dentro di sé”. In fondo noi siamo le storie che abbiamo vissuto, che ci hanno dischiuso orizzonti, che scriviamo con la nostra vita e che impariamo a trasmettere. Per fare questo però, avevamo bisogno di un Drammaturgo che rendesse materia Poetica e Teatrale i nostri racconti. Subito abbiamo pensato ad Angela, con la quale da tanto volevamo collaborare. Angela è una drammaturga piena di grazia e di talento, ed è in grado di trattare anche le nostre “zone d’ombra”. Perché non ci sono solo storie buone, ci sono anche storie di odio, di dolore, di inimicizie e delusioni. E così, ricordando quelle che eravamo mentre ballavamo “con” Don Lurio, bisognerà affrontare un passato che potrebbe schiacciarci. In fondo, come scrive Karen Blixen «tutti i dolori possono essere sopportati se vengono messi in un racconto, o se si narra, su di essi, un racconto». 

Le fa eco Angela Di Maso : «Il lavoro drammaturgico su Cuò-re nasce da tre desideri: quello mio, di Alvia e di Daniela di creare qualcosa insieme. Quello di creare qualcosa insieme che fosse un progetto originale. Quello di creare qualcosa insieme che fosse un progetto originale, ma in cui il concetto di originalità fosse sinonimo di verità. Ma la verità è anche un percorso da fare, non un traguardo da cui partire. E si sa che noi tutti preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. Vivi. Ma noi tre questa verità la volevamo. A tutti i costi. Alvia e Daniela allora si sono messe a disposizione di questo nostro progetto in prima persona, andando quindi al di là del puro atto interpretativo per diventare loro stesse oggetto di analisi da cui fare nascere l’atto creativo. Perché ogni verità è un percorso tracciato solo attraversando la vita stessa. Passata. Presente. E futura. Forse. A me il compito in questo momento teatrale più rivoluzionario: ascoltare. E avere scritto il testo in cui il loro Cuò-re diventa un luogo in cui a noi tutti è dato ritrovarsi. Riconoscersi».