Da Messalina a Giorgiana Masi, le storie delle ‘Fantasme’ approdano a teatro

Al Sophia di Roma lo spettacolo tratto dal libro di Claudio Marrucci

di Maurizio Gregorini

Al Teatro Sophia di Roma (Via della Vetrina, 7) va in scena da stasera fino al 15, la performance multimediale “Fantasme”, liberamente tratto dal libro omonimo, sottotitolo, “Da Messalina a Giorgiana Masi, dove e come incontrarle” del poeta e scrittore Claudio Marrucci, illustrato da Carmela Parissi (Fefè Editore, 256 pagine, 16,00 euro); inizio spettacolo ore 21.00, mentre sabato e domenica ore 18.30. 

In questa riduzione teatrale, la parola e la musica, il corpo e lo spazio, si astraggono e si compenetrano, tra realtà e mito, storia e leggenda, su adattamento e regia di Guido Lomoro e coreografia – e inoltre movimenti scenici – di Maria Concetta Borgese (gli interpreti sono Maria Concetta Borgese, Marta Iacopini, Silvia Mazzotta. Le musiche composte ed eseguite dal vivo da Theo Allegretti, su produzione di Teatrosophia). 

Cos’è il libro di Marrucci? Racchiude le storie di fantasme italiane, dalla Magna Grecia fino agli anni di piombo, anime inquiete che tornano o restano nei luoghi terreni del loro supplizio. Vittime che tali restano oltre la loro vita terrena, che erano e sono donne. La stessa Carmela Parissi – che di ciascuna di loro rende l’immagine sublime su carta come fosse una parvenza viva – ha scoperto che solo in Italia sono più di un migliaio. Con Claudio Marrucci ne hanno selezionate appunto ottanta tra le più conosciute, tutte riportate nelle pagine finali di questo libro. Le venticinque più rappresentative – per le pene loro inflitte senza fine – sono raccontate e interpretate da Marrucci, che ci rivela anche dove e come incontrarle. Come narra Marrucci, i fantasmi, se donne, sussistono di trepidazione, anime che tornano sempre sul luogo che le ha strappate alla vita terrena, assurgendo così a inconsuete presenze: occhi nascosti in cortecce d’albero, lune erranti, ninfe o odierne passionarie a loro agio con il sentire notturno e lunare della loro condizione eterea di corpo astrale e vagabondo. 

Claudio Marrucci (autore tra l’altro di un romanzo inconsueto e notevole per un ragazzo della sua età, “Ammettiamo che l’albero parli”, edito nel 2016 da edizioni Fahrenheit 451, scritto in cui il protagonista Giosuè – giovane scrittore – in un raptus di follia uccide la madre per poi, accecato dal dolore impostosi, escogitare un suo universo più reale della realtà stessa, finendo suicida in una cella di manicomio, espiando così le sue colpe e ammettendo che la vita è solo sogno o forse incubo), da poeta, penetra del tutto il valore dell’artificio nella scrittura, vale a dire essere in grado di riconsegnare incorruttibilità alla consistenza usando scrupolosamente il suo antitetico, ossia la venerazione del fantastico; di qui una narrazione per ‘Fantasme’ che da ultimo si divulgano per quello che primariamente sono: ‘donne’, altezzose di svelarsi nella trama di una vicenda che non ha conferito loro un’attenzione corrispondente. A tal punto che, nell’allettante libro in cui queste ‘fantasme’ brandiscono – finalmente – quel che a loro era necessario, oltre ai monologhi delle stesse, vengono fornite le indicazioni per evocarle, la storiografia ufficiale, il luogo infestato dalla loro presenza e le indicazioni per raggiungerlo, delle vere preziosità da scoprire. Questo in ragione di presenze rincuoranti nella loro capacità seduttiva, chimeriche ‘dark ladies’ perse nei labirinti di castelli, chiese, fortini di cui l’Italia è piena. Una mappa antropologica del cuore che le arcane signore ci palesano, presentandoci i soggiorni privati. Molte le ragioni che premono il lettore verso questo incontro: seduzione della scrittura, storie funeste, mitizzate, che le protagoniste recano sulle loro esistenze terrene quale greve fagotto nel rinvenire consonanze e affinità storiche, nonché meccanismi rinvigoriti tra vittima e carnefice. Quelle descritte nel libro sono finite per cause violente, femminicidi ante litteram che fanno comprendere come il fenomeno dell’affermazione femminile sia radicato dall’alba dei tempi. Ciò che il maschile afferma è la supremazia sulle cose del mondo immobilizzando i sentimenti in celle fortificate dove ogni manovra di ‘volo’ possibile deve essere immediatamente bloccato. Diversamente, qui, tramite una percezione poetica genuina, Marrucci si esprime in soliloqui dove la leggenda diviene conciliabile col concetto di realtà, proprio perché ai vivi necessita una dimensione spirituale che li leghi alla nozione della reminiscenza di un’anima, qualunque essa sia.