“DIARIO MINIMO” di Gregorini: nella potenza dei numeri le ragioni della speranza di rinascita culturale 

Il diagramma che mostra con inequivocabile chiarezza la crescita esponenziale dei lettori registrata nella giornata di pubblicazione di “Diario Minimo”. Una doppia vittoria per Il Mediterraneo nato con un piano editoriale dal preciso intento: ribaltare i canoni della comunicazione. Più cultura, meno quotidianità.

Quando nacquero Romanotte e Napolinotte (poi confluiti ne Il Mediterraneo per osare oltre la narrazione localizzata) scrivemmo: muoveremo in direzione opposta e uguale a quella dei quotidiani cittadini, prediligendo l’arricchimento culturale

di Massimo Maffei

Un riscontro senza precedenti. Costruito su migliaia e poi ancora migliaia di contatti dedicati e ben oltre 100 punti percentuali di crescita nelle intere statistiche di lettura di Mediterraneotoday.it: il “Diario Minimo” di Maurizio Gregorini continua a battere ogni record, posizionandosi ai vertici degli articoli più cliccati del quotidiano e, in assoluto, della giornata web.

La vittoria – si perdonino i toni entusiastici – racconta i meriti di un Poeta e Scrittore che risulta superfluo rivelare qui, ma anche le ragioni del nostro impegno: ribaltare la narrazione giornaliera. Quando, 5 anni fa, nacquero i settimanali Napolinotte e Romanotte, confluiti a seguire nel quotidiano Mediterraneotoday.it per muovere oltre la vocazione localizzata, scrivevo: «Napolinotte e Romanotte aprono a una comunicazione che non c’era. Ma della quale si sentiva l’esigenza. Perché il loro mandato editoriale è l’anima delle due città: crocevia delle divergenti dottrine dell’uomo. Uno svincolo vitale, tracciato dal ruolo che hanno assunto nei millenni: quello di porte culturali, aperte dall’Occidente sugli straniamenti dell’Oriente e del mondo. Seppure protagoniste del villaggio globale, Roma e Napoli restano ancorate alla glocalizzazione. Conoscono e rispettano le loro radici. Ne menano vanto. Ma stentano a raccontarsele. Come annichilite dalle loro magnificenze. Il nostro ruolo è farci carico di queste narrazioni. Perché non v’è floridezza del domani laddove un popolo non si renda protagonista del suo passato. Degli odori. Della coscienza collettiva. Il compito che ci siamo dati è difficile: ne siamo consapevoli. Azzardiamo l’inosabile con l’audacia di quanti ogni mattina vanno alla guerra della sopravvivenza nei luoghi più ambiti del mondo. Lo facciamo costruendo un prodotto “altro”. Ecco perché alla redazione ho chiesto approfondimenti capaci di muovere in direzione opposta ed eguale a quella percorsa dai quotidiani cittadini. Consapevole che la ricchezza di Roma e Napoli sta nella loro cultura. Immobile a uno sguardo disattento. Per inverso, in subbuglio irrefrenabile. Il risultato sono due giornali aperti alle (consuete) necessità della narrazione quotidiana, ma arricchiti nel racconto culturale. Più teatro, anima inquieta di Napoli e dell’Urbe. Più suoni, rivoluzionati per il consumo del mondo dalle villanelle del Vomero. Più arti visive…».