Episodi immaginifici e sogni per “Fantàsia”, nuovo album di Jacopo Ferrazza

«La musica? Può tramandare messaggi considerevoli, senza sospendere sensazioni e stati d’animo che possono persuadere chiunque vi si predisponga a un’analisi profonda»

di Maurizio Gregorini Poeta e Musicologo

Dopo l’esperienza in solo di Wood Tales, pubblicato a febbraio 2021, Jacopo Ferrazza, alla guida questa volta di un quintetto con due guest come Fabrizio Bosso (tromba) e Marcello Allulli (sax), interpreta visioni fantastiche e oniriche, delineate dalla fusione organica di jazz moderno, musica cameristica ed elettronica. 

Presentato dal vivo alla stampa alla Casa del Jazz, nelle nove tracce che compongono “Fantàsia” (prodotto da Teal Dreamers Factory e Registrato nel dicembre 2021 a La Strada Recording Studio), si susseguono episodi immaginifici e apparentemente sconnessi, così come si presentano i vagheggi. Ecco, quindi, ritratti gli ultimi pensieri di un soldato pochi istanti prima di cadere durante lo sbarco in Normandia (“La Course”) e le considerazioni sulla ciclicità del tempo ispirate da Siddharta (“River Theater”); o ancora il racconto surreale di un vortice spazio-temporale (“Blue Glow”). Ma anche percezioni sinestetiche, viaggi interstellari e una rinascita finale, tema caro al musicista dopo “Rebirth” del 2017.

La ricerca del contrabbassista di origini romane, qui nelle vesti anche di paroliere, prende vita grazie ad una formazione permeata da un sound acustico e dalle sonorità elettroniche, affidate principalmente ai synth di Enrico Zanisi. Una sceneggiatura in cui ciascuno dei componenti riveste ruoli determinanti, alla batteria di Valerio Vantaggio è assegnata, ad esempio, la pulsazione emotiva. Alessandra Diodati, qui alla sua prima esperienza discografica, rappresenta la guida che accompagna l’ascoltatore tra i diversi piani sonori e dimensionali. Il violoncello di Livia de Romanis manifesta il fuoco e l’impeto feroce tipico delle visioni notturne più vivide. La tromba di Fabrizio Bosso è lo strappo all’interno di un mondo costituito e il timbro shorteriano di Marcello Allulli ha un ruolo liberatorio e celebrativo nella parte finale del disco. A tirare le fila della narrazione musicale è il contrabbasso di Jacopo Ferrazza che si affianca puntualmente a ognuno dei componenti rafforzandone la funzione. 

Nato a Frascati il 26 giugno del 1989, inizia a otto anni lo studio della chitarra per poi passare, undicenne, al pianoforte, quattordicenne al basso elettrico e diciottenne al contrabbasso. Nel 2003 a suonare in gruppi rock fino all’entrata nel settore jazzistico nel 2005. Viene inserito tra i tre migliori talenti italiani in occasione del Top Jazz 2017, 2019 e 2021 di Musica Jazz. Nel settembre 2018 vince il Premio SIAE come miglior talento italiano e il premio della giuria. E’ docente di contrabbasso jazz e di musica d’insieme presso il conservatorio ‘Braga’ di Teramo e di Composizione Jazz presso il conservatorio ‘Refice’ di Frosinone. Col proprio trio ha inciso il disco “Rebirth” (2017), “Theater” (2019). Nel 2021 pubblica il suo primo album per contrabbasso solo intitolato “Wood Tales”. Infine, quest’anno, edita per la sua neonata etichetta Teal Dreamers Factory, “Fantàsia”. Oltre al proprio trio è membro stabile del quartetto di Fabrizio Bosso, del quintetto di Nicola Piovani e del quartetto di Ada Montellanico. 

“Fantàsia” è un album che testimonia la vitalità creativa di Ferrazza, che si manifesta anche nell’esplorazione non solo dell’immaginifico ma anche di quelle piccole zone d’ombra del nostro quotidiano in cui si cela una sottile linea di magia: “Era da tempo che bramavo concretizzare un disco con testi e musica che mi dessero l’opportunità di raffigurare un mondo surreale, onirico”, afferma. Per poi chiarire come ha inteso proseguire il lavoro: “Di qui la predilezione di un suono che plasmasse un’acclimatazione acustica ed elettronica all’unisono, una maniera di lavorare che mi ha permesso di accomodare allestimenti diversi poi trasportate nelle note, una indagine che riproduce – a mio avviso – una evoluzione rispetto alle creazioni passate (credo che ciò che sto asserendo si riscontri appieno in un brano, ‘Land of time’, incontro teorico tra adattamenti sonori diversi che sto ispezionando. Convivono in questo pezzo un’infinità di propositi: densa scrittura, improvvisazione, mondo acustico contemporaneo ed elettronica); non a caso l’opzione di comporre per quintetto mi ha fornito la convenienza di predisporre la scrittura scrutandola minuziosamente. Infine, l’uso della voce e dei testi poi m’ha dischiuso uno spazio che non avevo ispezionato antecedentemente. La musica? Può tramandare messaggi considerevoli, senza sospendere sensazioni e stati d’animo che possono persuadere chiunque vi si predisponga a un’analisi profonda”.