GOVERNO. FDI: situazione Italia grave. Calenda faccia lavorare Meloni

«La situazione ereditata dai governi precedenti, di cui anche Calenda è stato un autorevole esponente fino al 2018, necessita non di facili battute ma di grande responsabilità da parte di tutti. In uno scenario che si annuncia complicato con la recessione che bussa alle porte secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale soprattutto per l’impatto della crisi energetica, per l’alta inflazione e per il calo dei redditi, la stringente difficoltà di imprese e famiglie a far fronte al rincaro impazzito delle bollette, è necessario che tutti operino con efficacia e concretezza per il bene dell’Italia. Calenda lasci dunque lavorare Giorgia Meloni impegnata a formare la squadra di governo che dovrà rimediare ai danni di chi ha guidato l’Italia nel passato». Lo dichiara Lavinia Mennuni, neo eletta al Senato della Repubblica di FdI e consigliere capitolino.

Anche Fabio Rampelli, da sempre accanto alla premier in pectore ha da dire la sua : «Da mesi si susseguono gli allarmi sugli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei materiali sul Pnrr. Allo stato attuale – come dichiarato anche dal presidente dell’Unione delle Province, Michele de Pascale –  le gare bandite per dare il via alle opere non potranno che andare deserte. A pagare il prezzo di questo fenomeno saranno i cittadini e i territori i quali rischiano di essere penalizzati dalla congiuntura economica in atto. Rivedere le scadenze del Piano è, come più volte detto da Fratelli d’Italia, un atto di realismo necessario e urgente che dovrebbe interessare tutti gli Stati dell’UE. Bisogna scongiurare che il combinato disposto di inflazione, shock energetico e speculazione spazzi via la speranza di imprese, enti locali e cittadini di porre in essere quegli interventi attesi da anni. L’Europa deve prendere atto di questo e ascoltare gli Stati membri per evitare che il Pnrr si traduca solo in un un infruttuoso indebitamento per le casse pubbliche».

Il vice presidente uscente della Camera ne ha anche per Zingaretti. «Leggere le dichiarazioni di Zingaretti che si autobeatifica per la devoluzione dei poteri in materia urbanistica al Comune di Roma fa veramente capire il livello di menzogna scritto nelle narrazioni del Pd  Sono passati anni da quando la Regione avrebbe dovuto devolvere quei poteri ma non lo ha mai fatto visto che la combinazione delle amministrazioni regionali e comunali non combaciavano. E siccome ora il Governatore è diventano deputato ed è rimasto Gualtieri a fare il guardiano del potere, Zingaretti ha voluto con questo atto di generosità escludere che il futuro governatore della Regione Lazio possa dire la sua. A questo lascito che giunge alla fine di nove anni di inutilità politica e amministrativa, si accompagna il sindaco Gualtieri che chiede al governo nazionale attenzione per Roma. Non si preoccupi, sindaco. A Roma non toglieremo gli occhi di dosso come mai dal  1871 in poi»