I FUNERALI DI RATZINGER. Francesco: «Benedetto fedele amico dello sposo» 

«Vogliamo, come comunità ecclesiale affidare il nostro fratello alle mani del Padre: che queste mani di misericordia trovino la sua lampada accesa con l’olio del Vangelo, che egli ha sparso e testimoniato durante la sua vita»: sono le 8.45 quando in Piazza San Pietro fa il suo ingresso la bara in rovere del Papa emerito. I sediari depositano il feretro al centro del sagrato, sopra un tappeto. Il segretario personale Georg Gänswein, che andrà poi a sedersi in prima in fila insieme alle Memores Domini e alla “famiglia pontificia”, apre un Vangelo e, in ginocchio, lo poggia, aperto, sopra il legno. Fanno da cornice 50 mila persone. Sono giovani e famiglie venute dall’Italia e dalla Germania: sono rimasti in fila dalle 5.30, avvolti da una nebbia insolita per la CapitaleFrancesco entra alle 9.20, in sedia a rotelle e da il via alla celebrazione esequiale, concelebrata da 130 cardinali, 400 vescovi e 3700 preti.

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» dice. «Quelle di Dio sono mani di perdono e di compassione, di guarigione e di misericordia, mani di unzione e benedizione. Mani piagate che vanno incontro e non cessano di offrirsi, affinché conosciamo l’amore che Dio ha per noi e crediamo in esso». Parlando di Ratziger evidenzia la «dedizione grata di servizio al Signore e al suo Popolo che nasce dall’aver accolto un dono totalmente gratuito e dedizione orante, che si plasma e si affina silenziosamente tra i crocevia e le contraddizioni che il pastore deve affrontare e l’invito fiducioso a pascere il gregge. Come il Maestro porta sulle spalle la stanchezza dell’intercessione e il logoramento dell’unzione per il suo popolo, specialmente là dove la bontà deve lottare e i fratelli vedono minacciata la loro dignità». Continua Francesco: «Il Signore va generando la mitezza capace di capire, accogliere, sperare e scommettere al di là delle incomprensioni che ciò può suscitare. Pascere vuol dire amare, e amare vuol dire anche essere pronti a soffrire. E’ la dedizione sostenuta dalla consolazione dello Spirito; è la testimonianza feconda di coloro che, come Maria, rimangono in molti modi ai piedi della croce, in quella pace dolorosa ma robusta che non aggredisce né assoggetta. Il Popolo fedele di Dio che, riunito, accompagna e affida la vita di chi è stato suo pastore. Come le donne del Vangelo al sepolcro, siamo qui con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta, l’amore che non si perde; vogliamo farlo con la stessa unzione, sapienza, delicatezza e dedizione che egli ha saputo elargire nel corso degli anni. Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce».