“Il paradiso delle signore”: un indiscutibile successo che ribolle di errori

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Conclusa con ottimi riscontri di numeri la programmazione dell’ultima serie (nel pomeriggio di Rai Uno), la fiction “Il paradiso delle signore” è adesso in onda su Rai Fiction, con una linea ininterrotta di repliche. Abbiamo naturalmente seguito la produzione sin dalla prima puntata, per curiosità professionale. Essendo ambientata negli anni Cinquanta (le ultimissime puntate sono approdate al 1963) avevamo messo nelle aspettative di vedere ricostruiti gli abiti di quel periodo. In parte è accaduto, ma siamo inciampati anche in molti errori e tante dimenticanze. La cultura della moda è mancata.

Procediamo con ordine. Sin dall’inizio si è parlato di stilisti, errore madornale, perché il termine stilista è stato coniato per Walter Albini nel 1971, e con lui nasce poi il termine di “pret a porter”. Il termine per i creatori in quel periodo era couturier: lo erano Valentino ed Emilio Schubert, per citarne due. Prima si parlava di modelli delle varie case di moda dell’epoca quali Biki, Marcelli, Ventura, le sorelle Fontana etc, e non di abiti firmati. Il termine modello definiva un capo uscito dalle sartorie. In una delle ultime puntate hanno fatto dire alla bambina che lei amava fare colazione con la “Nutella”. Altro errore! La puntata rivelava essere nel 1963 e la Nutella come tale, è nata nel 1964, prima la Ferrero produceva una crema che aveva un nome diverso.

Accanto agli errori autorali si fanno notare i mille difetti degli abiti indossati dalle attrici: dalle pences con bolla finale, alle riprese non perfettamente allineate, alle cuciture che tirano, e ai vari difetti di vestibilità. Siamo spesso in un ambiente di nobiltà, e in un contesto di famiglie importanti che frequentano un circolo. Le frequentatrici all’epoca si servivano da grandi sartorie, che di certo non facevano indossare alle loro clienti abiti con difetti sartoriali. Un minimo di impegno da parte delle sartorie che hanno confezionato gli abiti era, ed è d’uopo. Un particolare saltato agli occhi, è che in quel circolo, che sia mattina per le colazioni o pausa prandiale, indossano tutte abiti un po’ troppo eleganti: quasi da evento pomeridiano, quale potrebbe essere una mostra.

Torniamo agli errori autorali. Ad un certo punto della storia, si recano al concerto di Iva Zanicchi. Il primo successo della Zanicchi fu “Come ti vorrei” del 1964, e nel 1965 partecipò al Festival di Sanremo: solo in seguito le fu dato l’appellativo di “Aquila di Ligonchio”. Quindi è impossibile che nel 1962 (posizione della puntata) la si conoscesse già con quell’appellativo.

Ancora: non si capisce perché far recitare una contessa in modo così caricaturale. Non ho mai incontrato, nessuna contessa e neanche la mia ex fidanzata, la principessa Fara Visconti (così come le sue amiche titolate) che si esprimesse in quel modo. Ma un minimo di realtà? In una puntata della prima serie, la signora Agnese parla di discoteca. Negli anni 50 si parlava di discoteca? Vi erano le balere, i club, le serate danzanti, i veglioni, le sale da ballo, ma non le discoteche.