IL PUNTO DI VISTA. Phygital Sustainability Expo: niente più che un ritorno all’antico

di Antonio Ventura Coburgo de Gnon

A Roma la prestigiosa cornice dei Mercati di Traiano, uno dei siti archeologici più importanti al mondo risalente al 113 A.D. è divenuto palco della terza edizione del “Phygital Sustainability Expo®”: due giorni all’insegna della sostenibilità nel design e nella moda. Una manifestazione di moda e non solo, ecosostenibile, ed ecosolidale. A quest’evento hanno partecipato ben 74 brand 56 espositori 77 relatori 18 multinazionali. Grandi brand che hanno abbracciato la filosofia green, startup fashion-tech innovative, che utilizzano la tecnologia per far del bene all’ambiente. Presidenti di multinazionali e istituzioni che si confrontano in interessanti panel sulla sostenibilità – nella verticale moda.

Il Phygital Sustainability Expo®, un evento ideato e realizzato dalla Sustainable Fashion Innovation Society – nata anni fa per valorizzare i nuovi brand, votati a criteri di sostenibilità, e supportare i brand tradizionali nella loro trasformazione di filiera, verso una produzione che rispetti il Pianeta. Lo scopo principale è esaltare realtà che hanno attenzione nei confronti della sostenibilità e porre l’attenzione verso la tematica ESG (Environmental, Social and Governance) con la presenza di brand, buyers, stakeholders, PMI italiane ed internazionali, multinazionali, start-up fashion-tech, creativi, tecnologi, media e consumatori. L’evento è sotto il partenariato di RAI.

È un format ad alto tasso culturale: nuovi occhi con cui guardare la moda. La manifestazione comprende numerose attività, tra cui ricordiamo:

 La Sfilata Narrata®, è il celebre copyright di Sustainable Fashion Innovation Society, che vede, all’imbrunire, una musica sublime avvolgere i Mercati Traianei, e la meravigliosa voce narrante fuori campo, della famosa doppiatrice Alessandra Korompay, descrivere le innovazioni tecnologiche e sostenibili di ogni abito che sfila sul panorama mozzafiato dei Fori Imperiali.

Tra le nuove realtà fashion-tech create da giovani con idee brillanti cito: Verabuccia, che utilizza la buccia di ananas per la produzione dei loro capi d’abbigliamento e accessori; ed  ancora Felipe Fiallo, famoso per le sue scarpe “viventi” realizzate con alghe, funghi e cristalli di sale, che vedremo crescere in un acquario nei due giorni dell’Expo. La multinazionale RadiciGroup,  ha presentato la sua prima tuta da sci “circolare” realizzata in RENYCLE ®, un filato che deriva dal riciclo della poliammide (nylon), il quale consente risparmi significativi in termini di impiego di energia, di emissioni di CO2 e di consumo di acqua. A sfilare è quindi il primo completo da sci veramente sostenibile perché riciclabile al 100% in un’unica mossa (compreso la zip, i bottoni e l’imbottitura). Il brand Matilde Jewellery creato da Matilde Mourinho, figlia del famoso allenatore di calcio, produce gioielli esclusivamente con diamanti coltivati in laboratorio e oro riciclato al 100%, mentre la B Corp Ogyre, partner di Prada/Lunarossa, crea giacche, bikini e altri articoli prodotti dal riciclo dei rifiuti negli oceani. Accanto a brand giovani troviamo realtà già molto note e consolidate come Diadora, Carpisa, Yamamay e ALBINI_next, l’innovation hub di Albini Group – che presenterà OFF THE GRAIN, un innovativo e ambizioso progetto di upcycling. Si tratta di una nuova tipologia di tintura naturale ricavata dalla lavorazione di sottoprodotto proveniente dall’industria alimentare. L’esposizione museale sarà corredata dalle meravigliose essenze arboree fornite da Horticultural, per condurre il visitatore in un percorso didattico in base alla fibra tessile di riferimento. Valeria Mangani, Direttrice Artistica della manifestazione, curatrice del format e Presidente di Sustainable Fashion Innovation Society, Associazione senza scopo di lucro organizzatrice dell’evento, ha così commentato il grande fermento generato dall’evento: “L’intento del Phygital Sustainability Expo è quello di sensibilizzare il consumatore e aiutare le aziende verso lo sviluppo di una moda sostenibile, sempre più consapevole e necessaria. Sono davvero entusiasta di vedere come sempre più aziende stiano abbracciando questa tematica e scelgano noi per presentare le loro innovazioni sostenibili, siano esse di prodotto che di produzione. Il Phygital Sustainability Expo è un format unificante per il settore moda (da sempre frammentato in competizioni e campanilismi); qui brand e manifatturieri espongono e sfilano insieme, contaminandosi e creando forti network che porteranno ad un nuovo Rinascimento del made in Italy: un Umanesimo green e inclusivo”.

Non trovo nulla di nuovo in quello che si presenta se non la ripresa di antiche tecniche. Esempio, le tinture naturali esistevano già prima del medioevo, ricavate da frutti, piante e foglie. Con le bucce del frutto del melograno, si fanno ottimi tonalità di giallo, quindi di cosa si parla? Di innovazione? Semmai un ritorno alle origini con studi a ritroso. Ecosostenibili e cura dell’ambiente e del pianeta? Ma scusate tutti i nostri prodotti naturali, come il cotone, la seta, la canapa, il lino e via andare, non sono ecosostenibili? Perché arrivare ad indossare scarpe fatte con le alghe con il rischio che si bagnino, e me le vedo crescere al piede? Ci sono cose che veramente non riesco a capire ed a comprendere. Oro riciclato? Ma i gioiellieri da sempre comprano oro, per poi fonderlo per farne altri monili, ed i diamanti sintetici creati in laboratorio, non sono altro che gli zirconi ed esistono da anni. Quindi sai che novità? E poi, i costi? So di per certo che comprare un blocco notes o un quaderno di carta riciclata, costa molto di più di un quaderno, diciamo per convenzione normale. E questo non sarebbe un problema? Ma perché invischiare la moda in questi progetti? Volete per caso convincermi che sentire sulla pelle la seta è meno piacevole del sentire sulla pelle un tessuto di mais? Convincetemi del contrario se potete. Se poi tutto si riduce a Business ed a far parlare ed a stupire, allora la questione per me è ben più grave.