“KI. Segni dello spirito”: la religiosità laica del Poeta Gregorini

MAURIZIO GREGORINI E’ FRA I PIU’ APPREZZATI POETI DELLA SUA GENERAZIONE

“Colma del suo rilevamento,/ l’etera bronzea nota/ reciderà le trame del cuore,/ smembrerà i lacci dell’oblio,/ quel punto da cui sospenderò/ di essere reale/ per sbocciare/ nella mia mirabile morte…/ perché per quanto incantevole/ sia stato e sarà ancora un soffio,/ anche per l’anima si sta concretando/ quel ‘grande evento’/ che potrà dilaniare le catene”. Versi potenti a chiusura di un primo atto del libro titolo ‘Ki. Segni dello spirito’ che il poeta romano Maurizio Gregorini dedica all’amico sacerdote Angelo Cordelli, ucciso da un tumore nel 2020.  

    Gregorini, uno dei più apprezzati e prolifici poeti della sua generazione, di cui Castelvecchi nel 2017 ha pubblicato un’antologia (‘Sigillo di spine’), a sessant’anni raggiunge la piena maturità artistica mettendo in versi in un volumetto dal titolo ‘Ki. Segni dello spirito’ il suo percorso intimo e spirituale accanto a un amico e confidente che un male incurabile gli ha portato via. Amico di Dario Bellezza (a cui è stato vicino fino all’ultimo, esperienza raccontata nel fortunato saggio biografico ‘Il male di Dario Bellezza’ edito da Castelvecchi), giornalista, esperto musicale, scrittore, poeta, Gregorini appare in questo libro in uno stato di grazia. L’intimità intellettuale e spirituale, il dolore provocato dal vedere l’amico spegnersi, la convinzione che l’anima è eterna e che la “mirabile morte” non è che un passaggio, un ritorno, perché, scrive il poeta, “come il Grande Invisibile, anch’io sono quello che non sono”: tutti elementi che caratterizzano un primo atto (L’anticipazione) interamente dedicato all’amico e idealmente scritto insieme a lui.  Una serie di versi che toccano vette liriche elevate, in uno stile ispirato che lo stesso autore – che si definisce ‘poeta dello spirito’ – ha spiegato così nell’intervista di Giovanna La Vecchia che chiude il volume: “Considero ‘Ki’ un libro elaborato sotto dettatura. Da chi? Angeli, esseri incorporei, anime disincarnate… chiami questo come meglio predilige, ma il succo non cambia: resto certo che è trattato di un processo di scrittura automatica, una congiunzione spirituale a cui mi sono abbandonato e da cui mi sono lasciato trasportare”.

    I versi che caratterizzano il primo atto sono dedicati all’amico Angelo, ma sono scritti ‘insieme’ a lui. Scaturiscono da una sorta di afflato spirituale che legava i due uomini e che Gregorini ha donato all’amico pochi mesi prima della sua prematura scomparsa. Il poeta ha infatti pubblicato a sue spese il primo atto di ‘Ki’ e l’amico ha così potuto donare le copie come ultimo regalo d’addio alle persone care. Il progetto lirico prevedeva però che ci fossero poi due atti che sarebbero stati pubblicati dopo la scomparsa del sacerdote, anch’essi contenuti in un’edizione privata. In questa seconda parte (Modifica sempiterna), Gregorini torna a interagire con l’amico, puro spirito ormai ma sempre presente (le ceneri del sacerdote sono custodite dal poeta in casa, in un’urna. E la notte ne avverte ancora la presenza: “Fruscii, rumori, voci ovattate,/ presenze e impronte sul letto/ di notte mi destano all’improvviso,/ sei tu? M’alzo, perlustro le stanze/ della casa, anche i gatti sono fuggiti/ pei loro giri serali, appaiamo soli io e te:/ ma resti sigillato per bene nel tuo scrigno/ e di certo ardua t’è l’impellenza di venirne fuori”).

    Un dialogo e un legame fortissimo che alla fine inevitabilmente trova la sua soluzione: “Il tempo è il tempo, e questo e tempo di lasciarti finalmente andare”, per cui alla fine il poeta, quasi scusandosi, saluta l’amico sacerdote: “Come un’ape regina prigioniera a vita della sua fortuna/ adulterato, irreversibile, è il crimine di ogni poeta,/ e così, nel decidere di andare oltre, questi ultimi versi…”.

Quella licenziata adesso, ancora in edizione privata, è la versione definitiva di ‘Ki, Segni dello spirito’. Una versione che nel 2023 arriverà finalmente in edizione pubblica (anche se il poeta avverte: “è possibile che quando queste poesie saranno editate per un pubblico vasto vi saranno variazioni e modifiche significanti”. Poi spiega: “Vorrei eliminare nel testo tutta l’emotività soggettiva dell’esperienza, che deve restare intima e non fruibile a chiunque”) e che rivelerà agli amanti della poesia un autore per certi versi ‘nuovo’, rinnovato nello stile e nella liricità dei versi. Un poeta che sembra aver compiuto l’ennesimo salto di livello artistico. Certamente non l’ultimo. (AGI)