La Casa del Jazz celebra Anais Drago e la sua cura maniacale del dettaglio

GLOCAL – ROMA/LA VINCITRICE DEL PREMIO “TOP JAZZ MIGLIOR TALENTO 2021” ON STAGE STASERA ALLE ORE 21 

di Maurizio Gregorini

Stasera alle 21.00 la violinista Anais Drago, vincitrice del Premio Top Jazz 2021 come Miglior Nuovo Talento, presenta in concerto alla Casa del Jazz (Viale di Porta Ardeatina 55, ingresso 10,00 euro) il suo ultimo album “Solitudo”. Un album che sorprende per la pluralità di voci, un elogio alla solitudine che si nutre di bellezza. “Solitudo” il titolo, solista lo strumento. Eppure, Anais, in questa nuova opera, solitaria non lo è mai veramente, nemmeno sul palco. Il suo, infatti, è tutt’altro che un album e concerto monocolore, ma stupisce, invece, per la moltitudine di suoni e la ricchezza armonica e melodica. In parte rigorosa scienziata, in parte virtuosa incantatrice e dedita vestale, Anais Drago (artista italiana – nata a Biella nel 1993 – inclusa nella top-ten dei nuovi migliori talenti dalla rivista ‘’Musica Jazz’’ 2020, si muove tra le sonorità del jazz, del rock, della world-music, dell’avanguardia e della sperimentazione) sembra essere intenta ad estrarre, una alla volta, tutte le infinite potenziali voci del violino, come a volerne esaurire il repertorio antico, inventando poi nuove e ardite conformazioni, persino aliene alle nostre orecchie. Grazie all’uso sapiente di effetti, loop station e sovraincisioni, le corde del violino (sia elettrico che acustico) si moltiplicano fino a raggiungere volumi orchestrali. 

Il materiale musicale trae spunti da testi letterari, ricordi o riflessioni sulla vita contemporanea. Legati saldamente uno all’altro, per quanto diversi tra loro, i brani rivelano anche le numerosissime influenze musicali di Anais, la quale annovera nel suo background esperienza di studio ed esecuzione di musica classica e barocca, folk, world music, pop, progressive rock, fusion e infine il jazz. 

«Questo disco? E’ frutto del periodo pandemico, poiché ho avuto l’occasione di adattare e lavorare al progetto basandomi su un’idea di ‘concept-abum’, curandone ogni minimo dettaglio sull’idea di concept» afferma l’artista. Che prosegue: «Ho curato ogni singolo dettaglio, avvertendone nella scelta della solitudine delle esigenze primarie, come le aree legate alla differenza di tematiche tipiche di un jazz altamente spirituale, insomma tematiche a vote mistiche da cui mi lascio trasportare volentieri. Ma come suggerisce il pezzo ‘Firma mentis’, altre cose sono rinviabili al mio interesse per la fisica, l’astronomia poiché, si sa: l’universo è sempre in espansione verso l’inesauribilmente mentre il nostro intelletto lo è nell’interminabile microscopico. Le mie ascendenti jazz? Percettibili, soprattutto perché non nascondo che il jazz -frequentandolo e studiandolo – mi ha dato il vantaggio di riscattare una struttura tipica dello studio classico, ovvio, fondamentale. Sono solita ammettere che l’improvvisazione e la sperimentazione sono elementi che, in qualità di musicista, ricerco. Ecco perché mi appassiono al jazz: sebbene in esso vi ricerchi l’estemporaneità, quest’ultima viene come rifiutata dal mio essere persona. Una dicotomia che il jazz compensa nella totalità del mio essere individuo; non a caso, per indole, non nutro certezze nella vita, fatta eccezione per quando suono: partecipazione del cuore alla mente, situazione che mi fa stare bene davvero».