LE GRANDI INTERVISTE. Bahrami: «Chi non conosce Bach, non conosce Dio» 

«Non ci si potrebbe definire esseri umani senza Giotto, la Sistina, Venezia o il lungomare di Reggio Calabria, che il divino d’Annunzio definì il più bello d’Italia. da Bolzano alla Sicilia è un’enorme polifonia italiana. se Bach avesse assaggiato le tagliatelle, avrebbe deciso di vivere qui» 

 di Antonio Ventura de Gnon 

Sprofondato nella poltrona del Frecciarossa Roma-Milano provo a mettere ordine nei miei appunti. Passata la stazione di Bologna, sento suonare un violino. Curioso peggio di una scimmia, seguo il suono e raggiungo il musicista. Non è “soltanto” un violinista, ma Ramin Bahrami, il più grande interprete vivente di Bach. Nato in Iran, vive diviso tra Germania e Italia: ha sposato un’italiana. Dolce la descrizione che fa della moglie, incontrata durante un concerto. Lei è un’organista, e Ramin sentendola suonare, ha pensato sarebbe stata la madre dei suoi figli. Impossibile non porgli qualche domanda. 

Cos’è davvero la musica per lei? 

Trovare per ogni epoca la giusta composizione e il giusto ritmo. Le note dello spartito potrebbero rappresentare le ruote, visto che la composizione “Variazione 14” di Bach ricorda la velocità del treno e quella delle mani che corrono sulla tastiera. 

L’esperimento di cui va fiero? 

Unire Girolamo Frescobaldi e la visionarietà dell’elettronica. Due mondi all’opposto che abbiamo avvicinato grazie al flautista Massimo Mercelli. 

Un azzardo. 

Abbiamo fatto gli archeologi musicali, rispolverando suoni e note del 1400. Le toccate di Frescobaldi unite alla musica elettronica hanno fatto si che emozioni frescobaldiane si avvicinassero al gusto dei giovani. Continuerò su questa strada. 

E’ concertista di Bach, ma sperimenta. Anche nei cd. 

Durante un concerto a Santa Cecilia ho conosciuto Danilo Rea, e come spesso avviene, ci siamo ritrovati a cena. Galeotta fu la pasta all’amatriciana, che ci ha ispirato la fusione del jazz con i Bach. 

Cosa può fare la musica? 

Può essere strumento di unione e di pace. Autori come Monteverdi e Frescobaldi ci hanno avvicinato all’Oriente. Nella loro musica si avverte la tristezza di una nenia russo-turca o il pianto di un bambino siriano. Bach è stato il precursore dell’Europa unita. Nelle “Suite” rappresenta le nazioni con danze di corte: una specie di Parlamento in musica. Dallo Scherzo alla Sarabanda, alla danza ispano-araba, all’Iran: ecco la rappresentazione dell’Europa. 

Se non erro anche Muti ha concorso… 

Muti, ha diretto in Iran il Concerto dell’Amicizia: un filo tra dialogo e pace. Un ponte verso la civiltà in un momento in cui le chiusure internazionali non rispettano le polifonie della politica. La cultura viaggia in modo diverso e mette assieme ciò che è diviso. 

Lei afferma: chi non conosce Bach è come se non conoscesse Dio. 

In Germania Bach è definito il quinto evangelista. La sua musica insegna il dialogo, e che i problemi nascono dalla mancanza di polifonia e cultura. Si è perso il rispetto delle pause, così importanti per Muti e Abbado, che disse: “Dobbiamo imparare ad ascoltarci”. 

Tre nazionalità nella sua vita: Germania, Italia, Iran… 

Sono nato in una famiglia cosmopolita. Una nonna di Berlino, e il nonno iraniano. Il classico coup de foudre tra un ragazzo persiano e una bellissima donna tedesca che frequentava la Sorbona. 

E’ accaduta la stessa cosa con sua moglie? 

Mia moglie è romana di origine calabresi. Quando l’ho sentita suonare, è scoccata la freccia di Cupido. Mi ha sedotto con il suo talento. 

Lei ha fatto concerti ovunque: quali gli sono rimasti impressi? 

Se ci penso bene, sono solo due. Uno al Tonale a 3000 metri di altezza, l’altro nel tempio della musica: la Scala. 

E il sogno? 

Suonare le “Variazioni Goldberg” negli States. Ma vorrei eseguirli alla Casa Bianca, per il presidente Trump, ricordando le sue origini tedesche