LEONARD COHEN. Un nuovo tributo adesso nei negozi. L’analisi di Gregorini

Here it is” è l’omaggio a Leonard Cohen prodotto da Larry Klein.

Norah Jones, Peter Gabriel, Gregory Porter, Sarah McLachlan, Luciana Souza, James Taylor, Iggy Pop, Mavis Staples, David Gray e Nathaniel Rateliff sono affiancati da un gruppo di musicisti fra i più sensibili e lungimiranti del mondo del jazz

A CURA DEL POETA E MUSICOLOGO MAURIZIO GREGORINI 

IN ESCLUSIVA PER MEDITERRANEOTODAY 

Già nel 1995 ci fu un ottimo tributo (ma gli omaggi in musica per lui sono stati vari; tant’è che anche se questo non sarà di certo l’ultimo, sembra il più riuscito) a cui parteciparono artisti quali Elton John, Tori Amos, Peter Gabriel, Susanne Vega, Aaron Neville, Don Henley, Bono ecc (il disco era “Tower of song. The songs of Leonard Cohen”); adesso è stato pubblicato per la Blue Note (CD singolo, elleppì doppio) “Here it is”, prodotto da Larry Klein (noto bassista vincitore di Grammys, nonché compositore e turnista d’eccellenza, da Bob Dylan a Peter Gabriel, da Herbie Hankock all’ex moglie Joni Mitchell), che ha realizzato un album straordinario, abbinando cantanti di varia estrazione (una rosa incredibile di artisti che hanno giocato col suo repertorio: Norah Jones, Peter Gabriel, Gregory Porter, Sarah McLachlan, Luciana Souza, James Taylor, Iggy Pop, Mavis Staples, David Gray e Nathaniel Rateliff) con un eccezionale ensemble di musicisti jazz, o, come afferma lo stesso Klein, “un gruppo di musicisti fra i più sensibili e lungimiranti del mondo del jazz”: il chitarrista Bill Frisell, il sassofonista Immanuel Wilkins, il pianista Kevin Hays, il contrabbassista Scott Colley e il batterista Nate Smith, con il contributo aggiuntivo di Greg Leisz alla pedal steel guitar e di Larry Goldings all’organo.Leonard è stato mio amico fin dal 1982, e negli ultimi quindici anni della sua vita mi è diventato sempre più caro”, prosegue Klein; e ancora: “Era forse il mio amico più saggio ed al tempo stesso più divertente: mi piaceva, immensamente, in tutti gli aspetti. Dopo la sua morte, mi sono ritrovato spesso a suggerire il suo repertorio ad artisti con cui stavo lavorando. Il primo motivo, ovviamente, è che le canzoni sono fantastiche – per me resta il miglior songwriter di tutti i tempi – e in più, in questo modo, ho potuto continuare a sentirlo aleggiare nell’aria intorno a me”.

Le dodici tracce dell’opera spaziano dall’album di debutto del 1967, “Songs of Leonard Cohen”, fino a brani tratti dal suo ultimo disco, “You Want It Darker”, pubblicato pochi giorni prima della sua morte. Eccezionale la versione di “Coming back to you” di James Taylor, che ha spiegato come abbia accettato immediatamente quando Klein lo ha invitato a partecipare: “Ho gradito l’appello sia perché Larry è un grande produttore e un buon amico, sia perché, come quasi tutti i miei coetanei, venero Cohen. Mentre stavo ancora definendo il mio stile e le mie preferenze in fatto di musica, le canzoni di Cohen erano nella ristretta cerchia delle mie preferite, ed hanno avuto una grande influenza sul mio percorso artistico. Per questo progetto sono stato attratto da un pezzo relativamente oscuro, a me nuovo, ‘Coming Back To You’. Larry ha deciso di mantenere la tonalità originale della versione di Cohen, un po’ bassa per me, al limite delle mie doti vocali. Spostarmi fuori dalla mia ‘comfort zone’ mi ha aiutato a trovare la chiave per affrontare il brano. Come gran parte della produzione di Leonard, questo testo è profondamente improntato ad un senso di abbandono, di assenza, alla visione della landa desolata di un amore privo di speranza”.

E ora il disco: con una atmosfera totalizzante d’arrangiamenti in sonorità jazz, ogni interpretazione rende onestà all’indivisibile opera di Cohen (e qui dovremmo spendere due parole su come si progetta un tributo: questo di Klein è un vero esempio, non come da noi, che a volte si lasciano interpretare brani ad artisti dalle potenzialità minime; si prenda a caso l’omaggio a Battiato svoltosi all’Arena di Verona: fatta eccezione per due o tre artisti, il resto del cast è stato un vero e proprio tracollo del buon senso; attestiamolo senza remore una volta per tutte), basti ascoltare la splendida versione di “Here it is” di Peter Gabriel che titola l’intero progetto o quella di Iggy Pop per “You wanti it darker” (tutti gli artisti presenti sono singolari, ma le due versioni di Gabriel e Pop sono oltre l’eccezionalità): ambedue carnali, anfrattuosamente cupe, ma all’unisono ventilate, in cui sembra di stare ad intendere lo stesso Cohen e non i due protagonisti, il che vuol significare che, verosimilmente, siano le stesse canzoni ad guidare Gabriel e Pop e non viceversa; una empatia inattesa la loro, dovuta anche alla riduzione delle tonalità di questi artisti che permette un appressamento alla cavernosità vocale tipica di Cohen, non c’è che dire. E come considerare la sapienza incommensurabile della voce di Gregory Porter in “Suzanne”?, o Nora Jones che ci conduce all’oscura “Steer your way” riconsegnandola a noi in modo tenero, quasi si stesse ad udire una tenue forma che narri l’enigma del transito sulla terra?  Ognuno di essi si accosta all’opera di Cohen sì con ossequio, ma soprattutto con un’afflizione che diviene capitolazione assoluta, una sorta di abbandono poeticamente inflessibile nel suo portamento di sontuosità. Come se si ridisponesse nell’animo di Cohen una funzione mnemonica profondamente angelica (lo testimonia “Bird On The Wire”, a cui spetta la chiusura del lavoro: tolto il testo, è diventato un brano strumentale governato dalla chitarra di Frisell e dal sax bisbigliato di Wilkins), “Here it is” insegna a chiunque in che maniera si possa tributare un grande della musica con un lavoro che non è solo stima o reminiscenza, piuttosto un’ampiezza di giuste valutazioni nel rendere ‘vivo’ e “odierno” un universo di note e parole che è già colonna portante della storia della musica coeva e che proprio per questo lo rende un album irrinunciabile.

Leonard Norman Cohen (nato a Montréal il 21 settembre 1934 e morto a Los Angeles il 7 novembre 2016), è stato un cantautore, poeta, scrittore e compositore canadese. Considerato uno dei più celebri, influenti e apprezzati songwriter, nelle sue opere ha esplorato temi come la religione, l’isolamento, la depressione e la sessualità, ripiegando spesso sull’individuo. Vincitore di numerosi premi e onorificenze, è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, nella Canadian Songwriters Hall of Fame e nella Canadian Music Hall of Fame. E’ inoltre stato insignito del titolo di Compagno dell’Ordine del Canada, la più alta onorificenza concessa dal Canada, e nel 2011 ricevette il Premio Principe delle Asturie per la letteratura; infatti, varie sono le sue pubblicazioni di romanzi e libri di poesia.