L’ESSENZA DEL JAZZ. I nuovi orizzonti sonori cari all’improvvisazione 

Il 2022 si chiude con la pubblicazione degli album di Alessandro Menichelli, dei Jazz Russel, di Lorenzo Bisogno e di Federica Cerizza
Sono musicisti che si muovono nell’ambito del jazz contemporaneo e che non tralasciano il rispetto per la tradizione

a cura della redazione cultura diretta da Maurizio Gregorini

Disco d’esordio per il Trio del pianista Alessandro Menichelli pubblicato dall’etichetta Emme Record Label; si tratta di un trio brillante, dinamico e moderno, in cui il jazz diventa il mezzo per raccontare delle storie vissute dagli stessi protagonisti; ecco come si può riassumere in brevi termini l’essenza di “Songs of days gone by”. La band, completata da Nicolò di Caro alla batteria e Lorenzo Scipioni al contrabbasso, si distingue per una grande coesione tra i musicisti che spesso mettono da parte le regole scritte per abbandonarsi all’improvvisazione pura e ad una definizione svincolata da norme predefinite. Tutto questo senza tralasciare l’importanza della melodia e composizione, che indugiano sempre come elementi indispensabili. Un jazz contemporaneo, in sintesi, dove l’interplay svolge un ruolo preponderante e dove le mescolanze raccontano momenti specifici di vita vissuta, fatti d’incontri, sensazioni e profumi che rimandano a un tempo ormai andato. Come dire che una sorta di ‘passato’ riviva tramite assemblaggi e idee di Menichelli, autore delle undici tracce del disco. Ogni brano, infatti, rappresenta una storia a sé stante che ha lasciato una traccia evidente nel modo di comporre e di intendere la musica. Tra questi citiamo “Maus”, ispirata all’omonimo graphic novel di Spiegelman, ambientato nel periodo della seconda guerra mondiale. Un pezzo dalla struttura circolare che parte da un valzer lento per poi esplodere in dinamiche più forti che non tralasciano dolorosi ricordi dell’esperienza vissuta. La track “Pinocchietti” esibisce un carattere malinconico, in cui l’enunciazione del tema esprime al meglio l’ambientazione emotiva del progetto: l’improvvisazione si libera della struttura armonica e si muove su un terreno in cui l’intesa istintiva acquista un ruolo fondamentale. Il brano “Lamento” è contraddistinto da un’evidente semplicità armonica e da una melodia limpida, diretta, che guida lo sviluppo sonoro e dinamico di questa formazione. “KennyG” si differenzia invece per una melodia fresca e brillante, accompagnata da una struttura lineare e ridotta quasi all’osso: il brano rappresenta una libera dedica al sassofonista Kenny Garrett incontrato a Stoccolma nel 2013. Per concludere “Pex”, dopo una evocativa introduzione del contrabbasso, si contrassegna per un ritmo accattivante che contrasta nelle intenzioni sul lirismo del tema.

Dall’album “Rhythm is our business”, secondo disco dei Jazz Russel da poco in commercio, viene invece pubblicato un videoclip: “Adriano”. La melodia di questo brano, semplice e diretta, s’alterna tra chitarra, organo e batteria, a testimonianza del concept “collettivista” del gruppo, dove la ritmica unita e granitica assume il ruolo di solista. Se la progressione armonica ricorda le composizioni di Thelonious Monk, il tema rammenta invece i riff dell’era dello swing, con degli assoli tipici dell’era del bebop; ccomposto che inoltre rappresenta un sentito omaggio ad un comune amico musicista scomparso prematuramente. Il progetto ‘The Jazz Russell’ nasce da un’idea del chitarrista Filippo A. Delogu ed è strutturato da Andrea Nuzzo all’organo Hammond, Alfredo Romeo alla batteria e in quartetto vede la partecipazione di Light Palone al contrabbasso. La band affronta il repertorio del jazz classico suonato con un approccio corrente e originale. I musicisti hanno tutti militato in sezioni ritmiche appartenenti a rinomate band legate alla scena Italiana del jazz tradizionale. Il loro repertorio è composto da musiche originali, standards jazz famosi, brani meno frequentati e tempi insoliti, passando con disinvoltura da Horace Silver alla canzone Italiana degli anni Trenta, dai brani tradizionali di New Orleans ai temi dal sapore sudamericano. Un elenco di songs, il loro, volutamente eterogeneo, senza soluzione di continuità, privo di velleità filologiche o desiderio di coerenza, e che cerca uno spazio di libertà nella tradizione.

Disco d’esordio anche per il quartetto di Lorenzo Bisogno, “Open space”, pubblicato dalla Emme Record Label. Altresì per questo quartetto si tratta di un lavoro raffinato, fresco e dall’innato senso melodico, dove il jazz contemporaneo si unisce alla compiutezza coi suoni della storia. Il disco viene pubblicato dopo che il quartetto di Lorenzo Bisogno ha conseguito, l’anno scorso, il premio “Massimo Urbani 2021. Completano il quartetto i musicisti Manuel Magrini al pianoforte, Pietro Paris al contrabbasso, Lorenzo Brilli alla batteria e lo special guest Massimo Morganti al trombone. Un progetto in cui il lirismo e il garbo nell’assemblaggio delle note, si mescolano alla immediatezza dell’estemporaneità. Non potevano infatti mancare a questa premessa gli omaggi ad alcuni grandi autori come Woody Shaw e Lennie Tristano, dal quartetto onorati con due famosi standard quali “317 East 32nd Street” e “The Moontrane”. Nella title track, “Open spaces”, viene messo in risalto il suono del pianoforte e del contrabbasso, col risultato di un mix fasciante, accurato, a tal punto che qui la creazione improvvisa diviene un crescendo che sfocia in dinamiche aperte dal finale lirico. Il pezzo “Searching for the next” è stato composto durante la permanenza di Bisogno a New York, prima della pandemia, e racconta in musica un soggiorno nel jazz coevo lì alitato. “Cicli Lunari” è un pezzo registrato in trio per pianoforte e trombone, dal carattere senza dubbio più intimo rispetto agli altri brani, differenziato da un risoluto irregolare che sembra non finire mai. “Groovy” possiede un segno più ritmico, con un groove deciso scritto pensando al trombone di Morganti. Una composizione in cui, nonostante la potenza della batteria, la melodia resta sempre centrale, senza tradire quella sorta di lirismo che dall’inizio alla fine caratterizza l’anima di questo disco. In ultimo, citiamo “Casa” di Federica Cerizza, un disco fine, scrupoloso, colmo di contagi sonori, dove il jazz arriva a fondersi con la classica (con queste composizioni ha vinto il terzo premio del concorso ‘Forum Live Jazz’).

Pure per la pianista Cerizza si tratta di un proemio intimo, minimale, a tratti onirico, dove il piano solo è il principale protagonista e dove l’ispirazione si mostra fondamentale chiave di lettura dei pezzi. L’idea di questo impegno ruota attorno al concetto di ‘Casa’, luogo centrale nel nostro tempo, terreno per far rifiorire idee, progetti: la casa non è solo un luogo fisico in cui star bene, ma soprattutto uno spazio interiore, dell’animo, dove ritrovare la propria umanità, il calore e quella familiarità che sembra disgregarsi in una società sempre più tendente alla solitudine e alla tristezza. I sei brani che compongono l’opera (“Casa”, “Dalla terra alla luna”, “Sfumature”, “Voci di fiume”, per solo piano e voce, “La bambina nella bolla”, “Impro”) si sviluppano da questo punto di partenza e ognuno di essi riferisce un avvenimento, uno stato del cuore, una visione metafisica, il tutto tramite note di un pianoforte che non perde mai la centralità della propria idea narrativa. Federica Cerizza, pianista e compositrice, ha compiuto gli studi al Conservatorio G. Cantelli di Novara, laureandosi col massimo dei voti sotto la guida del maestro Alessandro Commellato. In ambito classico ha suonato per diverse realtà come il Museo del Novecento, l’Auditorium del Sole 24ore e le Gallerie d’Italia nelle città di Milano, Vicenza e Napoli. Da sempre appassionata di jazz e improvvisazione ha studiato sotto la guida del pianista Marco Detto. Ottiene il Diploma di merito presso l’Accademia Chigiana nell’ambito del seminario di improvvisazione “Tabula rasa” del pianista Stefano Battaglia. Ha frequentato il Laboratorio permanente di formazione musicale presso l’Accademia di Siena Jazz.