LUCIO DALLA. Visto da vicino da Paolo Maiorino ne “L’uomo di Piazza Grande” 

L’uomo di Piazza Grande” (I dischi di Lucio Dalla raccontati dagli amici) è lo straordinario lavoro che Maiorino ha realizzato in memoria dell’artista bolognese. Un libro prefato da Ron e dedicato alla memoria del grande discografico Michele Mondella. E’ resoconto dell’eccelsa creazione dell’artista tramite testimonianze e menzioni di chi l’ha conosciuto bene e ha lavorato con lui. Maiorino, attraverso la mole di notizie raccolte, ne ripercorre il percorso anche umano che determina la scelta di una vita spesa verso la poesia 

In esclusiva per MediterraneoToday il Poeta e Musicologo MAURIZIO GREGORINI

Edito da Aereostella, è nelle librerie “L’uomo di Piazza Grande. I dischi di Lucio Dalla raccontati dagli amici” (250 pagine, 22,00 euro) del giornalista e discografico Paolo Maiorino (formatosi negli Stati Uniti, dove a metà degli anni Ottanta è stato corrispondente per alcune testate musicali italiane, dal 1992 al 2021 ha lavorato per importanti etichette discografiche tra cui Emi, Columbia, Ricordi, Bmg e Sony Music e dal 2011 al 2021 è stato responsabile del catalogo & strategic marketing di Sony Legacy. Ha curato anche i contenuti editoriali di molte edizioni discografiche celebrative e dal 2018 collabora con Mondadori, RCS e De Agostini; nel corso dei suoi trent’anni e più nella musica è stato autore radiotelevisivo e si è occupato di comunicazione e marketing per diversi artisti italiani), un libro originale in cui il carattere di Dalla si staglia per ciò che è stato: geniale, visionario, eccentrico, bugiardo, generoso, contraddittorio e determinato. 

Sia l’uomo quanto l’artista sono enunciati, album dopo album, dai musicisti, autori, produttori, discografici e soprattutto dagli amici come Pupi Avati, Fabrizio Zampa, Gian Franco Reverberi, Renzo Arbore, Maurizio De Angelis, Paola Pallottino, Antonio Bagnoli, Tony Esposito, Alessandro Colombini, Ricky Portera, Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori, Gianni Morandi, Ambrogio Lo Giudice, Gaetano Curreri, Maurizio Biancani, Mauro Malavasi, Roberto Costa, Iskra Menarini, Beppe D’Onghia, Samuele Bersani, Silvana Casato, Luca Carboni e altri. Maiorino, già curatore delle uscite in vinile di tutto il catalogo Dalla per le edicole nel 2019 (in ogni vinile era inserito un fascicolo corredato di immagini rare, racconti inediti e interviste ad amici e artisti con cui Dalla aveva cooperato), da quell’impegno ha preso spunto per dare alle stampe un volume che non è il solito ritratto: «Quando ho deciso di scrivere questo libro su Lucio Dalla ho operato una preferenza specifica: non sarebbe stata una biografia classica. Abbiamo visto come dopo la sua morte siano arrivati nelle librerie parecchie pubblicazioni su di lui, alcune senza dubbio interessanti» afferma Maiorino da noi intervistato. «Per quel che concerne me, negli ultimi dieci anni ho continuato a raccogliere ricordi e testimonianze di musicisti, produttori, manager, discografici, videomakers, fotografi, grafici e amici di Dalla; contributi che considero preziosi, più di qualsiasi commento avrei potuto scrivere io; un punto di vista su di lui e sulla sua produzione, il mio, che penso non sarebbe stato granché di interesse per il pubblico. Come sa, Gregorini – io e lei ci conosciamo da tanti anni – ho avuto il piacere e la fortuna, di conoscere Dalla e di lavorare con lui per anni, prima e dopo la sua morte; ho frequentato la casa bolognese in via Massimo D’Azeglio appassionandomi al suo estro, alla sua acutezza, al suo amore per l’arte. Ad esempio, quando mi recai da lui con Andrea Rosi, presidente di Sony Music, Dalla volle a tutti i costi accompagnarci a fare un giro del suo palazzetto, sterminato, bellissimo, dai soffitti alti, con quadri e sculture e oggetti d’arte ovunque, un luogo che sembrava rivelare sorprese ad ogni angolo. E io, per contenere meglio il suo mondo, ho anche frequentato parecchio la sua città. Ma, come sovente succede ad ognuno di noi, mi sono incuriosito, appassionato, a ispezionare deposizioni che potessero delineare un quadro più definito dell’uomo quanto dell’artista solo dopo la sua morte improvvisa».  

Lei ha dedicato questo lavoro alla memoria del caro amico comune Michele Mondella.

«Una preferenza dovuta. Non solo perché nella discografia attutale una figura simile manca, ma perché oltre ad essergli amico gli ero allievo. Mondella è sempre stato addetto stampa di Dalla (e non soltanto di lui, ma di tutti quegli artisti che dalla metà dei Settanta hanno inciso per la RCA), e sia lui che la moglie Silvana hanno conservato un archivio di notizie, foto, incontri ecc. ecc. che credo sia il più esaustivo in assoluto. Michele restò molto addolorato dalla scomparsa di Dalla, si può dire vivessero quasi insieme. Dopo la scomparsa di Mondella, molti si sono rivolti a sua moglie Silvana per avere materiali da inserire nei loro lavori sul cantautore. Quindi, sia a Michele che a sua moglie Silvana Casato, anche lei storica discografica, va tutto il mio affetto e riconoscimento».

Documento unico, appassionato, emozionante, in questo libro è svelato l’universo di un genio del quale si crede di sapere tutto e che, invece, riserva ancora molte sorprese: “L’uomo di Piazza Grande” ne è racconto della sterminata produzione attraverso gli album, anno dopo anno: «Per come l’ho inteso io, Dalla era un visionario, costantemente proiettato al futuro e animato da un’insaziabile curiosità, un carattere estroverso, ma anche solitario e poetico: l’irriverenza, e lo sguardo di bambino duraturo, s’è impresso nei ricordi: nel corso degli ultimi anni ho condiviso questa sensazione coi suoi  amici e compagni di viaggio. Mi sono emozionato, ho riso, riflettuto, divertito con loro; ho provato malinconia e un senso di profonda ammirazione per un artista immortale, perché è ovvio ammetterlo: Dalla vive oggi più che mai nelle sue bellissime canzoni. Dell’uomo mi piace ricordare il carattere eternamente sospeso tra slanci di simpatia, ironica e goliardica e momenti di intensa e inguaribile malinconia. Era un utopista, un sognatore; ecco perché ho ritenuto lasciare la parola agli amici: ho pensato che le testimonianze dei tanti protagonisti che negli anni hanno condiviso il suo percorso artistico, fossero il modo migliore per raccontarlo. Non nego che non sia stata una impresa semplice: molti hanno preferito negarsi, ma è parte del gioco. Va bene così”

Il libro è strutturato da capitoli per ogni album pubblicato dal cantautore, e appunto descritti da chi, a quei dischi, ha collaborato in studio, nella stesura, alla produzione, alla realizzazione e alla successiva promozione. Pagine colme di aneddoti, curiosità e riflessioni, illustrate con foto d’epoca, alcune delle quali inedite. L’ordine che Mairoino ha conferito a siffatte testimonianze rende questa sorta di pamphlet un tomo irresistibile: già dallo scorrere delle prime pagine si comprende perfettamente che non si leggerà il solito ritratto: sarà invece l’inizio di un viaggio immersione sia nella vita di Dalla, sia nella realizzazione dei suoi dischi; ne emerge infatti una personalità, eclettica, acutissima, realistica, egoista nei comportamenti ma generosa nelle emozioni: si inizia dagli anni Sessanta e si giunge al 1° marzo del 2012, giorno in cui un attacco di cuore pose fine alla sua vita. 

Maiorino, chi è stato per lei Dalla?

<Una persona istintiva, imprevedibile, a volte anche un amabile seccatore. Forse lei lo sa bene, ma magari qualcuno non ne è a conoscenza: Lucio amava sempre discutere, provocare, e ci riusciva perfettamente. Lo asserisce bene la Baraldi quando afferma che, ‘con Lucio si partiva dall’arrangiamento di un pezzo e si arrivava a discutere di Schopenhauer e di filosofia’. Con lui ho lavorato ai suoi ultimi quattro album e ho capito come, anche se non sapesse leggerla, tramite la musica riusciva a farsi intendere, a tal punto che alla fine v’era sempre totale sintonia coi musicisti con cui intendeva realizzare quel disco specifico. Amava raffrontarsi, anche se alla fine pretendeva di avere costantemente ragione: l’ultima parola doveva essere la sua. Quali sono i suoi dischi che amo? Qui ui non posso non citare ‘Come è profondo il mare’, che definisco l’apriporta di ogni sua stanza segreta. E’ da questo straordinario lavoro che presero il via i suoi testi vaneggiatori, unici; credo che la collaborazione col poeta Roversi a lui giovò parecchio, anche perché non era affatto semplice aggiungere note e arrangiamenti a qualcosa che di per sé era già musica: la poesia. Penso che il massimo lo abbia ottenuto trilogia prodotta da Colombini – ‘Come è profondo il mare’, “Lucio Dalla” e ‘Dalla’ – anche se il mio preferito resta ‘ Viaggi organizzati’, in cui iniziò a sperimentare l’elettronica Mauro Malavasi».

Alcune delle testimonianze riportate in “L’uomo di Piazza Grande”. 

Gianni Morandi: “Mescolava sempre il divertimento con il lavoro, almeno un’ora al giorno la passava ai videogames o a giocare a biliardino. A un certo punto si doveva lavorare e di colpo diventava serio e professionale”. 

Ricky Portera sul brano “Caruso”: “Mi sono sempre chiesto come fosse possibile che uno come lui, con seri problemi di socialità, potesse essere capace di scrivere cose incredibili come quella, che toccano le persone nel profondo dei sentimenti. Doveva avere dentro di sé un mondo segreto e bellissimo”.

Samuele Bersani: “Quando m’intrattenevo con lui sapevo di confrontarmi col più grande di tutti; ne ero consapevole. Stare con lui fu una grande palestra, imparai molto anche se lavorarci insieme non è stato affatto semplice: a volte ci sono stati dei bei contrasti, Ricordo che una volta stavo vivendo un momento particolarmente negativo della mia vita privata. Lucio mal digeriva quella mia depressione, tant’è che giunse urlarmi contro che non avevo capito nulla della mia vita perché accadimenti come quelli erano una fortuna: avrei potuto capitalizzare il dolore e trasformarlo in espressione creativa”. 

Beppe D’Onghia: “Lucio era un autodidatta ma sapeva farsi comprendere, si esprimeva con i colori, con le immagini, con le sensazioni e non parlava di note o di scale, aveva un linguaggio emozionale”. 

Mauro Malavasi: “Il nuovo millennio era un argomento che lo coinvolgeva molto, voleva capire quale fosse il linguaggio, il messaggio giusto da dare. Ne era impaurito e molto affascinato. Sono convinto che se fosse ancora vivo farebbe un duetto con un rapper. Ha sempre lasciato la porta aperta alla contaminazione, alla novità”.