MANOVRA DI BILANCIO. Si lamentano tutti: alleati e opposizione

AgenPress. La manovra di bilancio del governo Meloni non piace a nessuno, ma non tanto per l’importo a corredo o per le misure riportate in agenda, ma anche e soprattutto per l’attività di “rosicamento” ancora in corso nella sinistra italiana, e quindi i tutti quegli apparati che fanno capo ad essa.

In campo ci sono 35 mld di euro con un occhio un po a tutte le criticità, a cominciare da quelle contro il caro energia, carburanti, dalle famiglie alle imprese; un approccio al taglio del cuneo fiscale, a cui nessuno aveva messo mano fino ad adesso, fino alla flat tax, pensioni, reddito di cittadinanza, inflazione, evasione fiscale, lavoro, tregua fiscale, fondo di garanzia PMI, e tante altri piccoli apporti che comunque iniziano a dare un quadro alternativo a quello che il Paese ha sempre avuto almeno da 20 anni a questa parte.

Ma nonostante questo iniziale sforzo, tra l’altro compiuto in tempi strettissimi rispetto alle calende greche dei dibattiti parlamentari, nessuno pare essere soddisfatto del documento fiscale del governo, associazioni datoriali comprese.

“Rosicare è un diritto – esordisce Gianni Lepre, opinionista economico del Tg2 – piangersi addosso però è un’altra cosa. Le componenti politiche sconfitte alle elezioni, come anche molte datoriali di ‘larghe vedute’, continua a lamentare una sostanziale mancanza di finalizzazioni per questa manovra economica, come pure delle esigue risorse economiche messe in campo a fronte della grave esitazione che stanno vivendo imprese e lavoratori”.

“Mi permetto ricordare a politica e sigle – ha poi continuato il prof. Lepre che tra l’altro è presidente della Commissione Reti e Distretti Produttivi di ODCEC Napoli – che 35 mld di euro non sono proprio bruscolini, per dirla alla Nino Frassica, e l’impegno dell’esecutivo non sta nell’ammontare della liquidità in uscita, ma come questa liquidità viene spalmata all’interno delle misure urgenti e prioritarie rispetto a ciò che oggi vuole farsi passare come prioritario”.

Il noto economista ha poi spiegato: “Un esempio tra tutti è la modifica al Reddito di Cittadinanza che adesso comporta dei paletti doverosi per logica e giustizia, non imposti a sfregio dei bisognosi. Ovviamente se partissimo solo ed unicamente dal presupposto che i bisognosi in Italia sono alcuni milioni, i nullafacenti per propria scelta anche di più, e tutti quanti loro vanno a votare, allora tutti noi saremmo tentati di garantire una cuccagna sottoforma di sussidio statale. ‘Errare humanum est’, dicevano i Latini, il problema però è il perseverare che è e resta diabolico”.

“In questo momento storico delicatissimo, nel quale gli equilibri internazionali appaiono sempre più fragili, ed il ruolo del nostro Paese può assurgere a compiti importanti a guida dell’intera Unione Europa, non serve rosicare, ma costruire tutti insieme partendo da quello che abbiamo. Dobbiamo rimboccarci tutti le maniche e in maniera coesa senza se e senza ma lavorare per una unione di intenti o non per dividere e rimescolare. Il governo Meloni ha bisogno di tutti noi, e non è sicuramente a riparo da errori o da sviste; tocca a noi fare in modo che ciò non accada, tocca alle associazioni datoriali che hanno l’obbligo di costruire e non demolire o demonizzare; tocca ai sindacati chetano nella loro natura la mediazione tra il potere esecutivo e la forza lavoro; tocca alla politica fare sintesi e non costruire bastoni da piazzare tra le ruote dell’esecutivo. La manovra economica attuale è un primo passo verso la riqualificazione sostanziale del Sistema Paese, e per quello dobbiamo prenderlo”.