MANOVRA. Meloni: due grandi priorità, crescita e giustizia sociale

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«La legge di bilancio cuba complessivamente 35 miliardi di euro con due grandi priorità: crescita, che significa mettere in sicurezza il tessuto produttivo, premiare chi si rimbocca le maniche; e giustizia sociale; attenzione alle famiglie, ai redditi più bassi e alle categorie più fragili. Solto contenta del lavoro fatto e dell’approccio da bilancio familiare: quando ti occupi del tuo bilancio e le risorse mancano non stai a preoccuparti del consenso, ma di cosa sia giusto fare per far crescere la famiglia nel migliore dei modi, si fanno delle scelte e ci si assume delle responsabilità».

La gran parte delle risorse, 21 miliardi, è stata convogliata sul caro energia, per «mettere in sicurezza il tessuto produttivo e le famiglie» innalzando la soglia Isee da 12mila a 15mila euro. «È una misura per le famiglie più bisognose. La manovra prevede anche un intervento di «tregua fiscale» per cittadini e imprese che in questi ultimi anni si sono trovati in difficoltà economica anche a causa delle conseguenze del Covid e dell’impennata dei costi energetici. Prevede la cancellazione delle cartelle fino al 2015 che hanno un importo inferiore a mille euro, la rateizzazione dei pagamenti fiscali non effettuati nel 2022 senza aggravio di sanzioni e interessi per chi a causa di emergenza Covid, caro bollette e difficoltà economiche non ha versato le tasse. È prevista una mini sanzione del 5% sui debiti del biennio 2019-2020. La rateizzazione è fino a 5 anni. Dunque, «nessun condono, ma solo operazioni di buon senso».

Altre misure per le famiglie: l’Iva al 5% su tutti i prodotti per la prima infanzia e sugli assorbenti; la conferma dell’agevolazione sulla prima casa per le giovani coppie, tra le quali la copertura dello Stato copre fino all’80% mutui; un intervento sul congedo parentale facoltativo che «costituisce una piccola banca del tempo» per i genitori di bambini fino a 6 anni e che introduce un mese retribuito all’80% invece che al 30%. Nella manovra, inoltre, c’è lo «stanziamento di 500 milioni contro il caro carrello». Il governo ha deciso di non dare il via libera all’azzeramento dell’Iva su pane e latte «perché non potendo distinguere il reddito, la misura si sarebbe spalmata anche su chi non aveva bisogno: abbiamo in mente di selezionare con decreto alcuni alimenti e utilizzare questi 500 milioni per abbassare il prezzo di quei beni per gli incapienti attraverso la rete dei Comuni» e coinvolgendo anche produttori e distributori.

Infine, la questione reddito di cittadinanza. «Avremmo avuto bisogno di più tempo per una riforma complessiva, intanto stabiliamo che si continua a tutelare chi non può lavorare – disabili, anziani, famiglie senza reddito con minori a carico, donne in gravidanza – mentre per gli altri, per chi può lavorare, il reddito di cittadinanza sarà abolito alla fine del 2023, quando comunque non si potrà percepire per più di 8 mesi e decadrà al a primo rifiuto lavoro», ha chiarito il premier, ricordando anche «l’obbligo di presenza sul territorio nazionale». «Ci siamo dati un periodo transitorio per accompagnare al lavoro», ha chiarito Meloni, ricordando che già «il contributo per chi assume percettori di Reddito di cittadinanza va in questo senso» e puntando anche sulle opportunità per la formazione offerte dal Fondo sociale europeo.