MODA. Le ombre in chiave ottimistica di Sabrina Persechino

LO STILISTA ANTONIO VENTURA de GNON IN ESCLUSIVA PER IL MEDITERRANEO

 

Ancora un architetto che si cimenta nella moda! Un’emule di Gianfranco Ferrè? Può essere, perchè in qualcosa lo richiama. Anche lei, parlo della Persechino, gioca con gli abiti come se fossero delle costruzioni, dei grattaceli, e si fa coinvolgere dalle linee architettoniche che poi trasmette sugli abiti. Devo riconoscere che con il tempo le sue creazioni sono alquanto migliorate. All’esordio erano confuse e soprattutto non ben costruite dal punto di vista sartoriale. Poi il tempo e la competenza acquisita (e forse anche la manodopera giusta) hanno raddrizzato il tiro. In questa ultima collezione, presentata durante la settimana della moda romana, ha fatto fluire sui suoi abiti un fascino indiscreto e una curiosità sottile, nel cercare di comprendere la forma di un’ombra e il corpo che l’ha generata.

Sabrina Persechino, affronta il tema dell’ombra come conseguenza della luce, ovvero la formazione di una sagoma oscura prodotta da un corpo opaco esposto alla luce. L’ombra, generalmente vissuta come qualcosa di negativo, è interpretata da Persechino in chiave ottimistica, a ribadire che anche se ci è sembrato di aver vissuto in una zona buia, siamo in piena luce. Un concetto astratto, ma che coglie il segno negli abiti. Comunica questa positività con il linguaggio che le è più congeniale: la ricerca del bello, che ritroviamo nelle forme e nell’uso del colore. 

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Abiti rigorosamente lineari e geometrici, la mano dell’architetto docet, eleganti e al tempo stesso sensuali, una collezione ricca e completa con gli immancabili capispalla dal taglio essenziale, le iconiche tute, gli abiti da cocktail e da grande soirée, pensati per una donna dinamica e glamour ad ogni ora del giorno.

Giochi di luce ed ombre, outfit arricchiti da lastre traforate che generano quadri di un chiarore aureo, o, al contrario, formano texture scure, incise dal chiarore. L’effetto è quello delle mashrabiyya, griglie elemento tipico dell’architettura mediorientale. E ancora riferite all’architettura sono le vie parallele che sembrano convergere, come quelle dei porticati, direttrici di eleganti abiti neri, sete laserate ed organze a celare la nudità del corpo che resta velato, come se fosse in ombra, lasciando spazio ad una “pruderia”, che scatena poi l’immaginazione.

Luci ed ombre che influenzano anche i colori: i rossi magenta che virano verso il viola e l’indaco. Allo stesso tempo i chiari scuri sul magenta trasformano i velluti sfumandoli gradualmente: è come se una nuvola mossa dal vento ombreggiasse il tessuto, alterandone il colore.  La palette dei colori vira dal bianco al nero, passando per l’indaco, per il plum. Fil rouge le geometrie dell’oro.