NEL SALOTTO DI COBURGO de GNON. I seni al vento di Ester Onofri affacciata al balcone

Nascere in un certo tipo di famiglia alla fine può risultare un bene, ma può significare anche condurre una vita difficile. Io sono stato fortunato: dal 1964 in poi, la mia vita si è incrociata con tantissimi personaggi del mondo dello spettacolo e della politica. Abbiamo una casa grande: a quei tempi unica, perché la sola con quattro bagni. Quando per gli avvenimenti locali, come le feste patronali, arrivavano conduttori o cantanti o comici che allietavano le serate, chi poteva ospitarli se non noi? Sia per rinfrescarsi che per cena dopo-spettacolo, erano costantemente nostri ospiti

di Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Un ricordo speciale, va ad una top model, anche se a quell’epoca non si parlava di top, ma di brave indossatrici. Non ero più adolescente, ma un uomo fatto. Mi ero appena sposato con una campionessa di Basket della “Libertas Aurelia”. Ma non divaghiamo. Per una sfilata scese in Salento la famosa Ester Onofri, una indossatrice che sfilava per tutte le maison dell’Alta Moda. Eravamo diventati amici, quindi decise di passare qualche giorno da me, per andare a godere il mare del golfo di Gallipoli. La mia casa ha dei balconi che si affacciano su un incrocio importante. La mattina, appena alzata, si affacciò non rendendosi conto che fosse a seni nudi. Dopo qualche minuto, un fragore di ferri che si accartocciavano ci fece sobbalzare. Aveva provocato un tamponamento a catena. Non si mosse minimamente, rimase li tranquilla a guardare. Tanto per dire quanto poteva essere disinibita: la cosa mi faceva alquanto piacere. Non ho mai amato le persone ipocrite o falsamente modeste. Ero con Ester ed altre modelle in treno. A quell’epoca i treni non erano come quelli di ora. Per quanto si potesse prenotare i posti, poi si poteva viaggiare comunque, stando in piedi nei corridoi, stipati a volte come sardine. Avevamo prenotato ben due scompartimenti ed erano pieni di modelle, con le quali, a quell’epoca sfilavo anche io, ma solo occasionalmente, per raggiungere la località, ovvero Gallipoli, dove avremmo fatto una sfilata per un negozio del luogo che inaugurava. Ester era nello scompartimento insieme a me. Immaginate, siamo alla fine degli anni 70, per la precisione nel ‘78. Il corridoio era vuoto ed erano tutti, naturalmente i ragazzi, concentrati in quel pezzetto degli scompartimenti prenotati. Ester aveva steso le gambe poggiandole sul sedile che la fronteggiava. Aveva una gonna a ruota di seta, ricordo anche il nome del brand che non esiste più: “Kinki shop”. Naturalmente la gonna pendeva lasciando un vuoto sotto. Un ragazzo scivolava sempre di più, cercando di vedere, quello che per i ragazzi, a quell’epoca era quasi un miraggio. Ester accortasi, piuttosto che arrotolare la gonna, la tirò su e proferendo le parole, che riporto, impresse nella memoria, disse: “Ecco ora hai visto. Ti prego mettiti tranquillo e lasciami riposare”. Non immaginate il colore del viso del ragazzo, che dal rosso virò verso il blu. Ho perso di vista Ester, e mi piacerebbe molto riaverla mia ospite. Quindi, se leggi questo mio ricordo, ti prego contattami.