NEL SALOTTO DI COBURGO de GNON. Pippo Baudo e la tavolata di formaggi locali 

Antonio Ventura Coburgo de Gnon 

Nascere in certo tipo di famiglia può risultare un bene, ma anche condurre vita difficile. Io sono fortunato: dal 1964 in poi, la mia vita si è incrociata con tantissimi personaggi del mondo dello spettacolo e della politica. Abbiamo una casa grande: a quei tempi unica perché la sola con quattro bagni. Quando per gli avvenimenti locali, come le feste patronali, arrivavano conduttori o cantanti o comici che allietavano le serate, chi poteva ospitarli se non noi? Sia per rinfrescarsi che per cena dopo-spettacolo, erano costantemente nostri ospiti

Inizio raccontandovi di un’icona: Pippo Baudo. 

Non chiedetemi esattamente l’anno nel quale ha fatto tappa da me, di sicuro ricordo che chiesi se per cena desiderasse qualcosa in particolare, se volesse assaggiare la nostra cucina o altro. Mi rispose che sarebbe stato contento se avesse potuto assaggiare i nostri formaggi tipici. Quindi chiesi a mia madre, donna in quei periodi amata e potente,  di accontentare la richiesta di Pippo. Si mise all’opera e per la cena dopo lo show, che credo fosse uno “Zecchino d’oro” riempimmo la tavola con tutti i formaggi tipici. Dalla ricotta al pecorino fresco da gustare, passando per le mozzarelle fior di latte, alla giuncata, al cacio ricotta, anche questo fresco da mangiare e non grattugiare, e poi altri ancora. Nonostante i miei quasi 20 anni in Rai, la mia strada con il Pippo nazionale non s’incrociò mai, tranne una volta. Si girava uno spot per l’ultimo Festival di Sanremo condotto da lui. Andai a trovare un amico che faceva parte dello staff. Non ho mai messo in dubbio la sua professionalità, ma come icona mi cadde dal piedistallo, per una frase che mi apparve omofoba pronunciata a conclusione delle riprese. Fu a quel punto che li il mito di Pippo Baudo, almeno per me, morì!