Se vince il centrodestra non è detto che Mattarella incarichi tutta la coalizione

ESTRATTO DA DAGOSPIA.  (…) Alla linea politica contrapposta (all’interno del centrodestra ndM) occorre aggiungere i problemi che nasceranno sulla divisione del potere. A partire dalla scelta del presidente del Senato (Berlusconi tentenna ad accettare lo scranno perché dovrebbe vivere e lavorare a Palazzo Giustiniani lontano dalla sua Arcore), passando per i ministri (se la Meloni propone Panetta al Mef, Salvini lo boccerà perché è anti Flat Tax), per finire alle partecipate di Stato, i cui vertici sono in scadenza ad aprile 2023: Eni, Enel, Poste, Leonardo, Snam, eccetera, compresa Fincantieri (il recente arrivo di Pierroberto Folgiero al posto di Giuseppe Bono non è stato gradito per niente dalla destra). Ecco perché non è detto che Mattarella dia l’incarico alla coalizione vincente – e l’ha fatto presente, affiancato dal consigliere Giovanni Grasso, nel recente incontro riservato che ha avuto con il direttore di “Repubblica” Maurizio Molinari. A quel punto, visto le visioni contrapposte dei tre partiti, conclamata la loro mancanza di unità di intenti, il Capo dello Stato può decidere di dare un incarico esplorativo al partito che ha raccolto più voti. A 24 giorni dalle urne, in base a tutti i sondaggi, è quello di Giorgia – ed ecco perché Enrico Letta si sbraccia tanto affinché il Pd sia il primo. Quello che è sicuro è che, per vari e avariati motivi, Mattarella mai darà un incarico a Salvini. Del resto, non è un copione inedito: l’abbiamo già vissuto nel 2018. (…) All’epoca Mattarella diede un incarico esplorativo al presidente della Camera, il grillino Roberto Fico, che fallì miseramente. Dopodiché, Salvini abbandonò al suo destino i compagni di coalizione, Meloni e Berlusconi, e dette vita al governo gialloverde, Lega-M5s, con Giuseppe Conte premier…