NOVITA’. ALP Trio e Francesco Del Prete fra influenze e fusione sonora

Nei negozi di dischi i nuovi lavori di ALP Trio e Francesco Del Prete. “Controra” degli ALP si offre quale tentativo di trovare una risposta alla domanda sull’arte dei suoni che può accompagnare il nostro tempo. “Rohesia Violinorchestra” di Del Prete ha radici profonde nella musica mediterranea, nelle tradizioni locali e soprattutto nella fusione fra esse. Un progetto unico che si arricchisce della partecipazione di musicisti di grande livello

A cura della redazione cultura diretta da MAURIZIO GREGORINI

Si intitola “Controra” il disco d’esordio degli ALP Trio in uscita per l’etichetta discografica Filibusta Records. La band è formata da tre polistrumentisti molto versatili, attivi da tempo in diverse formazioni e in progetti solisti. Parliamo di Fabio Anile, pianista che ha composto musiche per cortometraggi e installazioni audiovisuali, Luca Pietropaoli, alla tromba e al basso che ha collaborato in gruppi come Fonderia, Pensiero Nomade ed Ensemble Enarmonia, e infine Salvatore Lazzara, chitarrista e bassista, che è il fondatore di Pensiero Nomade ed uno dei componenti della band prog rock dei Germinale. Cosa si cela dietro a questo prospetto? Come ha spiegato il gruppo: “Si parta dal titolo: fin dall’antichità, in certi luoghi, nel pieno dell’estate, le giornate hanno un giro d’ore, dopo il mezzogiorno, in cui la calura è più profonda, la luce più abbagliante e il mondo è immerso in una calma immobile e rovente. Chiunque abbia fatto esperienza della stagione estiva al sud, o comunque nelle zone mediterranee, sa di cosa si sta parlando: si potrebbe dire che questa parola sintetizza non solo una serie di cose che si fanno (o meglio, che non si fanno) durante quel periodo del giorno, ma anche i pensieri che nascono, e con loro i desideri. Secondo Platone, in questo periodo di tempo il sole si arresterebbe a metà del suo corso e renderebbe infuocati il cielo e la terra; le cicale cantano e inducono torpore mentale, gli uomini abbandonano i luoghi aperti e si rifugiano al coperto, nelle grotte o nelle case per riposarsi. In quel momento escono Pan, le Ninfe ed altre divinità, che possono invasare e possedere gli incauti che escono. La controra è letteralmente un’ora contraria, avversa all’attività, in cui si rifugge l’aperto e si cerca riparo al fresco di una casa, in un giardino, in un luogo appartato. E perciò diventa un momento di rifugio, attesa, riposo e di sospensione del tempo. Abbiamo provato a immaginare quale musica potesse nascere nella controra e, da mediterranei, abbiamo provato a mescolare le nostre influenze sulla base di questa idea, dando vita appunto ad una musica per lenire il caldo, l’apatia languida, e che lascia sospesi in attesa che il tempo scorra. Ogni traccia segue il fluire delle ore e delle fasi del sonno, fino all’inevitabile risveglio”. Come dire: la musica possibile, dopo il silenzio. ALP Trio è il tentativo di trovare una risposta alla domanda sull’arte dei suoni che può accompagnare il nostro tempo. Soprattutto dopo che ogni genere è stato attraversato, ogni esperienza compiuta, ogni suono ascoltato. Ciò che potrete trovare in questo progetto musicale è il risultato di un intenso e meticoloso lavoro di sottrazione, di ricerca dell’essenza, della misura e del ritmo necessario. Non è un caso che al lavoro si sia dato il titolo di “controra”, vale a dire quel momento del giorno in cui non è possibile tollerare azioni, pensieri e desideri superflui. La parte del giorno che si dichiara più vicina alla quiete, solo apparentemente stanca e lenta. Che è poi l’unico modo di esistere e resistere in questa vita inutilmente veloce, francamente illusoria, spesso inautentica. Fabio Anile, Salvo Lazzara e Luca Pietropaoli hanno compiuto un’opera di sublimazione dei generi a loro più cari, il jazz, l’ambient, l’elettronica, alla ricerca di una pulsazione e una risonanza più profonde.

Pietropaoli ha cominciato a giocare con la musica fin da tenera età: i vinili di Bach, Inti-Illimani, The Beatles, Simon & Garfunkel erano perfette colonne sonore di concerti immaginari da mettere in scena con ogni sorta di strumento improvvisato. Principale canale espressivo del desiderio di creatività, la musica lo ha da sempre attratto nelle sue innumerevoli declinazioni temporali e geografiche. Trombettista, cornettista, bassista, sound designer e compositore, ha lavorato e pubblicato album in ambito progressive jazz, world jazz, rinascimentale, sinfonico ed elettronico. Anile: pianista di formazione classica, si è accostato sin da giovanissimo alla musica spaziando in generi diversi, ma sempre con una predilezione per la dimensione cinematica di essa. Dalle atmosfere dell’ambient più rarefatta, all’ostinato del minimalismo classico, la sua ricerca sonora si muove sempre lungo lo stesso percorso: il suo operato è un lavoro sul tempo e sulla percezione. Ha composto musiche per cortometraggi e istallazioni audiovisuali. Lazzara: dopo gli esordi nella new wave e dark wave si dedica al progressive rock con la band Germinale, con cui incide CD fino alla fine degli anni Novanta. All’inizio degli anni 2000 inizia un percorso solista con il moniker Pensiero Nomade, un progetto in cui si dedica alla ricerca sonora, fra musica acustica e world jazz, contaminata da minimalismo ambient e da elettronica.

Rohesia Violinorchestra”, ultimo disco di Francesco Del Prete su etichetta Dodicilune, ha radici profonde nella musica mediterranea, nelle tradizioni locali e soprattutto nella fusione fra esse. Un progetto unico che si arricchisce della partecipazione di musicisti di grande livello quali Arale (Lara Ingrosso) alla voce, Marco Schiavone e Anna Carla Del Prete al violoncello, Patrizio Tafuro al flicorno, Angela Cosi all’arpa, Emanuele Coluccia al pianoforte e Roberto “Bob” Mangialardo alle chitarre. I brani che lo strutturano – presenti in due versioni, una orchestrale e a tratti elettronica e l’altra più unplugged con l’apporto di questi ospiti speciali – sono stati scritti per essere accostati ai vini della Cantina Cantele, una realtà vinicola ben radicata nel territorio pugliese e nazionale e ormai di ampio respiro internazionale che insieme all’artista ha coprodotto questo lavoro. Un viaggio, dunque, che parte dalla terra, dai paesaggi rurali, dai sapori locali che sono prima di tutto fonte d’ispirazione per l’arte e l’intelletto. Attraverso le note scritte da Francesco Del Prete si sviluppa il racconto di una famiglia che nel corso del tempo, con l’alternarsi delle stagioni e delle vendemmie, è diventata una realtà assai viva, molto attenta alla cultura locale. E qui entra in ballo il violino, per molti legato al passato e alle grandi orchestre, che tuttavia grazie all’utilizzo di loop, dell’elettronica e delle nuove tecnologie, diventa uno specchio dei tempi moderni, dove tradizione e innovazione si incontrano. L’espressività di questo strumento, che in questo disco si alterna a momenti struggenti e melodici ad altri più brillanti e dinamici, diventa il mezzo per raccontare storie e per accostare il mondo della tradizione culinaria ad una musica innovativa che non dimentica le proprie radici. Tra i brani: “Rohesia Pas Dose” è un dialogo serrato tra violino e violoncello, entrambi intenti a tessere trame melodiche che trovano sfogo nei ritornelli danzati; un rincorrersi in crescendo punteggiato da pizzicati e delay a ricreare bollicine e freschezza. Teresa Manara, la protagonista di questa storia meravigliosa, è interpretata da una melodia dolente eseguita al violino travolta da un destino vorticoso e irresistibile raffigurato da un violoncello irruente. Il pezzo “Rohesia Rosè” è caratterizzato invece da ritmi swing e veloci terzine di pizzica che si alternano e si fondono amalgamandosi alla perfezione. Le radici di questo brano provengono dal Salento e le melodie fresche raccontano un’estate tutta da scoprire. L’incipit di “Rohesia Rosso” è affidato ad un violino armonico/percussivo, pizzicato in maniera originale, che ne costituisce anche l’ossatura del brano; su tale intelaiatura le note di violini e violoncelli si avviluppano su sé stesse in maniera incessante come boccioli di profumatissime rose rosse che volteggiano senza fine. “Amativo” si apre con un incipit tensivo che preannuncia un dialogo misterioso tra violino e violoncello intenti a scrutarsi a vicenda; l’obiettivo è quello di cercare e trovare la giusta armonia tra le parti: tale dinamica, nella più felice delle combinazioni innesca il giusto cortocircuito che prende forma nella seconda parte del pezzo, briosa e felicemente riflessiva. Lo strumento che racconta queste storie e che diventa il mezzo per unire passato e presente è senza dubbio il violino di Francesco Del Prete, utilizzato come una lente attraverso cui osservare ciò che ci circonda.  Il musicista salentino, infatti, è riuscito a coniugare alla perfezione studi classici, musica jazz e nuove tecnologie dando vita a un percorso nuovo, trasversale che rappresenta lo specchio dei tempi moderni.