“Orchidea”: storia di una giovane donna colpita dal morbo di Parkinson

Da domani fino a venerdì in scena al Teatro Tordinona della Capitale

di Maurizio Gregorini

Dopo oltre 2 anni dal debutto, torna in scena a Roma, al teatro Tordinona, dal 1 al 3 Giugno, ore 21.00, “OrchiDea” (presentato da Filmstudiocult su produzione Associazione culturale ‘Spectre’ di Marco Montalti), storia di un fiore malato; racconto della vita di Laura Rinaldoni, giovane donna colpita dal morbo di Parkinson che confessa emozioni a caldo ed esperienze di vita forti e spesso estreme, legate alla sessualità e al dramma farmacologico che questa malattia scatena in lei, con impulsi violenti e autolesionisti. 

Lo spettacolo nasce dalla volontà di portare sul palcoscenico la verità delle parole di Laura, attraverso degli audio originali che negli anni la donna ha tenuto gelosamente nascosti come un diario segreto e che ora, come in un film onirico, tramite la drammaturgia di quest’opera, prendono vita sul palcoscenico. Sarà proprio la stessa Laura, presente in scena, a testimoniare la follia della sua disarmante realtà, come un equilibrista fragile sulle corde della vita. Realizzato da Mariaelena Masetti Zannini, regia della Zannini con la complicità di Emanuela Bolco (scene e costumi Alexandros Mars; arte rituale erotica del corpo a cura di Niko Marinelli; disegno luci Stefano Germani; tecnico luci e audio Ettore Bianco. Con: Laura Rinaldoni, Ilaria Amadei, Sylvia Di Ianni, Antonio Fazio, Marco Fioramanti, Stefano Germani, Niko Marinelli, Anthony Rosa, Samuele Maria Pungitore, Mariaelena Masetti Zannini. In scena anche il marito di Laura, Andrea Vangelisti e la sorella Daniela Rinaldoni), il testo tende a evidenziare la malattia, sindrome extrapiramidale caratterizzata da rigidità muscolare che si manifesta con resistenza ai movimenti passivi, e con tremore che insorge durante lo stato di riposo; può aumentare in caso di stato di ansia e bradicinesia che provoca difficoltà a iniziare e terminare i movimenti. Sebbene sia stata descritta per la prima volta già nel 1817 dal medico inglese James Parkinson (e benché da allora la ricerca intraprenda grandi sforzi per chiarirne l‘origine), le cause esatte del Parkinson restano sconosciute. Si ipotizza un’interazione tra predisposizione genetica e influssi ambientali. Finora non è stato possibile identificare un singolo fattore quale unica causa della patologia. Si possono alleviare i sintomi, certo, però non è possibile frenare – o addirittura arrestare – la sua progressione. Se ne può guarire? Dipende da caso a caso: in terapia, oltre alla L-DOPA, il farmaco più efficace in assoluto per questo morbo, si utilizzano agonisti della dopamina, inibitori MAO, catecol o-metiltransferasi, anticolinergici e bloccanti del glutammato. 

Come abbiamo riportato poco sopra, caratteristica della recita è data dalla presenza autentica, sulla scena, della Rinaldoni: vi si odono gli audio originali in cui la protagonista si racconta e osserva il suo corpo e la sua storia; se ne realizza una esibizione visiva, in cui a governare il tutto sono corporeità e colori, spesso a scapito delle parole. Laura, nello scoprire la malattia (avvenuta il 18 dicembre di dieci anni fa) e i suoi effetti, diverrà un individuo notturno, consacrato al sesso e al piacere. La malattia finirà per pilotarla ad una intera modificazione della sua vita: “L’amore è come un’orchidea. Deve prendere sempre la luce, se sta qualche giorno al buio muore”.