Patti Smith in quartetto stasera al Parco della Musica di Roma

Provocatrice e mistica, mendicante e sciamano, il suo linguaggio rock è il vero oracolo del nostro tempo. Potenza e suggestione le fanno concepire l’arte quale unica inquietante compagna di vita

PRESENTAZIONE A CURA DEL POETA E MUSICOLOGO MAURIZIO GREGORINI

IN ESCLUSIVA PER IL MEDITERRANEO 

Il concerto che la porta sul palco di Roma Summer Fest stasera vede l’artista ripercorrere la sua lunga e prolifica carriera, accompagnata on stage dal figlio Jackson Smith alla chitarra, dall’amico di lunga data Tony Shanahan al basso e dal batterista Seb Rochford. Instancabile e sovversiva, Patti Smith ha recentemente conseguito due nuovi riconoscimenti: il prestigioso Premio Puccini – assegnato dalla Città di Viareggio e dalla Fondazione Festival Pucciniano, per la prima volta a un’artista rock – e le chiavi della città di New York, ricevute dall’ormai ex sindaco Bill De Blasio, a testimonianza del rapporto straordinario dell’artista con la città. La “sacerdotessa del rock”, nella sua carriera di oltre quarant’anni ha attraversato il punk diventandone l’icona, analizzato il mondo in tutte le sue forme d’arte, attraverso la musica, la fotografia, la poesia, i romanzi, la pittura e la scultura, lasciando un segno indelebile in ogni sua espressione. Amata, discussa, potente ed idealista, è un vero e proprio mito del rock per tutte le generazioni e, senza dubbio alcuno, tra gli artisti più influenti di sempre. Parte della sua storia è narrata in “Just Kids”, libro di memorie pubblicato il 19 Gennaio 2010 (in Italia più volte ristampato) nel quale vengono raccontati in prima persona i dettagli della peculiare relazione che la legò al fotografo Robert Mapplethorpe. Appena edito “Just Kids” ha vinto il National Book Award per la saggistica; nello stesso anno è stato inserito nella ‘Top 10 Best Books’ della rivista statunitense Publishers Weekly. Ha concorso come finalista per il Los Angeles Times Book Prize (sezione Current Interest, 2010) e per i National Book Critics Circle Award (sezione Biografie/Autobiografie, 2010) e nel 2011 è apparso sulle Notable lists dell’American Library Association, ed è stato presentato nell’episodio di “Fresh Air” del 19 Gennaio 2010, durante il quale la conduttrice Terry Gross ha intervistato la Smith.

In queste memorie c’è il racconto di due vite che si sono incontrate e amate, che hanno perso delle battaglie ma vinto poi la guerra e infine che hanno realizzato un sogno dal nulla, cambiando per sempre la storia del rock e della fotografia. Patti e Robert si incontrano per caso a New York, poco più che ventenni, nell’estate del 1967, hanno poco in tasca ma dalla loro hanno la giovinezza, spudorata, sgraziata e maledetta. Vivono un po’ per strada, mangiano molto poco, campano di lavoretti e inseguono l’Arte. Chiacchierano di letteratura, quando possono vanno al cinema o a vedere delle mostre, ascoltano musica e continuano a crescere. Non sanno esattamente ciò che diventeranno ma sanno che il successo per loro arriverà, sarà bruciante e fulmineo per Robert, costante e metodico per Patti. I due si amano da buoni amici, si perdono per strada ma poi si ritrovano. E il fermento di quegli anni emerge dalle pagine, si sente, eccome: l’allunaggio, l’assassinio di Martin Luther King, il grande concerto di Woodstock.

Sono nata di lunedì nel North Side di Chicago, all’epoca della grande bufera di neve del 1946; secondo il racconto di mio padre vidi la luce che ero un esserino lungo e scheletrico con la broncopolmonite, e lui mi salvò la vita tenendomi al di sopra di una tinozza fumante”, afferma la cantautrice. Molto spesso malata, passa gran parte della sua infanzia a letto, ma questo non la scoraggia. Le tante storie che la madre le racconta e che poi lei stessa legge la salvano, ma a salvarla sono anche le sorelle e il fratello, sempre presenti. Al liceo scrive poesie e racconti incitata dai suoi stessi insegnanti, che già intravedono una luce diversa in quella magrissima e disobbediente adolescente. L’anno del grande cambiamento è il 1967 quando si trasferisce a New York “una città vera, sfuggente e sensuale” dove, appunto, incontra un giovane che le sarà amico per tutta la vita: Mapplethorpe.

Vive con pochi dollari al giorno, dormendo in metropolitana o sulle scale esterne degli edifici. Per anni lavora come commessa in un negozio di libri, critica di una rivista musicale, drammaturga e quasi attrice, continua però a scrivere, il suo è un tormento interiore, una bestia che non la lascia mai. A ventotto anni entra nel mondo della musica, dapprima con timidi readings di poesia e suoni, poi con singoli di etichette indipendenti e infine con l’album “Horses” (1975) che fa letteralmente epoca per la voce passionale e inebriata e la visionaria qualità. Escono poi “Radio Ethiopia” (1976), che dapprima non vendette molto anche poiché, rispetto ad “Horses”, era un disco meno accessibile. Poi “Easter” (1978), che contiene il brano “Because the Night” (scritto con Bruce Springsteen), e “Wave” (1979). Sul finire degli anni Settanta, diviene esponente di punta di un rock intelligente e nuovo, ammaliando i critici e riuscendo a mantenere credibilità anche nei passaggi più spericolati, come quando nelle note all’album “Wave”, inserisce una foto di papa Luciani e la scritta “La musica è riconciliazione con Dio” e mantenendo sempre una contraddizione tipica dei poeti vi inserisce pure i versi del “Condannato a morte” di Jean Genet: “Oh attraversa i muri;/  se hai bisogno cammina sul bordo dei tetti degli oceani;/ copriti di luce/ Usa la minaccia, usa la preghiera…/ I miei dormienti stanno per fuggire verso un’altra America”. Nel 1979, dopo un trionfale tour italiano a settembre davanti a circa settantamila spettatori, annuncia a sorpresa il suo ritiro dalle scene e sposa il chitarrista degli MC5 Fred ‘Sonic’ Smith, a cui ha dedicato il brano “Frederick” e dal quale ha due figli, Jackson e Jessica. Allo sposalizio seguì un periodo di silenzio che durò fino al 1988 anno in cui pubblica “Dream of Life” che contiene “People Have The Power”, che diverrà un vero e proprio inno alla libertà e alla democrazia. Nel 1989 muore Mapplethorpe, compagno della bohème giovanile a New York. A questo primo lutto seguono, poi, quelli del fidato pianista, Richard Sohl, di suo fratello Tod ma, soprattutto, quello del marito Fred per un attacco di cuore. Per aiutarla a reagire ai vari lutti, nel 1995, i suoi amici Michael Stipe (cantante dei R.E.M.) e Allen Ginsberg (poeta, amico di Patti sin dal periodo newyorkese) la invitarono a tornare ad esibirsi. Nel dicembre dello stesso anno prese parte ad una tournée di Bob Dylan. Decide così di tornare a comporre e completa l’album che con Fred Smith da tempo progettava. Lo chiude, nel 1996, con il nome di “Gone Again”.  Negli anni successivi continua con una produzione regolare e frequenti incursioni sui palcoscenici di tutto il mondo. Nel 1997 esce “Peace and Noise”, con pezzi che protraggono dolori follie del mondo: l’invasione cinese del Tibet, la morte di Ginsberg e Burroughs, il Vietnam, Madre Teresa e il mito di Ho Chi Minh, a cui Patti dedica il suo album del 2000, “Gung Ho”, i cui brani “1959” e “Glitter in their eyes” vengono nominati per i Grammy Award. Nel settembre 2002, poi, il “Museo Andy Warhol” di Pittsburgh ospita una sua mostra d’arte dal nome di “Strange Messenger”. Poi pubblica “Trampin” (2004. Un seguente ristampa della versione francese, doppio CD, conterrà anche “Trampin… live aux vieilles charrues 2004”, undici tracce che di fatto costituiscono il ‘primo live ufficiale’ della sua carriera), che include la meravigliosa “Radio Baghdad”, improvvisata in studio con Oliver Ray, in cui immagina una mamma irachena che canta una ninna nanna al figlio una notte, mentre cadono le bombe. Nel 2005, in occasione del trentesimo anniversario del suo primo album “Horses”, pubblica una versione nuova dell’album che comprende due cd: il primo è lo stesso di trent’anni prima rimasterizzato e il secondo è l’intero album suonato dal vivo alla Royal Festival Hall di Londra con una band rivista: oltre ai soliti Lenny Kaye, Jay Dee Daugherty e Tom Verlaine, Tony Shanahan prende il posto dello scomparso Richard Sohl al pianoforte e va sottolineata la presenza di Flea al basso. Nel 2006 suona a Torino con un concerto gratuito in Piazza Castello durante le Olimpiadi invernali di quell’anno. Nel 2007 entra a far parte della ‘Rock and Roll Hall of Fame’. Nel 2012 in occasione del festival di Sanremo duetta come ospite straniero con il gruppo Marlene Kuntz cantando “Impressioni di settembre” della Premiata Forneria Marconi e il suo più famoso successo “Because the Night”, il quale le fa guadagnare una standing ovation. Nel giugno 2012 viene pubblicato “Banga”, e registra “Capitol Letter”, parte della colonna sonora del film Hunger Games “La ragazza di fuoco”. Sempre nello stesso anno incide la cover di “Io come persona”, canzone di Giorgio Gaber. Il 10 dicembre 2016, Smith, partecipa alla cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura sostituendo Bob Dylan, impossibilitato a partecipare per via di impegni. Il 3 maggio 2017, le viene conferita la laurea magistrale ad honorem in “Lettere classiche e moderne” presso l’Università degli studi di Parma. Va detto pure che il suo lavoro è stato fonte d’ispirazione per Michael Stipe, cantante dei R.E.M. che ha affermato come “l’ascolto dell’album ‘Horses’ ha avuto su di me un forte impatto; ho deciso in quel momento che avrei formato una mia band” e tra gli artisti da lei persuasi sono da ricordare gli U2, Courtney Love, Madonna. Nel 1993 Smith ha partecipato all’album “No Alternative” prodotto dall’organizzazione Red Hot Organization per sostenere i malati di AIDS; vi contribuisce con una versione live del brano “Memorial Song”. Nel 2000 ha sostenuto la candidatura di Ralph Nader in vista delle Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America. Durante le manifestazioni della campagna elettorale, Smith, ha cantato, trascinando la folla, i brani “Over the Rainbow” e “People Have the Power”. Tra il 2002 ed il 2003, Smith, partecipa attivamente alle proteste contro la Guerra in Iraq e contro il Presidente George W. Bush. Il 26 marzo 2003, dieci giorni dopo la morte di Rachel Corrie, Smith, si esibisce ad Austin in un concerto dichiaratamente contro la guerra. Ancora tra il 2004 ed il 2005 partecipò alle manifestazioni contro la Guerra in Iraq (sempre con Ralph Nader) e sostenne l’impeachment nei confronti del Presidente Bush. Nel 2006, a Londra, presenta due nuovi brani “Qana” e “Without chains”: il primo racconta del bombardamento da parte delle Forze Aeree Israeliane ai danni della città libanese di Kana; l’altro è basato sulla vicenda di Murat Kurnaz, un cittadino turco nato e cresciuto in Germania, detenuto nel Campo di prigionia di Guantánamo per quattro anni. Louise Jury, in un articolo per The Independent, ha riportato le parole di Smith: “Ho scritto entrambe le canzoni in risposta ad eventi dai quali mi sono sentita oltraggiata: vengono compiute ingiustizie contro i bambini mentre i giovani uomini e le giovani donne vengono incarcerati. Sono un’americana e le tasse che pago vengono utilizzate per finanziare paesi come Israele che bombardano inermi cittadini, civili, in città come Kana. E’ terribile. E’ una violazione dei diritti umani”. Cresciuta tra i Testimoni di Geova, ha ricevuto un’educazione fortemente basata sugli insegnamenti della Bibbia. Iniziò a staccarsi dall’ambiente religioso da adolescente poiché lo riteneva troppo chiuso, ed è su questa esperienza che scrisse il verso “Gesù è morto per i peccati di qualcuno ma non per i miei”, inserendolo all’interno della sua cover di “Gloria” dei Them. Ha affermato che tra gli undici ed i dodici anni iniziò ad interessarsi al buddhismo tibetano dichiarando “Mi sono innamorata del Tibet poiché la loro missione era mantenere un flusso continuo di preghiere”; tuttavia, in età più matura, è giunta alla conclusione che vi siano dei parallelismi tra le religioni e che i dogmi della fede sono “leggi fatte dall’uomo alle quali puoi decidere se attenerti o no”.

Nel 2014 è stata invitata da Papa Francesco a suonare al Concerto di Natale del Vaticano, commentando “E’ un concerto di Natale per le persone, e sarà trasmesso in televisione. Mi piace Papa Francesco e sono contenta di cantare per lui. Chi mi critica per una frase di vent’anni fa è uno sciocco. Ho avuto un’influente educazione religiosa, tant’è che la prima parola sul mio primo LP è ‘Gesù’. C’ho pensato molto. Non sono contro Gesù, ma avevo vent’anni e volevo fare i miei errori e non volevo che nessuno morisse per essi. Ora mi trovo alle spalle di quella ragazza di vent’anni ma sono cresciuta e mi sono evoluta”. Sebbene abbia spaziato tra new wave, proto-punk, rock, punk-rock e destrezze hard, ogni suo album è un disco solido, coeso, sempre pervaso da un’aura di sacralità e magnetismo, così come lo sono i suoi libri di poesie e quelli dei racconti. Stupiscono le sue doti di interprete, testimoniate anche dalle brillanti performance dal vivo. Sempre magnetica ed esplosiva sul palco, dimostra di aver perfino affinato le sue soluzioni canore, sfoggiando una padronanza invidiabile di versi e armonie vocali. Lo testimonia il libro “The Coral Sea”, pubblicato nel 1996, divenuto poi, nel 2008, doppio album con l’accompagnamento musicale di Kevin Shields dei My Bloody Valentine, registrato durante due esibizioni dal vivo del duo: “Quando il mio grande amico e artista straordinario Robert Mapplethorpe morì a causa delle complicanze dell’Aids nel 1989, volli lasciargli qualcosa che non fossero solo le mie lacrime, così scrissi ‘The Coral Sea’ per lui. E’ da lui che ho imparato come la contraddizione è spesso la più limpida forma di verità”: vero requiem ‘corporeo’ postumo, nonché lancinante opera di rammarico e tristezza, avido vaneggiatore nella tradizione della grande poesia americana post-beat generation molto cara alla Smith, il lungo poema descrive gli ultimi giorni di sofferenza a causa dell’Aids di Mapplethorpe con visioni, grida, confessioni, ponderazioni escatologiche incarnate, rifiorite sopra infinità di layer sonanti coi quali vengono pervenuti speciali climax viscerali sui quali la voce della Smith sembra veleggiare con soffi e frangenti. Il grande carisma interpretativo e la suggestiva potenza dell’uso delle parole nelle sue canzoni le hanno fatto guadagnare il soprannome di “sacerdotessa maudite del rock”. Infine, la rivista Rolling Stone la inserisce al quarantasettesimo posto nella sua classifica dei cento migliori artisti, e all’ottantatreesimo nella lista dei più grandi cantanti.