“Perché ci sia luce”, il viaggio dell’anima nei mondi ultraterreni intrapreso da Alessandro Stani 

Testimonianza di come, anche dopo ciò che chiamiamo morte, i nostri cari ci restano accanto, nonostante sia difficile per qualcuno coglierne la presenza

In esclusiva per Il Mediterraneo

Maurizio Gregorini

Da sempre l’esperienza della morte è qualcosa da cui l’uomo volontariamente fugge. Al di là della impreparazione psicologica per l’evento, quando lo spirito s’appresta a compiere l’avventura terrena, pare abbia dimenticato la Sorgente da cui proviene. Però la realtà della sopravvivenza dopo la fine umana oramai pare anche convalidata dalla scienza. Nel corso di questi ultimi decenni, libri di autori affermati quali Brian Weiss, John Holland, Eben Alexander, A. Moody jr., Theresa Cheung, Anita Moorjani, Sylvia Browne, Gustavo Rol (tanto per citarne alcuni) hanno dimostrato come la sopravvivenza dopo la morte fisica (tuttora considerata da molti con difficoltà e sospetto) non è mera fantasia; sono testi che sostengono come anche dopo ciò che chiamiamo morte, i nostri cari ci restano accanto, nonostante sia difficile per alcuno coglierne la presenza. Qualcuno di noi però è in grado di farlo, ha ricevuto in sorte un dono, offerta che apre nuove prospettive di speranza sulla vita oltre la vita. 

Ne è dimostrazione l’avvenentissimo libro di Alessandro Stani, “Perché ci sia luce” (sottotitolo “In compagnia di angeli e esseri spirituali”; Mondadori, in Oscar Misteri, 281 pagine, 14,00 euro), tomo di cui vi consigliamo lettura, non solo per la motivazione del minuzioso lavoro che offre, ma per la meravigliosa ragione con cui fa intendere al lettore come l’eternità non sia affatto una credenza inutile, ma una verità evidente. In quest’opera Stani raccoglie decenni di esperienze personali con cui evidenzia che una vita ultraterrena esiste, che lo spazio che ci separa dai nostri morti non è poi così distante, che spesso le anime che hanno varcato la soglia tentano in ogni modo di mettersi in ‘contatto’ con noi per offrire amore, sostegno. Stani fa comprendere come si dispone di qualcosa che permette al medium di riportare fugaci scordi dell’Aldilà, dove risplende non solo la luce, ma l’incanto dell’amore (e l’amore è la base significativa del libro che lui ha redatto), un luogo spesso definito ‘paradiso’ dove alberga la ‘meraviglia’, uno stupore che fa suggerire all’anima che bisogna accettare e vivere in armonia un passaggio che prima o poi tutti dobbiamo affrontare. Ma in “Perché ci sia luce” viene principalmente evidenziato in che modo ognuno di noi possa sfidare le proprie paure; possa, in altri termini, ragionare e sviluppare quel potenziale di grandezza che alberga in ciascuno di noi. Il bisogno di risposte sul grande tema dell’esistenza non è fatto o indagine di questi tempi confusi e accelerati; è qualcosa che è insito nel cuore dell’uomo fin dalla sua presenza su questa terra. Stani tenta di sciogliere la questione presentando un unico cammino di aspettativa per tutti, invitando chiunque all’ascolto di voci di saggezza che incorporee parlano, alleggerendo sofferenze e indicando una nuova visione che sia ‘via’ giusta e positiva in questa vita. Nel volume, Stani narra non soltanto le sue esperienze, ma spiega la pratica quotidiana di un dono divenuto lavoro, espone come funzionano i contatti con l’Aldilà, come appaiano maestri e defunti, in che modo entra in comunicazione con loro e colla realtà spirituale dell’universo; insomma, un messaggio emotivo e toccante dove le parole assurgono a consolazione, a robustezza nel superare il dolore della perdita, mostrando, appunto, come la morte non sia affatto la conclusione di tutto. “Perché ci sia luce” offre così un altro tassello alla soluzione di un mistero che tale non è più. Nato nel 1983, fin da piccolo Stani ha scoperto di riuscire a comunicare con l’altra dimensione. Dopo anni ha finalmente deciso di pubblicare “Perché ci sia luce” per permettere a ognuno di noi di accedere alle informazioni che riceve. Egli vede e sente ‘oltre’ questa dimensione; pone domande ai maestri; può dare risposte a coloro che a lui si rivolgono; lui stesso prende indicazioni sulla vita professionale, sentimentale o informazioni terapeutiche, riportando contenuti di spiritualità sublime; rammenta a chiunque che non siamo solo realtà materiale, che anche in questa  dimensione l’energia che ci anima può operare con congegni di cui disponiamo perché chiunque può realizzarsi, risanarsi, divenendo conscio di ciò che realmente è. L’abbiamo intervistato.

Stani, il titolo del suo libro si mostra grandemente significante…

“Con esso viene indicato il filo del discorso; il suo senso è quello di trasmettere tramite racconti ed esperienze ciò che a me è accaduto. La ragione della ‘luce’? Ovviamente per me è l’amore, amore come beatitudine e come senso universale che tocca ogni anima, amore in tutte le sue forme, anche sconosciute se vuole (dato che sono infinite), ma che il nostro cuore sa intendere alla perfezione. Non sarò certo il primo a rinforzare che l’amore permea ogni cosa senziente, ogni apparenza della nostra vita; e, nel mio caso distinto, l’amore intende essere il concetto di una esistenza terrena che non può essere scollegata dall’animo, dall’interiorità. Un esame sentimentale? Si, e anche concettuale se vuole, poiché la spiritualità non è soltanto sensibilità a dei valori, ma l’insieme di vari elementi che caratterizzano i modi di vivere e di sperimentare realtà diverse, sia riguardo a forme di vita religiosa, sia con riferimento a movimenti filosofici e letterari. Sappiamo bene che natura spirituale indica qualcosa che è immateriale, ossia esente da corporeità, ma che però non appartiene solo esseri incorporei, ad esempio, gli angeli; essa è parte essenziale di noi, è in noi dal principio, da prima che decidessimo di intraprendere questa esperienza terrena”.

I morti ci parlano?

“Si. E ci sussurrano come tutto non termini con l’evento della fine, e lo bisbigliano nei modi a loro concessi; indicano in che norma l’anima sia eterna. L’anima cambia forma, tutto qui, e prosegue il suo cammino nelle alte sfere della luce. In risolutiva, cosa intendiamo per ‘crescita spirituale’? Intuiamo con questo sviluppo cercare un significato di cose ed eventi, di contingenze della vita. Significa entrare, in termini accurati, in una dimensione scevra da ogni contaminazione per fare posto alla trascendenza, al dialogo con il divino ed incamminarsi verso il Sommo Bene. Le persone che sono e restano agnostiche? Credo siano prigionieri di uno stato mentale che non permette loro di accettare la nostra realtà spirituale: tutti abbiamo un’anima, anche nelle persone più inflessibili e razionali l’anima pulsa, e prima o poi dovrà aprire un varco di consapevolezza. Se mi intralciano? No, per la ragione che accetto tutti, accolgo con amore il loro punto di vista, la loro posizione, che non è uno ‘stato’ dell’essere. Significativo per me è il libero arbitrio, ciò che anche i maestri e le guide eteree sovente replicano: la decisione è nostra, spetta a noi capire in cosa credere o non credere, poiché anche in questo caso si tratta di un esercizio che l’anima ha scelto di vivere, con tutte le sue contraddizioni”. 

Come comprendere le risposte dello Spirito?

“Penso dipenda da ciò che uno è pronto ad accogliere. Per quel che riguarda me, scelgo di riflettere su ciò di cui ho bisogno. Lo spirito replica sempre in modo esaustivo alle nostre richieste, e se a volte ciò non accade, non significa che vi sia resistenza, affatto; magari noi non siamo pronti a cogliere il punto di svolta, la fase successiva di un percorso che, si comprenda o no, è stato deciso dalla nostra anima dapprima della nostra nascita, e riconoscere, assumere, a volte risulta essere una impresa ardua. Col mio lavoro tento di canalizzare coloro che intendono essere aiutati verso l’effettiva accezione della loro vita, ossia verso una guarigione interiore. Non creda che anche per me sia stato tutto semplice: il mio è stato un percorso in ‘solitaria’, un itinerario anomalo, un viaggio di cognizione in cui quel che mi riguardava non era comune a tutti; i miei sono stati anni difficili, anzitutto in conseguenza di energie esterne.

Sono da ritenersi fondamentali i messaggi dall’altro mondo?

“Sintomatici per una serie di illazioni; dipende da chi li riceve dato che vi sono comunicazioni per la collettività ed altri individuali, trasmessi quando sovente incontro delle persone. Direi che ambedue sono rilevanti perché – seppur apparentemente distanti – vi sono una serie di anime – chiamiamoli gruppo di persone – che sono destinate ad un viaggio di gruppo, anche se ciascuno di loro, singolarmente, è soggetto ad una propria evoluzione in forme diverse”. 

Era proprio questo il momento di divulgare la sua esperienza? 

“Per come ho intrapreso il mio percorso, direi di sì. Tramite le mie guide ho compreso che era giunto un momento di maturità condivisibile, che avrebbe potuto sostenere un incontro col pubblico. L’attimo era adesso – lo definisco tempismo dell’anima -; la frequenza era pronta, un ritmo che mi ha insegnato ad accogliere la vita nella sua pluralità, a lavorare su me stesso ben sapendo che non si arriva mai ad un punto specifico, poiché il cammino è sempre in espansione, una reiterazione che mi ha insegnato non solo ad amare coscientemente, ma a lasciare andare ogni forma di giudizio, parere che viene meno quando si ha la consapevolezza di essere, in prima istanza, spirito. Ciò che questo dono concessomi mi ha trasmesso è oramai una condizione naturale, un’apertura dell’anima, un senso di infinito che non può prevalere su nulla e nessuno dato che nessuno di noi ha la verità in tasca. Cadauno di noi deve decidere per sé, e ovviamente non ho risposte sicure dato che siamo su questa terra per errare, ed è attraverso i fallimenti che l’anima evolve. Cosa mi aspetto? Che chi fruirà di questo libro sappia approcciarvisi in maniera del tutto libera e autonoma, senza aspettativa e senza quella intenzione di volerci trovare per forza di cose sentenze esaustive, che vi sappiano rintracciare tra le righe quello di cui necessitano. ‘Perché ci sia luce’ è il risultato di un esercizio basato sull’amore verso me stesso e verso gli altri; è il frammento di un insieme che è il diamante centrale: la ‘luce’ è essenza e aiuta, vivificando ciò che siamo. Del resto il concetto di speranza nasce chiudendo gli occhi, sospendendo il respiro per un istante, sospendendo l’attività della mente: solo in questo modo si può avvertire cosa pulsa davvero dentro di noi, ascoltare in profondità la pulsazione vibratoria che fa scattare un meccanismo interiore in cui le convinzioni possano subire una trasformazione perché, si sa, il pensiero nasce dalle recinzioni della mente, e non dallo spirito”.