Rampelli: governo kafkiano rottama la buona scuola che aveva approvato  

«Questo è un governo kafkiano. Per capire il corto circuito di questa maggioranza basti guardare a ciò che sta accadendo con il decreto legge Bianchi. Un provvedimento che modifica sostanzialmente la cosiddetta ‘buona scuola’, approvata dal parlamento con il voto favorevole del Pd guidato da Renzi che era anche presidente del Consiglio»: lo dice il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, partecipando alla manifestazione sulla scuola indetta dai sindacati a Roma, in piazza Santi Apostoli. 

«Questo è un provvedimento clientelare perché se da una parte taglia la ‘carta docenti’, con la quale i professori si formano, dall’altra crea un’agenzia nazionale istituita esclusivamente allo scopo di dare appalti a società di consulenza e formazione con piani uguali in tutto il territorio nazionale da Bolzano a Canicattì, negando quindi le differenze ambientali in cui la scuola agisce e la sua primaria vocazione sociale. Nonostante la buona Scuola avesse la pretesa di eliminare il precariato, che tutt’oggi esiste, il decreto Bianchi va a cancellare le cattedre di potenziamento istituite sulle quali in 7 anni le scuole hanno investito con insegnamenti e risorse umane, insiste Rampelli. Né si cura di disciplinare adeguatamente la formazione e il reclutamento del personale ATA, soprattutto per coloro che ricoprono ruoli amministrativi e che, a oggi, sommano anche quelli di facenti funzione del dirigente di servizi generali amministrativi (DSGA) senza avere alcuna competenza e conoscenza di diritto, pubblica amministrazione, contabilità». 

«Infine, nonostante la marcia verso la digitalizzazione della scuola, gli istituti italiani sono costretti a pagare abbonamenti per internet come fossero società private perché non esiste una banda larga pubblica e gratuita. Sull’idea di scuola – conclude –  restiamo poi in alto mare, manca un centro di gravità, un ruolo chiaro nella società che gratifichi tutta la comunità educante e completi anche il percorso sinergico con la scuola paritaria, ancora discriminata con i suoi insegnanti considerati di serie B e i suoi precari espunti anche dai concorsi pubblici».