Remigi: «A 80 anni ricomincio: sono un miracolo della natura!» 

Memo Remigi con Serena Bortone, la conduttrice di “Oggi è un altro giorno”: la trasmissione chiude la prossima settimana dopo una stagione di buoni successi d’ascolto. Il riscontro ha indotto il direttore del daytime della Rai a confermarla anche per il prossimo anno

«Mi stanno capitando molte più cose adesso di quante me ne siano capitate nei decenni passati» ammette la “spalla musicale” di Serena Bortone nel pomeriggio di Rai Uno

In esclusiva per Il Mediterraneo

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

«La prima cosa che mi salta in mente è definirmi un miracolo della natura»: Memo Remigi è sempre lui. Simpaticamente umile. Galantuomo. Sornione. «Mi stanno capitando molte più cose adesso – fa di conto – di quante me ne siano capitate nei decenni passati».

Si sente “preda” di una “nuova” giovinezza artistica? 

Quanto mi accade mi da una spinta mentale e fisica, facendomi ritrovare quasi una nuova giovinezza, in età non più giovane. Posso comunque dire, che potrei essere considerato uno showman. Nella mia vita artistica, ho cercato di avere molte più frecce nella mia faretra, per evitare di fossilizzarmi in un solo ruolo. Non mi sarebbe piaciuto essere ricordato per una sola canzone di successo, per poi fare delle ospitate, solo e soltanto per quel successo. Intanto ho iniziato dal basso, facendo la gavetta. Avevo un mio gruppo e siamo andati avanti per 10 anni. Poi ero uno dei pochi che in quegli anni cantava accompagnandosi da solo al pianoforte. Quindi, in quel periodo della mia vita, era la sola possibilità che mi permettesse di avere delle entrate. E devo aggiungere che in quegli anni ho girato l’Italia dalla Sicilia alla Lombardia. Chiaramente si suonava nei night club in voga, come il “Club 84” a Roma e “La Mela” a Napoli. Questi, due tra quelli che più ricordo. E per ogni città ci si fermava per 15 giorni. Chiaramente questo capitolo fu chiuso. Non vi erano più intenti, era faticoso sia dal punto di vista umano che ci legavano ed i rapporti erano diventati difficoltosi. Decisi di sciogliere il gruppo, saldai i miei orchestrali, e ricominciai.

E giunse la prima canzone di grande successo…

Si certo, nel 1974 al “Disco per l’estate” presentai la mia ormai più che famosa canzone “Innamorati a Milano”. Questa canzone possiamo definirla come la nascita di un nuovo modo di comporre. Non era legata a giri armonici, che erano quasi sempre presenti in tutte le canzoni di quel periodo. Avevo rotto gli schemi delle armonie, tant’è che i musicisti se ne stupivano. Era quasi più adatta a gruppi jazz.

Ricominciare fu semplice? 

Anche qui, l’essere al posto giusto nel momento giusto ha avuto la sua importanza. Al Club 84 veniva il proprietario di un altro club romano, che mi propose di andare a suonare e cantare… e non solo quello. Potevo intrattenere il pubblico, con aneddoti ed interagire con i frequentatori del club, che tra l’altro era esclusivo e per solo soci. Questo mi permise di trovare la mia personalità artistica. Mi fece capire che non ero legato solo alla musica, ma che potevo fare di più e diversificare. Praticamente in quel club era come se avessi un vero e proprio spettacolo teatrale.

Come si evolse il Memo che conosciamo ora?

Passai a Rai Radio 1: nel programma radiofonico avevo degli ospiti che intrattenevo. E poi potevo cantare, raccontare…

Sicuramente avrà composto per cantanti di un certo calibro. Possiamo sbilanciarci e fare qualche nome?

Ma certamente! Ornella Vanoni, la grande Shirley Bassey, Orietta Berti, Fred Bongusto, e poi Ombretta Colli, quando era ancora la signora Gaber, e tanti altri.

Mi perdoni, e per la grande Mina? 

Avevo scritto una canzone per lei, e sarebbe dovuta andare a Sanremo, ma rifiutò e la incise Iva Zanicchi. La portò al Festival e fu il suo grande successo: “La notte dell’addio”.

Io, come lei, sono ormai lontano dal nuovo modo di cantare, se così lo si può definire, e quello di fare musica…

Rispecchia i tempi dei giovani che ormai sono solo tecnologici. Non interagiscono tra loro, sono sempre con il cellulare, intenti a chattare e guardare Facebook o Instagram: ciò si ripercuote su ogni manifestazione di vita.

Parliamo di “Ballando con le stelle”…

Avevo fatto un video come ComoShapira, un reggaeton che poi avevo definito un Remiggitton. Questo video in cui cantavo e ballavo sulla spiaggia con un corpo di ballo mi aveva veramente galvanizzato. Milly Carlucci vide questo vecchietto e mi propose di andare a Ballando. Voleva dimostrare che anche alla mia veneranda età di ottantenne si poteva fare qualcosa, e che non fosse giusto tirare i remi in barca e vivere senza incentivi: il movimento giova alla salute.

Cosa accadrà adesso che “Oggi è un altro giorno” di Rai Uno si ferma per le vacanze estive?

A Luglio registro due puntate di un nuovo programma, ma non posso anticipare di più. 

In fin dei conti, 60anni di carriera sono veramente un bel traguardo!

Devo riconoscere che dopo tutti questi anni per mia gioia e fortuna, mi sono ritrovato a non guardare al passato, e di cose ne ho fatte tante. Ho persino fatto teatro con grandissimi attori, come Arnoldo Foa, Lea Zoppelli. Ma la cosa che più mi ha meravigliato è che, grazie ai due anni trascorsi a “Propaganda live” su La7, mi sono guadagnato qualcosa di quasi insperato: il pubblico dei giovani. Questa trasmissione ha tirato fuori un aspetto poco rilevato prima: l’ironia e l’autoironia.

Cosa conta nella vita oltre alla professionalità? 

Di sicuro la fortuna, poi una vita lineare ed ancora decoro, e rispetto per il lavoro altrui e per le persone in generale. Dopo il mio passaggio a “Propaganda live” i giovani non mi conoscevano più come quello di “Innamorati a Milano” o per le trasmissioni con Topo Gigio, ma solo come Memo di Propaganda: questo per me è stato come ritrovare un nuovo successo.

E allora chiudiamo proprio con i giovani: cosa consiglieresti loro?

Mai rinunciare alle occasioni, anche se sembrano sbagliate, perché potrebbe essere quella giusta. E’ successo a me, facendomi diventare quello che sono ora.