RENATO RASCEL. Premiato il più poliedrico degli artisti italiani 

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Sono stato più che felice di partecipare come inviato del quotidiano “Mediterraneotoday.it” al venticinquesimo anniversario del festival Moncalieri Jazz. Non perché io sia proprio un cultore del Jazz, ma solo perché finalmente si dava un opportuno riconoscimento ad un artista pressoché dimenticato. Parlo di Renato Rascel. Un poliedrico interprete dello spettacolo italiano che, nato a Torino, riuscì a far conoscere il suo stile interpretativo eclettico in tutto il mondo.  A 110 anni dalla nascita e 70 anni dalla sua prima commedia musicale con Garinei e Giovannini, “Attanasio cavallo vanesio” e del film “Il cappotto”, che lo consacrò interprete cinematografico internazionale, finalmente arriva un omaggio al “piccoletto”. Non potevano mancare il figlio Cesare Rascel e la moglie Giuditta Saltarini. A condurre l’omaggio, Umberto Broccoli, noto storico televisivo. La manifestazione è stata ospitata, e non poteva e doveva essere diversamente, nell’Auditorium della Rai di Torino, città che gli ha dato i natali. Una carrellata delle sue composizioni più famose, tratte dalle commedie musicali, e brani di musica leggere sempre evergren, che hanno ispirato numerosi interpreti di fama mondiale, sono stati eseguiti durante la serata, arrangiate dal maestro Andrea Ravizza che ha omaggiato, con un doveroso tributo al “piccoletto nazionale”, una nuovissima fantasia musicale ad un personaggio, il cui genio, istinto e lungimiranza, anticiparono in molti casi i linguaggi dell’entertainment. E non tralasciamo il suo  stile giocoso e riflessivo, popolare ed intriso di surrealismo. Si seppe ben esprimere in ogni ambito artistico.  

Autorevole protagonista dei programmi radio-televisivi RAI, dagli anni Cinquanta agli Ottanta, Rascel fu un autore di genio, interprete raffinato e inconfondibile cantante. Per chi non lo sapesse, si  formò nel coro della Cappella Sistina, e nell’ascolto radiofonico degli standard jazz americani. Rascel iniziò la sua carriera proprio come batterista jazz, suonò vari strumenti, e il suo timbro vocale inconfondibile, fu universalmente apprezzato anche dai più grandi compositori. Il suo personaggio, lunare e fanciullesco, seppe instaurare un’immediata comunicazione col pubblico, spaziando dall’umorismo del “Corazziere” al teatro dell’assurdo di Beckett e Ionesco, dalle “favole” e “commedie musicali” di Garinei e Giovannini a brani passati alla storia, tra cui “Arrivederci Roma”.

Per non lasciarlo nell’oblio e trasmettere anche alle nuove generazioni il suo ineguagliabile talento, il festival ha pensato dunque di restituirgli la dignità e il posto che merita ospitando una serata musicale anche ricca di testimonianze e curiosità. Peccato che solo in un ambito ristretto di un festival si sia dato un omaggio ad un così grande artista. Mi chiedo come mai la Rai che omaggia artisti anche meno importanti, non abbia mai pensato di rendergli omaggio con una serie di serate e di programmazioni.