RON: 50 ANNI DI SUONI. «Mi sono messo a nudo svelando la mia anima». CLICCA E ASCOLTA

A Cura del Poeta e Musicologo Maurizio Gregorini 

In esclusiva per Mediterraneotoday

Da oggi nei negozi “Sono un figlio” il nuovo album del cantautore mentre puoi ascoltare qui“Gatti”, il videoclip che ne accompagna l’uscita

Ron: «E’ un lavoro nato durante il lockdown pandemico, situazione che mi ha permesso di rallentare i miei ritmi e di riscoprire il desiderio di comporre musica»

Dopo la doppia raccolta di successi uscita per le edicole, anche questo CD – tredici nuove canzoni con sorprese e collaborazioni significative – è parte di un progetto per celebrare i cinquant’anni artistici

CLICCA – GUARDA – ASCOLTA https://youtu.be/Qpff6AuwfO4

Aveva già iniziato le celebrazioni per i cinquant’anni di attività nel maggio scorso, pubblicando una doppia antologia contenente ben sessantasette brani tra i suoi più grandi successi, “Non abbiam bisogno di parole”, due uscite in esclusiva per le edicole arricchite da un libretto con contenuti esclusivi e un’intervista inedita in cui l’artista racconta la nascita delle sue canzoni, i momenti in cui sono state composte e registrate, divulgando pure tanti aneddoti legati alla sua straordinaria carriera. Doppio CD in cui soni accolti anche duetti: dai brani dell’esordio (“Pà diglielo a mà”, “Il gigante e la bambina”), a quelle del sodalizio con Lucio Dalla (“Piazza Grande”, “Cosa sarà”, “Attenti al lupo”, “Chissà se lo sai” – nelle versioni cantate dai due insieme – ma anche “4 marzo ‘43”, “Futura”, fino alla postuma “Almeno pensami”, portata dal cantautore al Festival di Sanremo nel 2018). Nel doppio antologico presenti, parimenti, le più note e amate: da “Non abbiam bisogno di parole”, brano del 1992 che dà il titolo all’antologia, a “Vorrei incontrarti fra cent’anni”, con cui vinse il Festival di Sanremo nel 1996; da “Joe Temerario” ad “Anima”, con cui vinse il Festivalbar nel 1982;  e ancora: “È l’Italia che va”, “Al centro della musica”, il più recente “Abitante di un corpo celeste” del 2021, fino alla celeberrima “Una città per cantare”, in due versioni, dal vivo e in un esclusivo duetto con Jackson Browne. Tra le collaborazioni incluse sono da segnalare Mannoia (“Cara”), Morandi (“Joe temerario” e “Occhi di ragazza”, Anna Oxa (“La promessa”), Arisa (“Piazza grande”) e Giusy Ferreri (“L’amore guarisce il dolore”). 

Ora il nuovo album, “Sono un figlio”, anticipato – sempre a maggio scorso – da “Più di quanto ti ho amato” scritta da Bungaro, Cesare Chiodo e Rakele: 

Ho capito che davvero a volte accade che pur cantando una canzone che non hai scritto, ti è possibile entrare in un mondo che ti assomiglia tanto, qualcosa che avevi dentro da sempre, ma che non sei mai riuscito a raccontare come volevi”, spiega l’artista che ha incontrato la stampa a Milano per presentare il nuovo lavoro. E prosegue: “Viviamo un tempo in cui si fa fatica ad amare qualcuno in un modo così intenso: questo brano mi riporta a storie d’amore che ho vissuto e che non potrò mai dimenticare. Non è una coincidenza, infatti, che il video realizzato del brano mi ritrae mettendomi a nudo, svelandomi l’anima senza vergogna, in un’isola dall’atmosfera lunare e piena di una luce d’altri tempi”. 

Anche Bungaro, autore del pezzo insieme a Ron precisa che “Questa canzone è una dichiarazione d’amore alla vita. Credo fosse nascosta già da tempo dentro di me. Una notte in viaggio verso il mio Salento ho sentito il respiro del cielo e di tutte le terre, ho immaginato un giorno perfetto dove in questa guerra di sogni, tutte le luci del mondo potessero riaccendere il buio. Riascoltandola, non ho esitato un attimo: ho pensato a Rosalino, per me una delle voci più belle, umane e pensanti della nostra canzone d’autore italiana”. 

A cornice dell’uscita del nuovo CD di inediti, è da oggi online il videoclip de “I Gatti”, un brano poetico e velato di malinconia, dove la presenza dei gatti, così speciali e misteriosi, si intreccia con l’assenza di un amore, evocando, con il loro modo di essere, emozioni e ricordi di quella persona che non c’è più. E così, il cielo “che sembra un quadro di Magritte”, la luna e i pianeti, tornano come luoghi ideali dell’anima. A distanza di otto anni dal precedente in studio, “Sono un figlio” si mostra quale cammino autobiografico (è prodotto da Ron e Maurizio Parafioriti, con arrangiamenti del cantautore realizzato insieme a Roberto Gallinelli, Maurizio Parafioriti, Nicola Costa, Fabio Coppini e Simone Bertolotti; è stato registrato e missato – fatta eccezione per due tracce, “La stessa persona” e “Melodramma pop” -presso l’Angelo Studio di Garlasco. Etichetta ‘Le foglie e il vento’, distribuzione Sony Music) e dedicato a suo padre. Ne affiora il ritratto di un artista in stato di grazia, che racconta sé stesso come mai accaduto prima. Un cantautore voglioso di condividere con gli altri i suoi pensieri, che fa dell’introspezione l’attrezzo per scorgere le emozioni forti, intime, realizzandolo in un momento di urgenze per la vita che ci tocca di vivere adesso. Un lavoro meticoloso, che ha richiesto tempo, dalla ricerca delle canzoni che lo rappresentassero in questo periodo della sua vita alla scelta dei suoni e degli arrangiamenti essenziali, che dessero profondità e articolazione lessicale ai testi. E allora, in una liberazione che trascina inevitabilmente chi lo ascolta, identificandosi nelle sue immaginazioni come nei suoi impulsi, Ron espone appassiona, segnando spazi che appartengono a chiunque, come perimetro del nostro vivere, zona del nostro sentire; e per conseguirlo chiede l’aiuto di importanti autori e giovani artisti, tra i più interessanti: nell’album troviamo Guido Morra, Maurizio Fabrizio, Bungaro, Giulio Wilson, Niccolò Agliardi, Edwyn Roberts, Mattia Del Forno de “La Scelta”, Cesare Chiodo, Rakele, Donato Santoianni, un duetto con Leo Gassmann (“Trovo che abbia un grande talento e gli ho chiesto di cantare con me”), un cameo di Paolo Fresu (in “Un’astronave nel cielo”) e una bellissima cover di “Break my heart again” di Finneas: “Mi sono reso conto che lockdown e pandemia avrebbero voluto che impazzissi; invece mi hanno dato modo di rallentare, di ascoltare moltissima musica, e questo mi ha letteralmente aiutato. Sono sempre alla ricerca di cose nuove, ho così potuto scoprire tanti giovani di talento, anche internazionali, come Finneas O’Connell (al quale ho inviato l’adattamento italiano di ‘Break my heart again’, che ho anche riarrangiato) ed Ethan Gruska, di cui mi sono innamorato e che mi ha dato la voglia di tornare al pianoforte. È così che mi sono messo a scrivere per il nuovo album”, afferma durante la conferenza stampa

La musica? E’ la vita che scelgo ogni giorno per me. E’ comporre un mosaico con le canzoni, che a volte possono farci piangere o sperare, e che, in fondo, rivelano l’essenza più intima di noi”, asserisce.  

L’idea di un possibile trascendente è il “sottofondo filosofico” delle nuove canzoni, che contengono fantastichi universali in cui l’animo può sia rispecchiarsi che aprirsi incondizionatamente; la vita e l’amore, intesi come sperimentazioni e come relazioni con gli altri: ecco che allora riappaiono gli elementi fondamentali con cui l’Uomo, “abitante di un corpo celeste”, si riferisce. Ci discerniamo piccoli davanti alla grandezza dell’universo: queste nuove canzoni sembrano allora un “adesso”, di restrizioni dove si riscopre l’essenziale, ossia che ci circonda e rende vivi, con il bisogno di includere.

Dopo il tour estivo in compagnia dell’orchestra diretta dal Maestro Giacomo Loprieno Ron presenterà dal vivo il nuovo progetto nei principali teatri italiani. Prossimamente, sul sito ufficiale dell’artista, le città e le date dei concerti.