SALOTTO DE GNON. I veri esordi di Cristiano Malgioglio 

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Ho conosciuto Cristiano Malgioglio nei lontani anni… Cercavo anche io di avviarmi alla carriera di cantante e interprete. Lo conobbi in una casa discografica, che se ricordo bene, era la RIFI. Sapendo che mi occupavo, già a quell’epoca di moda, mi chiesero di aiutare Cristiano a scegliere un abito per il lancio del suo primo LP. Presentò il suo LP alla discoteca “Nuova idea”, famoso tempio della vita notturna Gay di Milano. Andammo in giro per negozi e, più cercavo di rendere la sua figura maschile, peggio era. Tornai dicendo che era un caso disperato e che lo lasciassero così com’era, perché quello era Cristiano. La sua permanenza in Salento coincise con la collaborazione in un complesso di Racale, che si chiamava Stelle e Strisce. Li conoscevo benissimo perché cantavo con loro. Non ho mai capito perché Cristiano, dopo averli illusi, li abbia abbandonati. L’ho ritrovato in Rai più e più volte: ormai non più paroliere famoso, ma personaggio – a mio modesto parere – ormai “macchettistico” e sempre sopra le righe: sia per come veste, sia per quello che dice. Spesso potrebbe stare in silenzio, facendo migliore figura. Sorvolo sulla sua dizione, sul suo modo di “adoperare” la lingua italiana, ma mi chiedo come faccia a non stancarsi di essere preso di punta dai comici e dai suoi stessi compagni di viaggio in trasmissione… Per quanto rispetto abbia per la sua arte come paroliere, continuo a domandarmi perché siamo costretti a sorbirci un personaggio che secondo me manda messaggi fuorvianti?