STEVIE WONDER. Si veste di jazz nell’omaggio di Fabrizio Bosso 

Il trombettista celebra Stevie nel nuovo album “We Wonder”. Il concerto di presentazione dell’album sarà il 7 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il suono della sua tromba, unito al il pianoforte e alle tastiere di Julian Oliver Mazzariello, al basso e contrabbasso di Jacopo Ferrazza, alla batteria di Nicola Angelucci, insieme al clarinetto di Nico Gori, qui in veste di special guest, sono i protagonisti di un omaggio ad uno degli artisti più iconici della musica internazionale

A cura della redazione cultura diretta da Maurizio Gregorini 

Il trombettista Fabrizio Bosso rende omaggio con il suo quartetto al genio musicale di Stevie Wonder nel nuovo album “We Wonder”, pubblicato dalla Warner Music e disponibile in cd, vinile e digitale opera che verrà presentata per la prima volta dal vivo, sabato 7 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

L’energia e la vitalità che caratterizzano lo stile inconfondibile di Stevie Wonder (nome d’arte di Stevland Hardaway Morris, nato Stevland Hardaway Judkins – Saginaw il 13 maggio 1950, è un cantautore, compositore, polistrumentista e produttore discografico statunitense), la forza espressiva delle sue più celebri ballad, insieme alla tecnica e al lirismo della tromba di Fabrizio Bosso, la cura degli arrangiamenti e la personalità musicale di ciascun musicista del quartetto, sono tutti elementi che rendono unico e prezioso questo progetto discografico.

Non è stato facile per Bosso selezionare i brani da una discografia così ampia e che ha influenzato gran parte della musica del secolo scorso, contribuendo alla nascita di nuovi generi musicali. La tracklist dell’album contiene nove canzoni tra le più significative di Wonder, scelte da un repertorio molto ampio che abbraccia un periodo che va dalla fine degli anni Sessanta fino all’ultima pubblicazione discografica del 2004: “Another star”, “Isn’t she lovely”, “My cherie amour”, ma anche “Sir Duke”, “Moon Blue” più altre. Non manca anche “Overjoyed”, già pubblicato il 13 maggio come singolo su tutte le piattaforme digitali, in occasione del compleanno di Stevie Wonder. Non è stata questa una scelta a caso, perché “Overjoyed” parla anche di sogni che si realizzano. E’, infatti, un Fabrizio Bosso “felicissimo”, quello che non solo qui interpreta uno dei brani più famosi del suo idolo sin da quando ha cominciato a suonare le prime note alla tromba, ma che rinnova con questo nuovo progetto anche la scelta fatta quando era poco più che adolescente, ovvero, diventare musicista.

La tromba di Fabrizio Bosso, il pianoforte e le tastiere di Julian Oliver Mazzariello, il basso e il contrabbasso di Jacopo Ferrazza, la batteria di Nicola Angelucci, insieme al clarinetto di Nico Gori qui in veste di special guest, sono i protagonisti assoluti di un omaggio alla musica di uno degli artisti più iconici della musica internazionale. Stevie Wonder, figlio d’arte dell’autrice e cantante soul Lula Mae Hardaway scomparsa nel 2006, è il fondamentale innovatore della musica nera, la vera icona del suono Motown, nonché responsabile per aver distanziato il soul dalla sua componente blues. Nella sua lunga carriera s’è caratterizzato per lo stile naïf, raffinato e ambizioso con elementi pop, jazz e funky; i suoi brani, che hanno mostrato dagli anni Settanta una cura sempre maggiore negli arrangiamenti, sono accompagnati dalla strumentazione sinfonica ed elettronica e da una voce in grado di spaziare da tonalità calde e avvolgenti ad acrobazie aspre e pungenti. Durante gli anni Sessanta, periodo in cui già militava per la Motown, la sua musica era frenetica e grintosa, ma si è sempre più incentrata verso il formato della ballata, come confermeranno anche le uscite successive. Dal 1971, anno in cui iniziò a godere di maggiore libertà espressiva da parte della casa discografica di riferimento, rese il suo stile più esotico e lo arricchì con le tastiere elettroniche. Segno di questa maturazione vi sono dapprima “Music of My Mind” del 1972, che conferma per la prima volta le sue ambizioni e introduce i sintetizzatori, poi con le uscite successive quali “Talking book” (sempre 1972) e “Innervisions” pubblicato l’anno successivo, album che lo hanno coronato ‘re della black music’. Dopo “Songs in the key of life” del 1976, citato fra i suoi capolavori, la sua musica si è avvicinata a un formato più accessibile e pop. Il 1980 è stato inaugurato con “Hotter than July”, più scarno e aggressivo dei predecessori, e col successivo “In conversation peace” del 1995, che cita il reggae e l’hip-hop. Tra i più famosi artisti pop del secolo Ventesimo, Wonder ha rinnovato in modo profondo il linguaggio della musica afroamericana, usando i sintetizzatori per creare intrecci contrappuntistici e melodici come se si trattasse di archi o fiati; queste, insieme alla sovraincisione della sua stessa voce al fine di creare multiple voci soliste, sono alcune delle innovazioni stilistiche a lui ascrivibili, divenute negli anni oggetto di culto e studio. Oltre a essere un musicista di talento, è anche un abile vocalista, un ottimo pianista ed eccelle come virtuoso di armonica cromatica.

Alcuni dei suoi dischi sono considerati tra i migliori della musica internazionale, quasi tutti interamente scritti, composti e arrangiati in totale autonomia. Vanta dieci singoli al numero uno nella Billboard Hot 100, oltre trenta brani presenti nella US top ten. Ha vinto centinaia di premi tra cui venticinque Grammy Award, un Grammy Award alla carriera, un premio Oscar e undici American Music Award, diventando così uno degli artisti solisti maschili più premiati e più di successo di tutti i tempi e ha venduto oltre cento milioni di dischi in tutto il mondo. Infine, attivista e leader dei diritti civili, giocò un ruolo fondamentale nel rendere festa nazionale il compleanno di Martin Luther King e nel 2009 è stato nominato “messaggero di pace” dalle Nazioni Unite. Altresì è anche impegnato in campagne a favore dei non vedenti; in particolare ha partecipato alla conferenza diplomatica che ha portato al Trattato di Marrakech per introdurre una deroga al diritto d’autore per le pubblicazioni per i minorati della vista.