SUONI NOBILI. Flavio Cucchi e la “trascrizione” di Vivaldi. E poi Handel, Clementi, Piazzolla… 

Il chitarrista è in concerto domenica 4 dicembre ore 11.00 al Teatro Sala Umberto della Capitale. E’ il primo appuntamento della nuova stagione Domenica Classica. Definito da Carmelo Benela più grande chitarra classica vivente” e dalla critica come uno dei più noti e ammirati chitarristi italiani

a cura della redazione cultura diretta da Maurizio Gregorini 

Il programma si apre con la trascrizione del “Concerto in Re maggiore” di Vivaldi per liuto, due violini e basso, alla quale Flavio Cucchi ha lavorato basandosi sul manoscritto originale. Segue un’altra sua trascrizione, l’aria “Lascia ch’io pianga” di G.F. Haendel, a chiudere questa prima sezione barocca del concerto. Il termine ‘Barocco’ fu introdotto nella storiografia per classificare le tendenze stilistiche che segnano l’architettura, la pittura e la scultura, e per estensione la poesia e la letteratura, tra il Diciassettesimo secolo e la prima metà del Diciottesimo. Il termine fu utilizzato per definire uno stile della musica a partire dai primi del Novecento; in campo musicale può essere considerato come uno sviluppo di idee maturate nel tardo Rinascimento ed è perciò difficile, e anche arbitrario, voler stabilire una netta demarcazione cronologica precisa di inizio e di fine del periodo barocco in musica. Dal punto di vista geografico, la musica barocca ha origini in Italia, grazie al lavoro di compositori come Claudio Monteverdi, benché verso la metà del Secolo Diciassettesimo essa iniziasse a prendere piede e svilupparsi anche in altri paesi europei, sia attraverso i musicisti italiani (compositori, cantanti, strumentisti) che vi erano emigrati, sia attraverso i compositori autoctoni che svilupparono un autonomo indirizzo stilistico. E’ anche un termine ‘musica barocca’ rimasto convenzionalmente in uso per indicare indistintamente qualunque genere di musica evolutosi fra il tramonto della musica rinascimentale e il sorgere dello stile galante e poi di quello classico, in un arco cronologico che, secondo gli schemi di periodizzazione adottati dai maggiori dizionari e repertori bibliografici musicali andrebbe dal 1600 (prima opera giunta integra fino a noi) al 1750 (morte di Johann Sebastian Bach). Cucchi proseguirà poi l’esibizione aprendo il tema delle danze la trascrizione di “Seasons” (4 danze per un anno), un’opera di Alfonso Borghese, che propone una visione raffinata e ironica di Habanera, Tango, Valzer e Siciliana. A seguire, le interpretazioni di Cucchi di due autori contemporanei come Giulio Clementi e Stefano Mainetti. Infine, il chitarrista porta con sé due brani icona di Piazzolla come “Oblivion” e “Chau Paris”. Astor Pantaléon Piazzolla (nato a Mar del Plata nel 12 marzo 1921 e morto a Buenos Aires il 4 luglio 1992) è stato un musicista e compositore argentino. Strumentista d’avanguardia, è considerato l’esponente più importante della musica del suo Paese ed è in generale tra i più fondamentali musicisti del secolo Ventesimo; molte le collaborazioni con artisti di vario genere (tra cui i conterranei Amelita Baltar e Lalo Schifrin, il jazzista statunitense Gerry Mulligan e, per quanto riguarda quelle italiane, Tullio De Piscopo, Pino Presti e le cantanti Mina, Milva e Iva Zanicchi). Per le sue commistioni di tango e jazz fu il catalizzatore di pesanti critiche rivolte al ‘nuevo tango’ dai puristi del genere, che lo definirono ‘el asesino del Tango’ (l’assassino del tango). E’ autore di numerosi brani sia strumentali sia vocali, tra i più noti dei quali si citano “Libertango”, “Oblivion”, “Adiós Nonino”, “María de Buenos Aires” (con la voce di Milva), “Summit”, dall’album “Summit-Reunion Cumbre” (con Gerry Mulligan). Mar del Plata, sua città d’origine, gli ha reso omaggio intitolandogli, nel 2008, l’aeroporto. Originario di Rovere, Cucchi si avvicina alla chitarra classica giovanissimo, tenendo il suo primo concerto, a Verona, all’età di otto anni. Solo un breve periodo di sperimentazione, tra gli anni Sessanta e Settanta, lo allontanano dal classico e dalla musica da camera contemporanea, a cui però fa subito ritorno. Definito da Carmelo Bene “la più grande chitarra classica vivente” e dalla critica come uno dei più noti e ammirati chitarristi italiani, Flavio Cucchi ha tenuto centinaia di recital in America, Europa, Asia e Australia, partecipando a trasmissioni radiotelevisive delle più importanti emittenti del mondo. Biglietteria (senza costi di prevendita), platea: Intero 18,00 euro; ridotto 15,00 euro (Cral dopo lavoro – over 65); galleria: 10,00 euro (costo unico). Botteghino Sala Umberto: telefono 06 6794753 / whatsapp 3459409718. Il servizio di biglietteria è aperto al pubblico dal martedì al sabato dalle 16.00 alle 19.00