SUONI NOBILI. Giovanni di Mare incanta la XIV edizione del Bellini Festival

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Si deve riconoscere un primato a noi italiani, per la presenza di innumerevoli festival nel corso dell’anno. Un esempio chiarificatore arriva (anche) dalla XIV edizione del Bellini Festival diretto dal vulcanico regista e scenografo Enrico Castiglione, nato a Roma ma da genitori siciliani, e inaugurata sul finire di Settembre a Palazzo Biscari da due stelle di prima grandezza del panorama lirico internazionale, come il baritono Roberto Abbondanza e il soprano Angela Nisi.

Nella Chiesa di San Camillo dei Mercedari, in Catania, ho potuto assistere a un appuntamento imperdibile, dedicato alla musica di Vincenzo Bellini, sempre più riscoperto e valorizzato anche nel suo repertorio di minore esecuzione. Dieci arie da camera di raro ascolto, interpretate dal tenore Giovanni Di Mare, accompagnato al pianoforte da Anna Maria Calì, valente pianista nata a Catania, già applaudita negli ultimi anni proprio al Festival Belliniano di Catania, per aver accompagnato numerose stelle della lirica. Giovanni Di Mare già apprezzato baritono, ora tenore, è ad oggi, uno dei cantanti nati in Sicilia di maggior successo. Vanta un repertorio che spazia dal 1700 al secolo scorso, in particolare per quanto riguarda la musica barocca. Per l’occasione ha interpretato un repertorio esclusivamente belliniano non solo di raro ascolto, ma anche estremamente impegnativo rispetto alle abituali arie da camera in programma nei concerti. Ho gustato  arie come “Sogno d’infanzia”, “Abbandono”, “Torna vezzosa”, “Bella Nice” e “Vanne o rosa”, accanto alle più note “Malinconia”, “Vaga luna”, “Per pietà nell’idolo” e “Ma rendi pur contento”: un’occasione unica per riflettere su quanta bellezza Bellini abbia riversato nelle sue arie da camera, ricche di struggenti ed ammalianti melodie.