TEATRO. Il melologo di Maria Rosaria Omaggio scuote per parole, suoni e immagini

Al teatro Vittoria di Roma in scena fino al 15 “Casa Pianeta Terra”, il nuovo spettacolo di e con Maria Rosaria Omaggio. Con lei sul palco la pianista Cristiana Pegoraro e il polistrumentista Oscar Bonelli
L’attrice ha inteso dimostrare, e con padronanza, come sia possibile far divenire anche una recita teatrale “un vivo concreto manifesto spirituale” in difesa della terra: mutamenti climatici deturpanti, specie animali estinte, ecosistemi annientati: per colpa dei terribili errori commessi dall’uomo la Terra rischia ogni giorno di più la rovina totale
EcoTeatro e ecosostenibilità: ancora una volta la narrazione è un melologo, composizione artistica in cui la declamazione di un testo letterario è accompagnata da musica e immagini video. 

In Esclusiva il Poeta MAURIZIO GREGORINI

Cos’è l’ecosostenibilità? E’ da qualche anno che oramai si sente parlare di stili di vita sostenibili e di approcci ecologici a vari aspetti della nostra vita, e anche se il suo concetto arriva ad esprimere vari aspetti del quotidiano, il termine “sostenibile” starebbe ad indicare qualcosa che permette all’uomo di continuare a vivere sul nostro pianeta. Come? Colla nozione di rinnovamento delle risorse: sappiamo bene in che modo il mondo si trasformi in maniera ciclica; dunque spetta a noi umani difenderlo per non alterarne gli equilibri. Potremmo allora dichiarare senza termini che “ecosostenibile” è tutto ciò che ci porta ad agire affinché le generazioni future si rivelino in un mondo che abbia una quantità di risorse pari a quella attuale. Come dire che un approccio ecosostenibile consente di consegnare a figli e nipoti un pianeta in salute. 

L’ecosostenibilità si applica a svariati ambiti della nostra esistenza: da ciò che ci nutre a quel che ci veste: si possono fare scelte personali che imbocchino la strada giusta, perché custodire l’ambiente è un dovere di ognuno di noi. Ad esempio aria e acqua non conoscono confini, sono parte di un tutto, ed è questo ‘tutto’ cosmico a cui dobbiamo rivolgere le nostre attenzioni. E un impegno peculiare a questo tema così sintomatico in questi tempi che ci tocca di vivere l’ha dato Maria Rosaria Omaggio, portando in scena uno spettacolo davvero molto bello, “Casa Pianeta Terra”, al Teatro Vittoria di Roma fino al 15 prossimo (domenica 15 sarà pomeridiana), che si può definire senza infiorettature superflue il primo vero spettacolo di “EcoTeatro” (attrice e regista, l’Omaggio è divenuta popolare giovanissima attraverso il piccolo e il grande schermo, senza mai tralasciare l’esperienza teatrale, per cui, da anni, scrive testi e cura le regie. Ha interpretato trentasei film per il cinema, circa quaranta serie televisive e novanta spettacoli teatrali, venti programmi radiofonici, pubblicato sei dischi e sette libri, ha girato vari documentari, un corto, diretto vari spettacoli di prosa e quattro opere liriche. Ha ricevuto quarantacinque premi nazionali e internazionali. Palese e sviscerata in teatro la sua passione per la letteratura, soprattutto del Novecento, e sempre su musica: in scena ha dato voce e volto alle parole di Fallaci, Calvino, Morante, D’Annunzio, Garcia Márquez, Marinetti, Pasolini, Starnone, Coward, Primo Levi, Dürrenmatt. Per il suo impegno nel sociale è dal 2005 Goodwill Ambassador UNICEF). 

Accompagnata dai bravissimi Cristiana Pegoraro al pianoforte (straordinario l’ascolto per solo piano – una vera gioia per le orecchie, un reale, denso contrappeso di bellezza sonora – del primo movimento dell’“Inverno” tratto da “Le quattro stagioni” del compositore veneziano Antonio Lucio Vivaldi, violinista virtuoso e impresario della musica barocca, e della trascrizione fatta dalla Pegoraro della sesta Sinfonia Op. 68 “La pastorale”, del compositore, pianista e direttore d’orchestra tedesco Ludwig van Beethoven, figura cruciale della musica colta occidentale, nonché ultimo rappresentante di rilievo del classicismo viennese) e Oscar Bonelli (polistrumentista; ha suonato con maestria strumenti etnici nativi di ogni parte del globo quali: il ‘ronzone’ della Nuova Zelanda, il ‘didgeridoo’ dell’Australia, le ‘campane’ del Tibet’, il ‘Dan Moi’ del Vietnam, il ‘tamburo sciamanico’ e il ‘flauto’ dei Nativi americani, il ‘fujara’ della Cecoslovacchia, la ‘conchiglia’ delle Hawaii, il ‘duduk’ dell’Armenia, il koto’ del Giappone, il ‘tamburo Daf’ della  Turchia, il ‘flauto xiao’ della Cina, l’‘hang’ della Svizzera, il ‘djembe’ dell’Africa, e il ‘bansuri’, l’‘esraj’, lo ‘shanti’, il ‘surmandala’ e il ‘santur’ dell’India), la sensuale voce recitante dell’attrice, oltre ai testi da lei scritti, ha dato voce ai versi di Mariangela Gualtieri, Giorgio Caproni, Khalil Gibran, dei Nativi Americani e dei Nativi Quechua, agli ‘Haiku’ di Matsuo Basho, a quelli di Shakespeare, Karen Shragg, Miao Yin, Rainer Maria Rilke, Marguerite Yourcenar, all’insuperabile Walt Whitman (cantore unico del “Nuovo mondo”) e ai versi di Pablo Neruda, senza tralasciare vaghe riflessioni da “Lettera d’amore alla terra” o da “Il dono del silenzio” del poeta Thich Nhat Hanh, la cui immensa compassione supera ogni opinione dato il suo sguardo sul mondo: è stata una scorsa che ha saputo inglobare ogni essere senziente in piena consapevolezza; lui era solito affermare “Non esiste alcuna differenza tra risanare la terra e risanare noi stessi”; non a caso, citandolo e esponendo al pubblico chi sia stato Thich Nhat Hanh, Maria Rosario Omaggio ha inteso dimostrare, e con padronanza,  come sia possibile far divenire anche uno spettacolo teatrale “un vivo concreto manifesto spirituale” in difesa della terra: mutamenti climatici deturpanti, specie animali estinte, ecosistemi annientati: per colpa dei terribili errori commessi dall’uomo la Terra rischia ogni giorno di più la rovina totale:  “E’ da tempo che si avverte l’esigenza e l’urgenza di intervenire per frenare l’effetto serra, ormai palese per i cambiamenti climatici, la devastante siccità, l’inquinamento dei mari e dei laghi e dei fiumi e così via”, spiega l’attrice, che prosegue: “E’ chiesto ad ognuno di noi, ovunque, da occidente a oriente e viceversa, di reagire, rispettare, riciclare. Ma, nonostante le molte testimonianze attraverso foto, documentari, conferenze, dibattiti, impegni politici internazionali, non si è ancora raggiunto un impegno globale. Il messaggio di un artista? Non è certo quello di offrire un decalogo sul da farsi. Per quel che riguarda il mio spettacolo, stimolata dalle parole di Ennio Flaiano ch’annotava, ‘Solo in teatro si ritrovano i simboli delle cose perdute di vista”, ho auspicato erigere un testo che stimola emozioni, raccontando e sorridendo di tradizioni spesso dimenticate o mai conosciute, ovviamente utilizzando il linguaggio universale della poesia e della musica. Musica classica eseguita al pianoforte, nata dalle suggestioni di madre natura, e quella etnica, germogliata da vite più a contatto con il creato. Il risultato? Un melologo poetico che scuote per le parole, i suoni e le immagini toccanti, talvolta ridendo anche dell’incapacità umana nell’accettare le proprie responsabilità verso la nostra casa: appunto, il pianeta Terra”. 

Ed è infatti con la calma fermezza che differenzia il suo carattere che Maria Rosaria Omaggio interpreta per ognuno di noi quei passi concreti che possiamo compiere per mettere in atto una sovvertimento incorporeo, una possibile comunione col mondo che dà la vita e circonda la nostra anima. C’è un antico detto dei Masai e dei Nativi americani, usato ad apertura rappresentazione, che recita: “Non abbiamo ereditato Madre Terra dai nostri antenati, ma l’abbiamo in prestito dai nostri figli e a loro dobbiamo restituirla migliore di come l’abbiamo trovata”, e la stessa attrice aggiunge che tramite la frequentazione della poesia, della musica, della scoperta della bellezza, del silenzio, ognuno di noi può optare per una trasformazione spirituale: nell’essere stregati da tale esibizione e divenendone all’istante attivi partecipi, si apprende con estrema genuinità che in ogni momento siamo chiamati dalla bellezza della natura, e che se con attenzione ne ascoltiamo le variazioni di canto, potremmo davvero ristabilire ordine e serenità capaci di farci “osservare” nel profondo ciò da cui siamo attorniati: “‘L’uomo è la natura che ha preso coscienza di sé stessa’, scrisse Elisée Reclus, il più grande geografo dell’Ottocento; un sentimento nuovo che ha tuttavia radici antiche”, afferma ancora l’Omaggio, spiegando come “Oggi avvertiamo fortemente l’esigenza di ritrovare l’origine di atteggiamenti, scelte, come quelle ecologiche, che sentiamo estranee alla cultura ‘antropocentrica’ in cui siamo stati educati o diseducati. L’uomo è Natura e non il padrone indiscusso della Terra. Solo dopo aver scritto e allestito questo spettacolo, ho scoperto che interpreto opere di ‘Ecologia letteraria’. Il primo a usare questa definizione fu William Rueckert nel 1978, anche se l’iniziale input lo si deve a Joseph Meeker, nel 1972. Ed è tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta che nasce negli USA, a livello universitario, l’‘Ecocriticism’, meglio conosciuta come ‘Ecologia letteraria’, una vera e propria scommessa culturale che unisce attivismo ambientale e pedagogia ecologica. Posso allora osare nel definire questo mio ultimo impegno il primo spettacolo di ‘Ecoteatro’”. 

Con “Casa Pianeta Terra” Maria Rosaria Omaggio vuole chiedersi (e chiederci) se per davvero si stia diffondendo uno stile di vita più green rispetto al passato, di cognizione che la tutela della natura parte prima di ogni altra cosa dalle abitudini degli esseri umani. Quanto ne sappiamo? Cosa siamo riusciti a tramandare degli antichi e saggi insegnamenti? Ancora una volta la narrazione è un melologo, composizione artistica in cui la recitazione di un testo letterario è accompagnata da musica e immagini video di Mino La Franca (che amplificano l’attenzione dello spettatore; disegno luci e fonica si devono invece a Stefano Berti) per farci afferrare che il Pianeta Terra è la nostra abitazione e, anzitutto, che ne siamo parte integrante. “Casa Pianeta Terra” mette in evidenza particolarmente le nostre sciocche manchevolezze, attestate da parole singole, forti, dure, a loro volta punteggiate da esecuzioni di musiche al piano (di Bach, l’‘Arioso’; della Pegoraro, ‘Nel labirinto del tempo’, ‘L’infinito’, ‘Lullaby’, ‘Round dance’ e ‘Music box’; di Chopin, il Preludio Op. 28 N. 15 “La goccia d’acqua”; di Beethoven Sonata Op. 31 N.2 “Tempesta”, 3° movimento Allegretto) e di suoni ispirati ai sensi della natura: quella dell’Occidente e quella del vasto Oriente, chiamando in causa anche la liberazione dei tre veleni della mente, rabbia, illusione e desiderio, descritti con arguzia dal Dalai Lama e dal Direttore del Consorzio per la ricerca sull’intelligenza emotiva della Rutgers University Daniel Goleman nel loro libro “Emozioni distruttive”. Una recita ingegnosa, originale, affascinante, questa dell’attrice, che ci fa conoscere che ciò che conta davvero. Allora, prendere coscienza del problema è già un primo passo, ma come si può agire nel concreto? Consumare meno riscaldamento, ad esempio, o adottare soluzioni sostenibili anche nelle nostre case per un’ecosostenibilità domestica: fotovoltaici e lampadine a basso consumo, che permettono di risparmiare l’80% di energia; scegliere auto elettriche o ibride; e ancora: separare i rifiuti in modo funzionale al loro smaltimento permette di recuperare materie prime ed energia, diminuendo la quantità di prodotto destinato a inceneritori e discariche: si chiama raccolta differenziata; ecco alcuni spunti per adottare uno stile di vita sostenibile. Non a caso, a sorpresa, nel finale della rappresentazione, il Professor Livio De Santoli, protettore della sostenibilità alla Sapienza di Roma e il fisico Prof. Valerio Rossi Albertini, hanno raggiunto sul palco l’attrice sia per complimentarsi della idea del testo nonché della sua realizzazione, sia per spiegare ai presenti in che modo noi possiamo cambiare rotta. Interconnessione, interdipendenza… con le parole recitate in “Casa Pianeta Terra” davvero possiamo aprire cuore e mente per pervenire una saggezza che sappia trasformare la nostra energia, spesso egocentrica, in una forma di indulgenza e considerazione rivolta al prossimo, mantenendo un portamento positivo, riflettendo sulla gentilezza e sull’amore, dando agli altri con disinteresse, senza alcun tornaconto, poiché nell’attimo in cui si tenterà di realizzare il benessere del prossimo avremo realmente aperta la pienezza dell’amore per chiunque abiti questa terra, piante, animali, noi, cose visibili e invisibili: tutto è interconnesso all’universo, soprattutto i percorsi della nostra esperienza, che di certo, se ‘vivi’ e innocui, portano al ‘vero’, che tradotto in termini unici indica vivere una vita serena, scevra da sofferenze; non sopravvalutare l’esteriorità e i beni materiali: questo insegna lo spettacolo di Maria Rosaria Omaggio, uno spettacolo che merita d’essere visto e che speriamo sia portato quanto prima nelle scuole, da quelle dell’infanzia alle superiori, alle università. In una società che stenta a riconoscere il valore della fratellanza e della dignità umana, dove logiche di guerra e sopraffazione tentano di annullare i percorsi della conoscenza, dell’etica e perché no?, della meditazione, questo spettacolo si mostra quale avvertimento per una scelta di risorse e comprensione verso gli altri e la terra che ci ospita. 

Per concludere, lasciateci solo aggiungere che Cristiana Pegoraro è fra le pianiste italiane più apprezzate, anche all’estero. Il suo pianismo dimostra grandi capacità tecniche e interpretative, come attestano i primi premi in numerosi concorsi internazionali sin da giovanissima e ha ricevuto oltre quaranta riconoscimenti a livello internazionale. Da tempo è anche compositrice. La sua ampia discografia conta ventotto CD. All’attività concertistica e didattica dedica il suo impegno anche alla direzione artistica e organizzativa di importanti istituzioni ed eventi musicali di livello nazionale ed internazionale. Dal 2011 è Presidente di Narnia Arts Academy e Direttore Artistico di Narnia Festival, insigniti per sette volte con la medaglia del Presidente della Repubblica per meriti artistici. È testimonial per la campagna di turismo dell’Umbria nel mondo. E che Oscar Bonelli è un musicista performer polistrumentista, studioso di musica etnica e ricercatore del suono. La sua musica si esprime attraverso strumenti musicali, che giungono da tutte le zone e le culture del mondo. Strumenti rari che ricerca, colleziona, studia e presenta fondendone i suoni in sequenze musicali in grado di trasportare il pubblico in altri spazi e tempi. Infine che Mino La Franca ha una lunga attività di fotografo pubblicitario e di moda internazionale ma contemporaneamente coltiva la sua passione per l’arte con mostre e, soprattutto, con partecipazioni a eventi teatrali e musicali, proiettando i suoi video durante gli spettacoli. Come video artist crea non solo vere e proprie scenografie visive ma anche interpretazioni delle opere stesse. Fra i suoi lavori recenti “Leonardo Psychedelic Genius”, “Scarpe rosse – memoria storica del femminicidio” e l’opera lirica “Rigoletto” di Verdi, sempre con la regia di Maria Rosaria Omaggio. Un grazie sincero va anche alla direzione del Teatro Vittoria che ha desiderato questo spettacolo e che è sempre attenta a tematiche legate all’ecosostenibilità.