“The Song is You” suggella l’incontro di due giganti del jazz: Enrico Rava e Fred Hersch

In uscita per ECM è disponibile in CD e digitale, e a novembre in LP. Il 30 ottobre saranno a Piacenza, il 1° novembre a Forlì e il 2 a Udine

RECENSIONE ESCLUSIVA DEL MUSICOLOGO E POETA MAURIZIO GREGORINI

Registrato a Lugano nel novembre 2021, “The Song is You” sugella l’incontro tra due giganti del jazz, l’incrocio di due storie musicali diverse e inconsuete che finalmente si incrociano, unendo le loro esperienze in un dialogo dai risultati imprevedibili e sorprendenti. Da oggi è fruibile sia nei negozi sia on line, pubblicato dall’etichetta ECM e disponibile in CD e digitale; a novembre sarà editato in LP. Flicorno e pianoforte, Rava ed Hersch: un senso affinato dell’improvvisazione jazzistica come arte del narrare; perlustrano congiuntamente un repertorio per otto tracce che comprende, oltre a due brani con la loro firma, “Child’s Song” di (Hersh) e “The Trial” (Rava), anche alcuni standard come “Mysterioso” e “‘Round Midnight” di Thelonious Monk, “The song is you” di Jerome Kern, “Retrato em Branco e Preto” di Jobim e “I’m getting sentimental over you” di George Bassman. “Ci conosciamo da poco più di un anno”, racconta Rava, “poiché abbiamo avuoto occasione di suonare insieme la prima volta l’estate scorsa a Pescara. Poi, la magia, ed eccoci ancora qui. Quando suono con Fred ho la sensazione di essere trasportato su un tappeto volante, sul quale vai ad esplorare il mondo scegliendo traiettorie e destinazioni sempre nuove”.

Dopo il primo concerto nell’estate 2021, Rava ed Hersch hanno continuato a suonare in tutta Italia. Il 30 ottobre saranno a Piacenza, il 1° novembre a Forlì e il 2 a Udine: queste le prossime date. Enrico Rava, nato a Trieste il 20 agosto 1939, è trombettista, compositore, scrittore e flicornista italiano di musica jazz (si tratta di uno dei jazzisti italiani più noti internazionalmente, anche grazie ad una lunga attività oltreoceano. Le sue influenze principali nel campo del Jazz sono Miles Davis e Chet Baker. Ha al suo attivo più di novanta registrazioni delle quali una trentina da solista) è senza ombra di dubbio il jazzista del nostro Paese più conosciuto e stimato a livello internazionale, un musicista senza tempo, passato attraverso le diverse stagioni della storia del jazz sempre da personaggio principale. La sua poetica immediatamente riconoscibile, la sonorità lirica e struggente sempre sorretta da una stupefacente freschezza d’ispirazione, risaltano fortemente in tutte le sue peripezie musicali. Flicornista, la sua tecnica strumentale non virtuosistica si rivela una sonorità calda e personale: il suo fraseggio, semplice e melodicamente espressivo, è caratterizzato da repentine ascese al registro acuto e si esprime meglio su tempi lenti e medi e sulle strutture armonicamente poco complesse delle sue composizioni. Rava, oltre ad aver collaborato con il Gotha del jazz mondiale, da diversi anni svolge anche un fondamentale ruolo di Talent Scout, grazie al quale molti musicisti hanno potuto ottenere un adeguata attenzione e riconoscimento. E’ pure autore di due libri: il primo, pubblicato nel 2004 e scritto in collaborazione con Alberto Riva, si intitola “Note necessarie. Come un’autobiografia”, inclusovi anche un cd antologico del suo repertorio. A questo è seguito “Incontri con musicisti straordinari. La storia del mio jazz”, pubblicato nel 2011. Fred Hersch è un pianista inconsueto, incantevole: una forza creativa capace di diffondersi in campi e aspetti un tempo estranei, così influente che ha plasmato il corso della musica per oltre trent’anni come improvvisatore, compositore, educatore, direttore di band, collaboratore e artista discografico.

Nato in una famiglia ebrea che ha familiarità con la musica, ha iniziato a suonare il pianoforte in tenera età e, tredicenne, aveva già una buona conoscenza della teoria musicale. A metà degli anni Settanta ha iniziato a suonare nei jazz club della sua città natale per poi, successivamente, studiare a Boston. Tra gli insegnanti c’è Gunther Schuller, che gli fa approfondire le conoscenze teoriche nel jazz, oltre quelle di musica classica e di contemporanea. Conseguito il diploma nel 1977, torna a Cincinnati, dove suona in particolare con Art Pepper. Si trasferisce a New York alla fine del decennio per collaborare con artisti come Stan Getz, Joe Henderson, Lee Konitz e Charlie Haden. Poi, diversi viaggi in Europa, durante i quali suonò con Billy Harper, Calvin Hill e partecipò a diversi gruppi guidati da Sam Jones. Dal 1981 al 1985 dà lezioni di pianoforte al Conservatory’s Jazz Study, New School University, Manhattan School of Music, Western Michigan University, New England Conservatory e Berklee School of Music. E’ tra gli altri, l’insegnante di Brad Mehldau, Franck Avitabile e Ethan Iverson, il pianista di “The Bad Plus”. Nel 1983 ha creato il proprio studio di registrazione dedicato al jazz, il “Classic Sound”, che ha prodotto circa centocinquanta album fino al 1986. Nel 1986 gli è stato diagnosticato l’HIV: da allora ha partecipato a diverse campagne a favore di cause legate alla lotta contro questa malattia, ed è con Gary Burton e Andy Bey uno dei rari musicisti jazz a rivendicare apertamente la sua omosessualità. Nel 2008, una complicazione della malattia lo ha portato in terapia intensiva per più di due mesi. Recentemente ha creato “My Coma Dreams”, uno spettacolo diretto da Herschel Garffein, basato su otto sogni nati mentre usciva da un coma. E’ stato proclamato “Il pianista più innovativo nel jazz degli ultimi dieci anni” da Vanity Fair; “Un’elegante forza di invenzione musicale” da The L.A. Times e “Una leggenda vivente” dal The New Yorker. Con oltre tre dozzine di album al suo attivo come leader o co-leader, Hersch riceve costantemente elogi da parte della critica e numerosi riconoscimenti internazionali per ogni nuovo attesissimo progetto. Candidato al Grammy per ben quattordici volte, Hersch ha regolarmente vinto i premi più prestigiosi del jazz, tra cui Doris Duke Artist nel 2016, Jazz Pianist Of The Year dal Jazz Journalists Association nel 2018, e il Prix Honorem de Jazz da L’Acádemie Charles Cros nel 2017 e nel 2018. Il suo storico trio con con John Hébert ed Eric McPherson, è stato votato il # 2 Jazz Group nel sondaggio DownBeat Critics. JazzTimes ha acclamato il suo modo di suonare non accompagnato come “Una forma d’arte completa, autosufficiente, univocamente pura”, mentre All About Jazz ha osservato che “Quando si parla di arte del piano solo in jazz, ci sono due classi di artisti: Fred Hersch e tutti gli altri”.