Ucraina. Cibo gettato in discarica sfamerebbe il popolo in guerra

L’Italia spreca il 10% delle risorse: 8,8 milioni di tonnellate. Il 50% lo buttano via ristoranti e bar

Gli sprechi alimentari sono uno dei maggiori fiaschi del sistema di produzione, distribuzione e consumo di cibo all’interno dei Paesi industrializzati: ce ne stiamo accorgendo in questi drammatici giorni di guerra. Non sono imputabili soltanto agli scarti alimentari casalinghi, che è possibile evitare ponendo maggiore attenzione a ciò che conserviamo in frigorifero o in dispensa, ma soprattutto a un fenomeno su larga scala, che interessa sia la filiera produttiva che la grande distribuzione. Basti considerare che con la quantità di cibi che finiscono ogni anno nelle discariche dei Paesi più ricchi, sarebbe possibile sfamare quelle popolazioni che soffrono a causa di carestie ed impossibilità di accesso alle risorse alimentari. Non si tratta di un luogo comune, ma di un fatto evidenziato da dati rilasciati dalla FAO. Oltre il 30% del cibo prodotto per il consumo alimentare umano viene sprecato, per un ammontare di 222 milioni di tonnellate di alimenti che ogni anno vengono gettati via complessivamente dai Paesi industrializzati e destinati alle discariche. Secondo la FAO, una simile quantità di cibo gettato nelle discariche potrebbe riuscire a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Sub-Sahariana. L’Italia è responsabile di circa il 10% del totale degli sprechi, con 8,8 milioni di tonnellate di cibo sprecate all’anno, in Europa fino al 50% del cibo commestibile viene sprecato nelle case, nei ristoranti e nei supermercati, nonostante gli oltre 100 milioni di cittadini che vivono sotto la soglia di povertà e gli oltre 30 milioni di persone che dipendono dagli aiuti alimentari. Per cercare di dimezzare questi sprechi lungo tutta la catena (dai produttori ai trasformatori, dai distributori ai ristoranti e per finire ai consumatori) il Parlamento Europeo ha già proposto una strategia coordinata in grado di combinare misure a livello europeo e nazionale per migliorare l’efficienza, comparto per comparto, dell’approvvigionamento alimentare e contrastare con urgenza lo spreco di cibo. L’obiettivo è quello di ridurre drasticamente gli sprechi di cibo entro il 2025 attraverso campagne di sensibilizzazione sia a livello comunitario che nazionale, introducendo anche corsi scolastici e universitari per spiegare come conservare e cucinare gli avanzi. I deputati europei chiedono inoltre che, alla pari del 2014, anche il 2021 sia proclamato “Anno europeo contro gli sprechi alimentari”. Il documento evidenzia, inoltre, come debba essere impegno degli Stati Europei e della Commissione stessa assicurarsi che i consumatori capiscano bene la differenza tra le etichette in uso nell’UE. Per questo dovrebbe essere introdotta l’etichettatura con doppia scadenza, una che indichi fino a quando il cibo può essere venduto (scadenza commerciale) e l’altra fino a quando può essere consumato (scadenza per il consumo). Per i deputati i cibi vicino alle date di scadenza e i prodotti alimentari danneggiati dovrebbero essere venduti a prezzi scontatissimi per renderli più accessibili alle persone bisognose. Inoltre, per permettere ai consumatori di acquistare solo la quantità di cibo di cui hanno bisogno, le confezioni per gli alimenti dovrebbero essere progettate per conservare al meglio e offerte in imballaggi di varie misure. 

LA SPESA CHE NON TI FA BUTTAR VIA CIBO

Un modello di consumo basato sulla sufficienza e sulla consapevolezza delle risorse, è possibile. Lo dice (e lo pratica) da anni Andrea Segrè, docente alla facoltà di agraria dell’università di Bologna, che attraverso il progetto Last Minute Market (Lmm) recupera l’invenduto a favore di enti caritativi e bisognosi. Con un unico obiettivo: ridurre lo spreco. Secondo Last Minute Market  “Il frigorifero è la coscienza sporca del consumatore!”, in quanto perdiamo in media l’anno quasi 500 euro a famiglia buttandoli nell’immondizia. Ecco, dunque, dei consigli per noi consumatori, a partire da come facciamo i nostri acquisti alimentari. La prima cosa da fare è stilare una lista della spesa, dettagliata pensando al luogo in cui andremo a fare la spesa, alla sua disposizione e a cosa davvero ci serve. Se non siamo bravissime con la gestione del cibo non importa, un trucchetto, infatti, può essere di stilare una lista di piatti che andremo a proporre durante la settima così da facilitarci il compito degli acquisti settimanali. Quando ci sono sconti prendiamoli in considerazione solo se fanno già parte della nostra lista e soprattutto leggiamo sempre bene le etichette facendo attenzione che quel che stiamo comprando abbia anche un range di scadenza adeguato al nostro consumo, inutile insomma acquistare una confezione di yogurt da 10 se scadrà tra 2 giorni. Scegliamo la frutta come facevano le nostre nonne, facendo attenzione a prenderne qualcuna ben matura, adatta al consumo immediato, e qualcuna ancora un po’ acerba cosicché possa durare  più a lungo. Infine, scarti ed avanzi, se ben rimaneggiati, possono tranquillamente trasformarsi in un ulteriore pasto. Insomma basta avere buonsenso e quella che alcuni anni fa veniva chiamata “economia domestica” per evitare sprechi: come dicono i ragazzi di Last Minute Market “Ridurre lo spreco nella vita quotidiana è il primo passo da cui partire per contribuire alla realizzazione di una società eco-efficiente o, meglio, eco-sufficiente, ed è un vantaggio per tutti”.