PROVE DI VERIDICITA’. I reperti del sangue di Cristo appartengono tutti al Gruppo AB

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Per gli scienziati rappresentano la prova a lungo cercata della Sua esistenza. Le tracce ematiche presenti sul Sudario di Oviedo sono identiche a quelle impresse sulla Sacra Sindone e sull’ostia del miracolo

Fino a molti anni fa a Roma, in San Pietro, si venerava un “Volto Santo” che la tradizione diceva essere il velo della Veronica, una delle cosiddette immagini acheropite, ovvero non dipinte da mano umana. Nonostante la sua completa assenza nei Vangeli Canonici, la figura della Veronica è invece ampiamente presente nella tradizione religiosa ed è identificata con la donna che mossa a pietà alla vista del Salvatore sofferente, dopo aver asciugato il volto di Gesù rigato dal sudore e dal sangue, si ritrova l’immagine del volto del Redentore impressa sul velo stesso. Nei riti della Via Crucis la Sesta Stazione ricorda proprio l’incontro tra Gesù Cristo e la pia donna Veronica. 

Veronica o vera icona?

Non volendo affrontare in queste pagine anche la plausibile ipotesi che il nome Veronica possa derivare da “vera icona”, cioè “vera immagine” del volto del Cristo, ritorniamo al 21 marzo del 1608 quando il “Velo” viene trasferito negli archivi del Vaticano, ricordando però che esso “sarebbe” ancora mostrato ogni anno in occasione della V Domenica di Quaresima, la Domenica di Passione. Ė anche abbastanza probabile che il nome “Veronica” comprenda molte sacre reliquie simili a quella che ora incontreremo. Adesso, da Roma spostiamoci in Abruzzo, a Manoppello, in provincia di Pescara, non molto distante dal Parco Nazionale della Maiella.

Il Volto Santo di Manoppello

“Nella fattezza non si vede arte e industria umana di sorte alcuna; ella non è tocca da pennello alcuno; non vi sono acquette, né colori che gli Pittori sogliono usare nelle loro pitture. Mostra l’effigie dell’una e dell’altra parte un Velo sottile e dilicato, per la sua tessitura molto rara, lenta e larga e trasparente”: a Manoppello è molto nota una leggenda che narra di come abbia fatto il Volto Santo a giungere nella piccola cittadina abruzzese. Quale è infatti la sua strana origine? Stando alla Relatione Historica del frate cappuccino Donato da Bomba, questo tessuto di soli centimetri 17 per 24 è arrivato a Manoppello nel 1506, quando un misterioso pellegrino si reca dal dottor Giacomantonio Leonelli, di professione medico e anche astronomo. Un giorno mentre egli si trova nei pressi della chiesa del paese, dedicata a San Nicola di Bari, vede avvicinarsi un forestiero che vuole parlare con lui di alcune “cose segrete”. Incuriosito dal pellegrino, dopo averlo seguito all’interno della chiesa, il Leonelli ha in dono un involucro con l’avvertimento di avere molto a cuore ciò che sta per ricevere, perché esso gli avrebbe concesso grossi favori spirituali. Una volta aperto l’involto, il medico, con sua grande sorpresa, si trova di fronte un’immagine del volto di Cristo visibile su un sottilissimo velo. Il Leonelli ripone l’immagine in luogo decoroso, dove viene conservata fino al 1608. In seguito, il Velo rimane per dieci anni nella casa di un militare, tale Pancrazio Petrucci, e altri venti in quella del dottor Donatantonio De Fabritiis, finché nel 1648 è da questi donata ai frati cappuccini con un atto notarile, e quindi collocata definitivamente nell’attuale santuario. Questa immagine passerà alla storia come il Volto Santo di Manoppello, un velo di finissimo bisso – una fibra ricavata da alcuni molluschi – un Velo in cui è evidente l’assenza di residui di pigmenti, di colori. L’immagine, inoltre, è visibile in modo identico da ambedue le facce ma scompare se attraversata posteriormente dalla luce, come se la teca che la conserva non contenesse nulla. Appare in definitiva come un Velo con impressa l’immagine del volto di Cristo, un Cristo vivo dallo sguardo penetrante e mite, dalle labbra socchiuse, tumefatto per le percosse ricevute durante la sua Passione.

Il Sudario di Oviedo

Spostiamoci in Spagna… Nella Càmara Santa della cattedrale di San Salvador, a Oviedo, si conserva una delle reliquie dalla tradizione legate alla sepoltura e Resurrezione di Gesù. Il Sudario è un drappo di lino delle dimensioni di 85,5 centimetri di lunghezza per 52,5 di larghezza, più grande del Volto Santo di Manoppello ma molto più piccolo rispetto alla Sindone di Torino. Secondo la tradizione esso sarebbe stato posto sul capo del Cristo allo scopo di evitare che il suo sangue potesse colare a terra, visto che il rituale giudaico imponeva che tutti coloro i quali morivano per morte violenta dovevano venire sepolti con il Sproprio sangue, senza quindi che questo si potesse disperdere contaminando la terra. Sempre secondo la tradizione, esso sarebbe stato conservato a Gerusalemme fino al 614, quando le truppe persiane sono pronte a invadere la città. In seguito all’avanzata persiana, attraverso diverse tappe lungo le coste dell’Africa settentrionale, arriva in Spagna dapprima a Siviglia e quindi a Toledo. L’invasione della Spagna da parte dei Mori nell’VIII secolo, costringe a trovare un luogo più sicuro per conservarlo. Il luogo prescelto è appunto la cittadina di Oviedo, nelle Asturie.

Il “Sudario di Oviedo” – da non considerarsi “immagine acheropita” – a differenza della Sindone non presenta una struttura anatomica definita, in altre parole non vi è impressa alcuna immagine. 

Sul Sudario di Oviedo sono presenti alcune macchie di sangue, compatibili con quelle della Passione di Gesù, che hanno indotto alcuni studiosi ad associarlo alla Sacra Sindone, forse perché il gruppo sanguigno dei campioni ematici presenti sui due tessuti appartiene al medesimo gruppo sanguigno AB. Il Sudario viene esposto alla venerazione dei fedeli tre volte l’anno: il Venerdì Santo, il 14 settembre (Festività del Esaltazione della Santa Croce) e il 21 settembre (San Matteo apostolo ed evangelista).