VIOLENZA POLITICA. RAMPELLI: fermatevi, tutto iniziò così 

In uno status per la morte della madre di Francesco Ciavatta, ucciso nella strage di Acca Larenzia, il vicepresidente ricorda gli inizi degli anni di piombo e lancia un appello a tutti

“Ragazzi di sinistra, gruppettari, collettivi studenteschi, centri sociali, dirigenti di partito, FERMATEVI! Iniziò tutto così, cercando di impedirci di parlare nelle scuole e negli atenei e finì nel sangue innocente e nel dolore insopprimibile che ancora accompagna quelle generazioni. FERMATEVI, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!”. È quanto scrive sulla sua bacheca Facebook il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia sulla morte di Angiolina Mariano Ciavatta, madre di Francesco Ciavatta ucciso nel 1978 nella strage di Acca Larenzia e all’indomani dell’aggressione subita dai ragazzi di Azione Studentesca da parte di una sessantina di giovani provenienti dai collettivi studenteschi e universitari.

“Ho pensato a lungo se pubblicare o no questa intervista inedita ad Angiolina Mariano Ciavatta, morta la scorsa settimana, mamma di Francesco Ciavatta, una delle tre vittime della strage di Acca Larenzia avvenuta a Roma il 7 gennaio 1978.  Francesco aveva 18 anni al momento dell’attentato ad opera di un commando comunista, mai identificato né punito dalla giustizia italiana. L’agguato costò la vita a lui e a un altro giovane del Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti, assassinati davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano in via Acca Larenzia, nel quartiere Tuscolano, a Roma. Più tardi cadrà anche Stefano Recchioni, colpito alla testa da un colpo d’arma da fuoco sparato ad altezza d’uomo nel caos da un carabiniere. Franco rimase ucciso sul colpo. Francesco, ferito, tentò di fuggire lungo la scalinata che costeggia l’ingresso della sede ma, inseguito, fu colpito in modo bestiale di nuovo alla schiena e morì dopo poco. Stefano entro in coma e morì due giorni dopo. Il papà di Francesco dopo diversi tentativi si tolse la vita per la disperazione due anni dopo. Inghiottì una bottiglia di acido muriatico e non ci fu nulla da fare”.

“La mamma – spiega Rampelli – tornò nel suo paese nativo in Molise, dove visse in solitudine fino a pochi giorni fa. Una donna umile e perbene, altro che “fascisti servi del capitalismo e dei padroni”, come si diceva all’epoca. Cosa volete fare, compagni? Ora che due ragazzi minorenni di Azione studentesca sono finiti in ospedale, che andate in giro scrivendo di sangue, morte, piombo, P38, cosa volete fare? Non sapete perdere? Volete vendicare la sconfitta usando violenza contro vostri coetanei diventando nuovamente servi sciocchi del sistema, nuovi killer di vecchi mandanti?”

“La stagione del confronto civile- ha concluso Rampelli – nessuno ce l’ha regalata, l’abbiamo conquistata insieme alle vittime innocenti, di destra e di sinistra, di quella stagione d’odio che non deve più tornare. FERMATEVI, FERMATELI, FERMIAMOLI!”